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Suits : Recensione dell’episodio 6.13 – Theeth, Nose, Theeth

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Un attimo. Volete dirmi che i creatori di Suits, tranquilli tranquilli, dopo aver cancellato la premessa che aveva originato tutta la serie, non hanno trovato nulla di meglio da fare che rimettere quella premessa al suo posto? Evviva l’originalità.

Che Mike fosse un bamboccio insofferente, prono alle emozioni e a stupidi impulsi, era ormai evidente da tempo, ma che tutto il suo percorso di redenzione potesse andare infranto dopo soli tre giorni di libertà, non me lo sarei certo aspettato.

Mike non impara mai

Altra cosa in cui Mike eccelle è peggiorare le cose. Partire da soluzioni semplici e mandare tutto alla malora per troppo accanimento è il suo forte. A questo punto dovrebbe essere portato a mostrare un po’ di umiltà, visti gli eventi sconvolgenti degli ultimi tempi, ma evidentemente è proprio refrattario. E va bene che il suo capo lo ha assunto solo per poter andare al cinema alla sera, ma si suppone che una causa così importante, gestita da un clinica legale, necessiti per lo meno di una sorta di valutazione da parte di qualcuno con più esperienza di Mike. Qualcuno che abbia imparato da un po’ quali sono le battaglie che vale la pena di combattere e quelle da cui è meglio ritirarsi portando a casa quel che si può.

Però prima Mike riceve un sì, poi un nì, poi un vedi tu, poi un non rompermi le palle che esco. In verità quando il capo dice a Mike di smetterla di fare la prima donna che tanto il mondo non lo può salvare tutto lui, ho applaudito. Magari la situazione era un po’ forzata, ma era quello che andava detto. Ad un Mike che tanto capisce sempre e solo quello che vuole e cioè che lui per salvare il mondo non può permettersi di stare in panchina, deve gettarsi nell’arena e dimostrare a tutti come si fa a vincere. Mike salvaci tu. Mettersi ad aiutare seriamente quel poveraccio di Olive avrebbe sicuramente dimostrato maggiore maturità.

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Insomma, salvare gli innocenti sarà la nuova giustificazione che si darà quando piegherà di nuovo la legge ai suoi bisogni? Qualcuno invochi subito Padre Walker, e che porti l’acqua santa.

Alla PS&L intanto sono rispuntate le comparse nei corridoi. Andava fatto se volevano toglierci l’impressione che Rachel fosse l’unica persona a lavorare in quello studio legale e che Harvey si fosse ormai dimenticato di avere dei clienti.
Altra cosa a rispuntare è il matrimonio più stucchevole di sempre tra Rachel e Mike. Di nuovo in pista, di nuovo ad annoiare tutti. Ma non c’era stata la stessa scenetta con Donna praticamente con le stesse battute la stagione scorsa? L’idea nuova è quella di fare la cerimonia nel super attico di Harvey… via perchè no? La chiesa è un luogo così freddo e poco intimo!

Ma qualcosa in Suits funziona

Cosa salvo di questo episodio? Harvey e Mike che fanno pace ad inizio episodio (tanto si sono mandati a quel paese così tante volte in questi anni che chiedersi scusa è diventato quasi obsoleto) e sbevazzando cercano di ricostituire un rapporto di qualche tipo. In fondo il rapporto tra i due è stato sempre parte centrale di questo telefilm e quando non c’è la mancanza si nota. E poi c’è il miracolo di Louis e Harvey che per una volta si comportano da persone civili e lavorano insieme senza urlare o cercare di staccarsi la testa a vicenda. Un applauso! In ultima brindo ad Harvey che finalmente smette di aggirarsi come un cane bastonato per i corridoi e ritrova un po’ di quella sicurezza che lo ha sempre contraddistinto. Peccato che venga applicata sempre a grandi porcate.

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Il resto proprio no

Cosa invece proprio non salvo? Donna e la sua AI. Storyline che ho trovato vagamente grottesca e che proietta Suits sempre più nella fantascienza. Donna è stata a lungo, insieme a Jessica, uno dei personaggi più cool di questo telefilm, ma ormai è quasi arrivata ad essere irritante. Il suo personaggio era costruito su un sottile equilibrio tra sfacciataggine, intelligenza, sensibilità e motivata spocchia. Ma ora quegli aspetti sono stati gonfiati così tanto che o la troviamo intenta a fare la psicologa di Harvey o a essere protagonista di storyline comiche che in realtà fanno piangere. Vedi quella di questo episodio o quella volta che aiutava Louis a comprarsi casa per trovarsi una fidanzata. Che questa AI sia un’inconsapevole metafora del decadimento del personaggio? Io non so che dire e mi resta la sgradevole impressione che la faccenda non si chiuda qui e che porterà nuovi, strani sviluppi. Io ho un po’ paura.

E siccome ormai non possiamo fare a meno di mandare sottili segnali agli shipper in ogni episodio… che cos’era quella schifezza di battuta che Mike fa ad Harvey in proposito alla possibilità che lui si scopi Donna al suo matrimonio? E’ questo il cameratismo che c’è tra i due? A me è sembrata davvero fuori luogo e fuori personaggio.

Insomma, Suit come al solito si lascia guardare, ma ormai le decisioni dei personaggi, totalmente a casaccio, irritano più che suscitare vero interesse. Harvey e Mike si uniranno di nuovo in un patto di illegalità? Ed è possibile che gli sceneggiatori non siano capaci di far interagire i due personaggi senza questi mezzi assurdi?

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6.13 – Theeth, Nose, Theeth
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