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Recensioni

Suits: Recensione dell’episodio 4.13 – Fork In The Road

In Suits gli episodi con al centro dei flashback ci regalano sempre qualcosa di interessante e anche questo Fork in the road non fa eccezione, risultando, almeno per me, molto più piacevole dei due precedenti, dove ancora una volta i litigi e gli scontri la facevano totalmente da padrone. Va bene il dramma e la tensione, ma questo telefilm a volte ci si rotola dentro con troppa passione.

E così ci spariamo qualche bel flashback preistorico (dove la classe di Suits ancora una volta ci salva da orribili parrucche) per confermare due cose fondamentali: Harvey e Louis litigano per le stesse stronzate dagli albori dell’universo e credo sempre lo faranno (però vi prego, basta!) e a Mike sono sempre piaciute le ragazze PESANTI.

Quando vedo un flashbacSuits413-04k, è automatico, mi aspetto che ci sia una metafora o una sorta di morale da trarne. Solitamente è così e Suits non è certo così sofisticato da scappare a questa legge cosmica della narrazione. Ora come allora, Mike si ritrova alle prese con delle bugie che non sa gestire e che lo mettono nella cacca. Ora come allora delle persone ne escono ferite e turbate (e forse deportate). Però due sono veramente le cose che imparo da questo flashback, anzi tre e non sono del tutto sicura che fossero nell’intenzione degli autori.
1. Il mondo di Suits è densamente popolato di psicopatici spacca balle (vedi il collega di Claire)
2. A Mike piacciono le cretine
3. Mike ha sempre avuto dei gravi problemi di autostima.

Ragazzi, qui ci tocca dare ragione a Trevor, rendiamocene conto! Scusa Mike, ma se una al primo appuntamento suggerisce gentilmente che se sei solo un fattorino e non sei impegnato a salvare il mondo, sei totalmente inutile, il problema è suo, non tuo. O forse tuo se le credi. Tutti lo capiamo, ma forse Mike no. E vorrei sapere se ora che è grande è grosso anche lui ci sia arrivato. Patrick J. Adams porta la sua fidanzata della vita reale sul set e vede affidarle la parte di una simpatica stronzetta. Lei e il suo capo non si fanno alcun problema a sfruttare l’aiuto del primo che passa per strada per sbaglio e poi non si fanno nessun problema a dargli dello psicopatico perché ha osato inventarsi di non essere uno studente di legge. Apriti cielo! In Suits, dove se non sei stato ad Harvad non sei nessuno, è peggio di aver mangiato bambini a colazione. Se già Louis possiamo solo per affetto giustificarlo, questi due sembrano pronti per l’internamento.
Per altro vogliamo parlare di quanto Claire fosse la copia precisa di Rachel? Forza Mike, vedi che alla fine ne hai trovata una noiosa uguale?

Quindi, cosa ha imparato Mike da questa avventura amorosa? Niente. Che basta una ragazzetta spocchiosa per creare e mandare a rotoli i propositi sensati di una vita e che gli stessi errori si possono riproporre identici con identici risultati. Quanto tempo sarà passato dalla figuraccia con Claire all’incontro con Harvey? Lo so che senza la bugia di Mike Suits non avrebbe fondamento, ma lui a sta bugia ci è davvero affezionato e molto spesso per tutte le ragioni sbagliate. Come se poi alla Pearson Specter Litt si salvasse il mondo e si aiutassero i derelitti. Ma non voglio perdermi in inutili moralSuits413-03ismi, se il punto era farci capire che Mike per un grande periodo della sua vita è stato un bel pirla: mission accomplished.

Chi invece sembra star evolvendo verso superiori vette di maturità è quello stronzetto di Harvey (lo so, lo amiamo tutti, ma a volte è davvero dura) che qui si prende sulle spalle la parte dell’uomo maturo che deve fare la cosa giusta e sa come farla. Rappezzate in modo improbabile tutte le rotture sul versante femminile (te la sei cavata con poco Louis), resta da sistemare lo scontro aperto con Mike, piccolo bugiardello traditore della santa legge. A Harvey viene in mente di organizzare una bella gita su una bella macchina dove i ragazzi possano fare pace alla maniera dei maschi e cioè con un velato tentativo di strangolamento.
Questa road trip è così improbabile da funzionare perfettamente e ci regala alcuni dei momenti migliori dell’episodio. A me è bastato giusto immaginarlo Harvey che entra in un Autogrill di categoria infima con il suo completo dal millemila dollari per comprare due bibite alla frutta.
La sua tattica in verità sarebbe potuta trasformarsi in una catastrofe se i due fossero arrivati alle mani proprio lì in macchina causando un incidente mortale e io l’ho seriamente temuto quando dalla bocca di Louis sono uscite le cose più cattive che gli abbiamo mai sentito dire. Ma comunque tutto si conclude con un tentativo di botte al distributore e un quasi strangolamento che evidentemente consuma tutte le riserve di ira funesta di Louis e dopo un bel pianto liberatorio lo riconduce a più mSuits413-02iti consigli. Non so se tra maschi si faccia così, magari sì, ma a me la riconciliazione totale è parsa un filino troppo TOTALE. Ora c’è da pensare che dal prossimo episodio tutto ripartirà come se nulla fosse successo. Eppure di cose se ne sono dette e fatte. Beati loro che entrano ed escono da tempeste terrificanti sempre con abiti impeccabili e capelli a posto.

Una delle perle dell’episodio è sicuramente la carrellata di vecchi personaggi da flashback: l’imbecille Trevor (non ci manchi), il satanico Hardman (un pochino ci manchi) e la meravigliosa Nonnina (ci manchi un casino!!) che ancora una volta dimostra di essere stata, insieme a Donna, l’unica voce della sensatezza di tutto questo telefilm.

Come accade con queste stagioni così spezzettate, concluso questo arco burrascoso ci avviciniamo troppo in fretta di nuovo alla fine, curiosi di vedere quale sarà il prossimo ostacolo sulle strade dei nostri eroi. Suits prosegue tenendoci allegri ma non riuscendo più ormai a toglierci dalla testa l’idea che le cose accadano un po’ a casaccio per pura e semplice necessità drammatica.

Per informazioni, news, foto e ogni aggiornamento su Suits vi consigliamo di seguire la pagina Suits Italia

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