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Supergirl: Recensione dell’episodio 1.02 – Stronger together

Magari una considerazione del genere rischia di violare i severi canoni del “politically correct”, ma come si fa a non notare che parte del successo del cosplay deriva dai sogni proibiti di nerd in tempesta ormonale che anelano a vedere i loro personaggi preferiti nelle vesti poco succinte di avvenenti cosplayers? E come non notare che tra i più gettonati costumi (anche per la sua facilità di realizzazione) c’è quello di Supergirl? Verrebbe quasi da chiedersi se l’idea di una cugina del veterano Uomo d’Acciaio non fosse venuta ai suoi creatori ispirandosi a motivi poco ortodossi e molto sessisti. Non è così, ovviamente. Perché la prima apparizione di Kara Zor El sugli albi della DC Comics è del 1958, mentre il cosplay diventa famoso negli anni novanta in Giappone per poi dilagare nelle convention di fumetti in tutto il mondo (ma il primo cosplayer ante – litteram fu Forrest J. Ackerman nel 1939 con un costume ispirato ad un romanzo di H.G. Wells).

SuperGirl1x02KaraUna intro molto rischiosa la precedente. Ma che inevitabile si presenta dopo aver visto la premiere di questa nuova serie targata CBS. Perché, banalità a parte sul costume versione in minigonna di quello del più noto cugino, ciò che sembra convincere la timida ed impacciata e insoddisfatta Kara Danvers a togliersi gli occhiali per volare e salvare gente, è proprio il desiderio di emulare le gesta del bambino che avrebbe dovuto proteggere e che invece è ora il suo distante modello (a quando una comparsata di Clark?). Se non fosse nata su Krypton, forse Kara sarebbe stata proprio una cosplayer di Superman, ma i nobili natali le permettono di spingersi oltre una rivisitazione femminile della sua uniforme. Piuttosto che continuare ad elencare le inevitabili analogie tra i due personaggi, è forse più interessante sottolineare le differenze sostanziali nel modo di approcciarsi alle difficili missioni e nel rapportarsi con amici e avversari. Sono queste le note che dovrebbero infatti permettere allo spettatore di convincersi che non sta vedendo solo una copia conforme all’originale dove si è solo badato a cambiare i ruoli dal maschile al femminile. Solo che qui emerge un problema non banale che ha un nome e cognome che nulla hanno a che fare con la finzione sullo schermo, ma piuttosto con la realtà dietro di esso: Greg Berlanti. Perché il creatore e showrunner di questo prodotto CBS è lo stesso di The Flash in onda con successo da un anno sulla CW. Sarà stato forse il pieno di consensi fatto con la serie dedicata allo speedster di Central City ad aver inconsciamente (concediamo il beneficio del dubbio?) il prolifico sceneggiatore americano a replicare le note caratterizzanti della sua più recente opera?

SuperGirl1x02JamesKaraKara Danvers ha, infatti, molto di Grant Gustin. Condivide con il tecnico di laboratorio del distretto di polizia di Central City lo stesso entusiasmo incontenibile, la stessa volontà di sfuggire alla monotona routine quotidiana fatta di un lavoro a lungo cercato ma rivelatosi insoddisfacente, lo stesso approccio scanzonato ai poteri fuori dall’ordinario, la stessa irrefrenabile frenesia di essere d’aiuto anche quando non si è ancora capito bene come fare, la stessa finta goffaggine usata come schermo protettivo per nascondere la propria soprannaturale identità. Conta poco a questo punto che Kara sia consapevole fin dall’inizio di non essere solo una assistente intimidita da un capo debordante, mentre Barry acquisisce in seguito e quasi per caso il suo essere speciale. Il carattere molto simile di Kara e Barry garantisce alla serie la stessa leggerezza di The Flash rendendo scorrevoli e piacevoli da vedere gli episodi (almeno i due finora andati in onda), ma è una freschezza che non riesce ad entusiasmare completamente perché sa di già visto. Si rischia di avere lo stesso effetto di una bibita rinfrescante in una serata afosa che ti viene servita quando ormai hai già bevuto abbastanza. La accetti e la mandi giù senza problemi come una cortesia nei confronti di chi te l’ha offerta, ma senza la stessa piacevole sensazione.

SuperGirl1x02CatAnche il modus operandi di Kara che fa della sua Supergirl la punta di diamante di una squadra che gioca insieme affidandosi ad un collettivo di buoni giocatori impreziosito da un top player, ricalca lo schema già rodato dallo speedster di Central City soltanto sdoppiandolo in due team separati che in parte si ignorano a vicenda. Certo, qui mancano le quasi incredibili competenze scientifiche di Caitlin e Cisco, ma Winn e James svolgono ruoli dopotutto simili come si evidenzia bene dalle sessioni di allenamento in cui Kara impara a fare la super eroina di tutti attraverso piccoli gesti. Ovviamente, i due possono solo modellare il modo in cui Kara si rapporta al mondo umano, mentre devono essere Alex e Hank a fornire l’addestramento supereroistico e il necessario background tecnologico per affrontare le minacce aliene. Curioso il ruolo svolto da Cat che diventa una sorta di maestra sui generis e che mostra a Kara come acquisire quella fiducia in se stessa che è indispensabile premessa per il difficile successo.

Mutuando da The Flash anche la struttura con il nemico della settimana facilmente sconfitto (qui addirittura non serve Supergirl, ma basta Alex) e una trama orizzontale basata su un villain visibile (era proprio necessario rimanere in famiglia?) e uno misterioso (che Hank sia il novello Harrison Wells?), Supergirl resta un divertimento piacevole e rilassante che si guadagna una piena sufficienza senza troppi sforzi. Ma non basta qualche spruzzata di femminismo a basso costo o accorciare il costume per mostrare le gambe di una bella e perfettamente in parte Melissa Benoist a far alzare il numero di stelline alla fine di questa recensione.

Winny Enodrac

In principio, quando ero bambino, volevo fare lo scienziato (pazzo) e oggi quello faccio di mestiere (senza il pazzo, spero); poi ho scoperto che parlare delle tonnellate di film e serie tv che vedevo solo con gli amici significava ossessionarli; e quindi eccomi a scrivere recensioni per ossessionare anche gli altri che non conosco

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