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Suits: Recensione degli episodi 6.15 – Quid Pro Quo e 6.16 – Character and Fitness

Suits

E anche questa volta siamo arrivati alla fine di un’ennesima stagione di Suits, che per quel che mi riguarda ha smesso di essere un legal drama da un po’ per diventare un semplice forever drama. Nello spettro delle emozioni, Suits conosce solo quelle estreme, quelle più eclatanti, tralasciando tutte quelle che solitamente permettono ad una storia di respirare, di creare un ritmo, di dare un peso agli eventi, una crescita ai personaggi. Se tutto è una lotta all’ultimo coltello, che sia in aula o nel soggiorno di casa, se tutto è urlato e esasperato, non si riesce più a distinguere quello che ha davvero importanza da quello che non ne ha.

Il dramma di Mike

Ha davvero davvero davvero davvero tutta questa importanza che Mike ottenga l’abilitazione ad avvocato? Certo, ovvio che ne ha, un personaggio rompipalle come Mike non può stare lontano dall’arena, non può sedersi ai margini dell’azione. Ma dobbiamo davvero credere che tutto questo casino sia giustificato dalla sua personale ambizione? Non so voi, ma io tutto questo tifo per Mike non me lo sentivo addosso. Sembrava una questione di vita e di morte e invece era solo una sbruffonata.

SuitsJulius, lo psicologo del carcere, si pone una giusta domanda: ma sarà davvero cambiato Mike da quando è entrato in carcere a quando ne è uscito? La risposta è chiaramente no. Quanto ci sarà stato in carcere Mike, un paio di settimane? Per lui non è certo stata una passeggiata, ma ha davvero tratto un qualche insegnamento dalla sua avventura? Non sembrerebbe. Cosa avrebbe dovuto capire? Che usare sotterfugi è sbagliato? Che anche se si hanno buone intenzioni il fine non giustifica i mezzi? Sicuramente non è questo, visto che è stato subito disposto ad usare qualsiasi mezzo pur di ottenere quello che voleva. E Harvey può esaltare l’emozione della lotta nel foro quanto vuole, ma quello che fanno in questo telefilm non è più praticare la legge: è intimidazione, minaccia, ricatto e per quel che mi riguarda ha tutta l’aria di essere semplicemente un crimine.

E questo può anche andare bene se sei in House of Cards, dove le lotte di potere sono portate avanti da persone ambiziose e senza scrupoli, dove il tono della narrazione è di un certo tipo, dove nessuno ha le pretese di passare per santarello. Vuoi dirmi che Mike è ambizioso, che vive di adrenalina e di lotta senza esclusione di colpi? Va bene, ci sto. Ma poi non puoi allo stesso tempo suggerirmi che il suo scopo ultimo è salvare i gattini, che è una persona buona e sogna solo di fare del bene. Non ti crede nessuno. E se vuoi mostrarmi un Harvey che vuole mettere i piedi in faccia a tutti perché non può sopportare di perdere, perché è uno sbruffone e perché vuole essere sempre il primo, allora io sono con te… ma poi gli fai avere le crisi di coscienza perché magari, per ottenere quello che vuole, deve malmenare (e lo fa davvero) una persona innocente. Siamo seri! Korsh non hai la stoffa per giocare a questo gioco, non sei abbastanza credibile.

Voglio lasciare perdere il fatto che l’abilitazione di uno che non lavora neanche più per il tuo studio sia più importante di ogni altra cosa, più importante di un cliente da milioni di dollari che ti lascia. Perché ormai quel che davvero conta in quello studio è che l’amor proprio di Louis sia intatto e che Rachel stia tranquilla e che Donna abbia qualcosa di interessante da fare.

Donna e la fantascienza

Si rivela in questo episodio il significato di questa folle storyline di Donna e della sua AI. Un bisogno di crescita personale che per il personaggio sarebbe stato un arco narrativo davvero interessante e sensato e che invece viene portato avanti da uno stratagemma risibile. Il tutto ovviamente si conclude tornando ad Harvey, al dramma di perdere di nuovo Donna. Ai Darvey rimandati a giugno.

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Tutto è bene quel che finisce in risata

Questa sesta stagione si conclude insomma con la botte piena, la moglie ubriaca e la vigna con ancora tutta l’uva sopra. Mike si salva grazie all’intervento della divina Jessica (che sembra avrà una serie tutta sua), con una mossa così improbabile che suscita il riso e Harvey ottiene di non essere separato mai dalla sua unica vera fidanzata. Alzi la mano chi non ha creduto che in quell’ultima scena si sarebbero baciati. Ridono tutti, brindano, Mike si fa dare un sacco di soldi (da chi non si sa visto che sono praticamente in banca rotta), ottiene tutto quello che vuole e anche di più e intanto Louis piange calde lacrime per la conclusione della storyline più inutile della storia. Perché insomma, proprio tutti tutti tutti non possono vincere.

Cosa si sarebbe potuto fare di diverso in questa stagione? Tutto. Lasciare Mike a vivere una vera vita da carcere e se questo non era possibile a livello narrativo, compiere un salto temporale. Far fruttare una svolta epocale nella serie che avrebbe potuto davvero cambiare le carte in tavola e fornire nuova linfa. Lasciare che Mike si guadagnasse davvero la riammissione all’ordine sporcandosi le mani con del vero lavoro e liberandolo da quell’aria di salvatore del mondo con l’aureola. E completare la crescita di Harvey con coerenza, facendolo lavorare allo studio seriamente, magari facendogli affrontare davvero una relazione seria con Donna. E invece ci ritroviamo da capo, in attesa di una stagione che promette di ripartire esattamente da zero, come se nulla fosse successo. Sinceramente anche basta.

Cose che non voglio più vedere:

  • Harvey che dice a tutti: “This is not the time…”. Lo scriveranno sulla sua lapide;
  • Donna che dice a Harvey: “what’s wrong?” Basta Donna che estrae perle di sensibilità da Harvey;
  • Rachel con un vestito così improbabile che giuro che quando era seduta le ho visto le mutande;
  • Gente random che rimane delusa dalla moralità di Mike, ma poi si ravvede scorgendo la sua santità;
  • Harvey e Mike che festeggiano sbevazzando e complimentandosi perché sono proprio identici.

Cosa vorrei vedere:

Non lo so più neanche io. Magari qualche vero caso legale. O magari Suits ha davvero offerto tutto quello che aveva da offrire.

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6.15 – Quid Pro Quo e 6.16 - Character and Fitness
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