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Suits: Recensione dell’episodio 5.15 – Tick Tock

suits mike ross

Il penultimo episodio di Suits della quinta stagione mette a confronto i diversi personaggi, ricordandoci il lato umano del processo che rischia di cambiare per sempre la vita di Mike e degli altri avvocati della Pearson Specter Litt

Il dubbio e la fede sono due facce della stessa medaglia, non esiste l’una senza l’altra. Questa seconda parte di stagione, un climax in continua ascesa di emozioni e fiato sospeso, ha rappresentato uno dei momenti più alti di Suits, a mio parere. Da una parte c’era il dubbio, perpetuo e costante: non sapevamo se Mike e Harvey ce l’avrebbero fatta a battere Anita Gibbs, se Mike sarebbe riuscito a tornare a praticare legge, se qualcuno l’avrebbe difeso o se invece tutto sarebbe andato a rotoli. Dall’altra parte avevamo fiducia. Una fiducia cieca e incondizionata, guidata da quella tenue speranza di sapere che tutto sarebbe andato per il verso giusto, che tutto si sarebbe sistemato, in un modo o in un altro. Ci siamo resi dolorosamente conto, tuttavia, più passavano i minuti, che ormai non c’è più un come prima, che siamo arrivati ad un punto di non ritorno e non c’è modo di affidarsi alla speranza di un lieto fine. Le carte in tavola sono cambiate e, se prima non ne eravamo certi, lo siamo adesso più che mai: Suits non può tornare ad essere ciò che era e, se davvero lo facesse, ne resteremmo davvero tanto, tanto delusi.

mike harveyQuesto pre-finale di stagione è stato un treno in corsa, lanciato a piena velocità sui binari dei nostri sentimenti e della nostra fede, prima in Mike e poi in Harvey, nonché costruito sul dubbio circa le intenzioni di Louis e della sua più che giustificata paura di affondare insieme a quella nave che è la Pearson-Specter-Litt. L’episodio è costruito in maniera coraggiosa, diversa: le arringhe finali prima di Mike e poi di Anita Gibbs di fronte alla giuria, ormai pronta ad emettere un verdetto con tutte le prove a propria disposizione, non arrivano a fine episodio, come ci si sarebbe aspettati, ma quasi all’inizio, spostando così il focus sui personaggi e sull’effetto che la prolungata attesa di un verdetto ha su di loro. É una scelta che ho apprezzato perché ha rappresentato il distacco necessario di cui avevamo bisogno non solo da quell’aula di tribunale ma anche dal processo in sé. Il rischio era di dimenticare che, dietro a quella battaglia legale, dietro a quella possibile catastrofe, ci fossero delle persone che insieme avevano gioito, sofferto, amato e perso per ben cinque anni. Non è una cosa da scordare alla leggera e questo episodio sottolinea proprio quei tipi di rapporti, mettendo in vetrina le debolezze e le incertezze di tutti quelli che sono coinvolti in questa storia.

anita gibbsIl primo a capitolare è Mike, il cui mondo inizia a divenire sfuocato proprio quando la giuria lascia l’aula di tribunale. Sa di aver fatto del suo meglio ma sa anche che, probabilmente, la Gibbs ha fatto ancora meglio e questo comporterebbe, come ci siamo sentiti ripetere fino alla nausea, non solo la sua sconfitta ma anche la probabile fine di tutti quelli che lo circondano, in primis Harvey. Credo che Patrick J. Adams abbia dato una prova straordinaria in questo episodio, tirando fuori tutta la rabbia e la frustrazione che il suo personaggio aveva immagazzinato in tutti questi episodi, che aveva avuto paura a tirare fuori, costringendo se stesso ad essere forte per gli altri e per se stesso. Ma c’è un limite anche alla forza di Mike Ross, c’è una crepa anche nel muro più spesso, e quel muro crolla quando Mike si offre come agnello sacrificale alla Gibbs, quando è sul punto di cedere e di incriminare se stesso pur di salvare gli altri, pur di salvare Harvey e lo studio. Due anni di prigione sembrano pochi per lui, anche se comunque troppi, ma non sembrano una soluzione soddisfacente per Rachel, che a suon di bicchieri infranti lo supplica di considerare anche lei, di pensare anche a loro e non soltanto alla fedeltà dovuta alle persone per cui lavorano. Tutti, naturalmente, sappiamo che si tratta di una descrizione riduttiva del rapporto che li lega, ma lasciamo pure correre.

donna harveyParallela alla frustrazione di Mike c’è quella di Harvey, il quale riesce comunque a resistere quasi fino all’ultimo prima di lasciarsi andare. Donna è la prima a metterlo di fronte ad una verità scomoda che lo mette a disagio. É la prima a dirgli che non lo riconosce, che questo caso e quanto sia disposto a fare pur di vincerlo l’abbiano cambiato. Lo stesso David, che di Harvey Specter aveva solo sentito parlare, come di una sorta di leggenda urbana sui supereroi, lo accusa di non avere assolutamente nulla del grande avvocato che si aspettava di vedere. Lo accusa di essere un bullo, che ottiene ciò che vuole a suon di minacce e di intrighi. La verità è che Harvey si è spinto troppo in là, si è lasciato andare ad una parte di sé che non apprezza e che non vuole ammettere abbia preso il sopravvento. Quando se ne rende conto, forse fin troppo tardi, corre dall’unica persona che possa ricordargli chi è davvero, corre da Donna. Qui non spenderò parole su quanto intima sia la loro conversazione, quanto di più della semplice amicizia traspaia nelle espressioni di Gabriel Match e di Sarah Rafferty, anche perché mi rendo conto che suonerei ripetitiva. Quello che tuttavia non potrete fermarmi dal dire è che ho trovato il loro confronto unico, perfetto. Donna ricorda a Harvey chi lui sia, gli ricorda di avere fiducia in se stesso e nel fatto che sia un grande avvocato, che Mike possa ancora vincere e che non ci sia bisogno di consegnarsi al procuratore perché non tutto è perduto. Le lacrime  di Harvey sono strazianti, sono la prova di quanto reale sia stato, per pochi istanti, il suo intento di consegnarsi per davvero, di andare davvero in prigione.

louis littMa il momento passa, sia per Mike che per Harvey, ma non prima che Louis perda del tutto le staffe. Se c’era una persona che mi aspettavo avrebbe voltato le spalle allo studio era proprio Louis, per quanto fino all’ultimo non abbia voluto crederci. In verità Louis non ha consegnato la registrazione di Harvey ad Anita, anche se facendolo avrebbe così incriminato anche se stesso, ma per un breve periodo l’ha considerato. Jessica ha ragione quando lo accusa di cercare un sostegno, un’assoluzione: lo accusa di cercare qualcuno che gli dia il via libera, che gli dica che fa bene a salvare se stesso invece che tutti gli altri. Peccato che Jessica, da donna forte e straordinariamente intelligente qual è, sappia fin troppo bene che, anche se Mike capitolasse, Harvey non lascerebbe mai gli altri addossarsi colpe che sono unicamente sue. Con Jessica lo capisce anche Louis Litt, e archivia così l’ultima possibilità che aveva di uscire da tutta questa storia, ponendo la sua fiducia nelle mani di Harvey e di Mike (ironia della sorte!).

Ma è proprio alla fine, quando credevamo di essere arrivati al punto in cui più nulla avrebbe potuto distruggerci, che nulla avrebbe più suits 515potuto spezzarci il cuore, che realizziamo che in realtà una cosa c’era. “I’ve crossed evey line, every boundary and now it’s retribution time” canta la canzone degli Stealth mentre Mike procede con decisione verso la sua scelta, quasi a sottolineare le colpe ma anche le verità di questo personaggio a cui ormai non possiamo fare a meno di essere affezionati. Mentre Mike accetta l’accordo di Anita Gibbs – anche se ancora non sappiamo quale – le porte dell’ascensore si chiudono davanti ad Harvey che, forse con qualche secondo di ritardo, ha intuito la scelta di Mike, quella stessa che lui era sul punto di prendere la sera precedente, se non fosse stato per Donna. É ironico come spesso le porte chiuse di un ascensore siano sinonimo di una perdita di Harvey, come già accaduto con Donna e Scottie in passato.

Restiamo con il fiato sospeso fino al finale della prossima settimana, dopo un episodio che definire semplicemente bello sarebbe un insulto. Gli attori hanno dato il meglio di sé, con dialoghi talmente intensi e serrati da non darci nemmeno il tempo di pensare, mentre gli eventi hanno continuato a succedersi e a mettere a confronto i diversi giocatori sulla scacchiera, tra dubbi e mezze verità, decisioni e scelte. Suits non sarà più lo stesso, dopo questa quinta stagione: come ho già detto prima, se davvero così fosse ne resteremmo profondamente delusi.

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5.15 - Tick Tock
  • Capolavoro
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