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Flash (The)

Supergirl e The Flash: l’adulta, il poppante e quel colpo di scena.

CW

Dopo una profonda analisi ornitologica sulle serie supereroistiche di casa CW fatta qualche settimana fa (qui la potete recuperare) è arrivato il momento di farne una ancora più colta, ancora più pesata. Ebbene sì, cari amici è arrivato il momento di prendere The Flash Supergirl e analizzarli sotto un quadro sociologico su cui è stata fatta una spruzzata di psicologia dell’età evolutiva. Di che cosa parleremo? Non l’ho capito neanche io.

SUPERGIRL E LA VOGLIA DI DIVENTAR GRANDI

Supergirl

Una delle attività ludiche preferite dalle bambine è quella di interpretare la donna adulta nelle sue mansioni e professioni. Non è una casualità che la finta cucina, la cassa con lo scontrino o mille altre diavolerie vengano regalate alle fanciulle in formato mignon nella speranza di farle sentire grandi. Non fatemi neppure menzionare i videogiochi come Giulia passione stilista, gattara o alcolizzata che poi non la finiamo più (per dovere di cronaca io giocavo con Giulio, passione recluso).

Le serie TV della CW non sono poi così lontane dalla bambina che vuole comportarsi da adulta. Nell’immaginario collettivo i prodotti di casa Warner Bros. sono effettivamente associati ad un pubblico giovane. Del resto a parlare di vampiri, di adolescenti che giocano con le radiazioni e supereroi di dubbia serietà è inevitabile che la conclusione sia questa.

Per cui quali sono i risultati dell’infante che gioca a fare la mamma? Cosa succede quando delle serie dall’impronta puerile decidono di impegnarsi in tematiche più elevate? A rispondere ci aiutano le ultime due puntate di Supergirl.

IL BISOGNO DI VERITA’

La scorsa settimana è stata trasmessa una delle puntate più anticipate dell’anno con protagonista Kara e il suo mestiere da giornalista. Dopo essere stata licenziata da CatCo per aver pubblicato degli articoli da freelancer su un blog la ragazza si ritrova disoccupata in cerca di un senso alle sue giornate. Fortunatamente a ribaltare la situazione ci pensa l’amica Lena. Invitata infatti ad una conferenza tenuta dal suo ex, la buona Luthor chiede la compagnia di Kara per evitare di cadere in cattive tentazioni.

Indipendentemente dalla sottotrama amorosa di Lena a colpire in questa puntata è stata un’inaspettata maturità della serie. L’episodio di Supergirl si è infatti focalizzato sull’importanza e la necessità di un giornalismo veritiero ai giorni nostri. Spesso capita infatti che i media alterino i fatti per avere più risonanza e catturarsi una grande fetta di lettori. Altre volte invece le informazioni vengono semplicemente omesse perché magari non ritenute degne di una giusta diffusione. Ora non si vuole aprire un caso di stato sui mass media – anche perché non è il luogo e io a malapena ho capito come si usa Twitter – però pensate a come queste cose ci tocchino quotidianamente.

Seppure semplicisticamente Supergirl ha voluto utilizzare la sua trasparenza per raccontare questa tematica. La puntata mostra una Kara determinata che non ha paura di scoprire la verità. Nel perseguire il suo scopo infatti delle persone perdono la vita e la ragazza deve persino ferire una sua cara amica. Ma questo è il prezzo della limpidezza e siamo certi che le bugie avrebbero effetti ben peggiori.

IL PRIMATO DELL’AMORE

Supergirl

L’episodio di questa settimana ha messo invece al centro Alex permettendo un confronto tra l’affetto fraterno e l’amore relazionale. L’abbiamo detto più volte che Supergirl si differenzia dalle serie con cui condivide l’universo narrativo per la sua tendenza a raccontare più i personaggi dietro le maschere che la semplice odissea del supereroe e anche questa settimana ha dato prova di ciò.

L’episodio si apre con uno scontro tra Kara e Maggie. Supergirl ha di fatto vanificato ore e ore di patteggiamenti della polizia di National City liberando in un batter d’occhio delle persone tenute in ostaggio da un criminale. Oltre ad introdurre un interessante dibattito sull’utilità delle forze dell’ordine in un mondo popolato da supereroi il diverbio serve come pretesto per introdurre il vero perno della vicenda.

Pochi minuti dopo Alex viene rapita e usata come baratto per la liberazione di un criminale ed emblematiche sono le reazioni delle due ragazze che l’hanno a cuore. Kara da un lato, rifiutatasi di risolvere la situazione con l’illegalità, dà fondo ai suoi poteri per rintracciare la sorella. Maggie d’altro canto si mostra più facilmente manipolabile dalle emozioni. Dopo aver provato a gestire il ricattatore secondo la legge, la poliziotta crolla nel momento in cui vede la vita dell’amata in serio pericolo  e decide di piegarsi alle volontà del criminale rischiando la sua professione.

Il paragone si completa da sé, dimostrando come l’amore possa inebriare anche le menti più ligie e portare le ricompense più ricche. A fine puntata assistiamo infatti a un’intensa dichiarazione di Alex, pronta a buttarsi a capofitto nella relazione con Maggie sperando di vivere un sacco di nuove esperienze.

Supergirl torna quindi dalla pausa di Aprile con due puntate decisamente riuscite. Parliamoci chiaro, sempre in casa CW siamo per cui i dialoghi sono quello che sono e alcuni espedienti non sono all’ordine dell’originalità (la teca di vetro con l’acqua che sale penso abbia compiuto due secoli di vita da poco) però la voglia di trattare delle tematiche diverse e adulte con successo sicuramente è degno di nota e di riconoscimento, soprattutto per un network così amico dei teenager.

THE FLASH E IL RITORNO ALL’ASILO

Chi invece continua la sua caduta libera e viene rimandato in asilo è il caro The Flash. La puntata di questa settimana (la 3.20 per capirci) è stata abbastanza deludente e conferma la piega della serie. Seguono SPOILER quindi iniziate a fuggire, sciocchi!

Dopo il risveglio di Killer Frost e il viaggio nel futuro (con tanto di incontro con Bill Kaulitz dei Tokio Hotel) Barry prova a contattare la scienziata destinata ad inventare la tecnologia in grado di fermare Savitar. A parte che non si è capito perché non le hanno detto subito di cosa avevano bisogno (tanto la timeline è più a pezzi di Aldeeran dopo il passaggio della Morte Nera) l’episodio si trascina con un tira e molla tra i nostri eroi e Killer Frost da risultare più esasperante del Benny Hill Show.

Ma la zoppia della sceneggiatura non finisce qui. Dopo lo scontro tra le onde energetiche di Cisco e Caitlin Savitar arriva, saluta e fugge con Killer Frost. Segue la domanda: sei l’uomo più veloce del momento (perché tanto la prossima stagione ne arriva uno più veloce e col cavolo che ti definisco il più lesto della galassia) e invece di fare fuori la scienziata raccogli la tua fabbrica personale di Polaretti e fuggi? Perché? 

COLPI DI SCENA? MA ANCHE NO

Parliamo inoltre della chiusura di puntata. Barry ha un flash (ahah, battutina) che raccoglie tutte le conversazioni avute con Savitar e capisce una cosa che probabilmente avremmo capito anche noi molte puntate fa con la giusta punteggiatura dei sottotitoli. Savitar altro non è che Barry del futuro. Attenzione però, non è la versione con parrucca da poveri di Bill Kaulitz della scorsa puntata ma un Barry con tanto di faccia deformata (perché pare che non diventi cattivo se non ti fanno qualcosa in faccia, quindi attenti quando sbattete la faccia contro il muro che è un attimo).

Dopo una rivelazione del genere una persona sana di mente lancerebbe il computer. Ma dato che io non lo sono continuerò ad infierire sulla questione. Innanzitutto, sbaglio o Savitar doveva essere solo una divinità? Perché gli abbiamo dato un lato umano che ha solo snaturato il personaggio? Ma soprattutto perché doveva essere Barry?

Parliamoci chiaro, i velocisti della serie sono quattro al momento per cui creare un colpo di scena era veramente improbabile. Questo però in particolare non sta in piedi. Perché Barry dovrebbe tornare nel passato per uccidere la donna che ama? Che abbia capito che noi fan vogliamo gli SnowBarry e che i WestAllen sono un errore? Magari.

Per cui cari sceneggiatori mi rivolgo a voi: la scelta che avete fatto sta in piedi su un filo del rasoio, spero abbiate delle motivazioni solide per giustificare questo macello. 

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