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Suits: a un passo dal finale estivo

Mentre il calore estivo ci abbandona per fare spazio alle lunghe piogge autunnali, è arrivato il momento di mandare in letargo gli avvocati più superbi di New York per ritrovarli – si spera – rigenerati nel mid-season primaverile. Dopo aver maratonato le ultime puntate di Suits ci è sembrato doveroso tirare le somme prima di guardare il finale. Quale percorso è stato portato avanti nel settimo ciclo narrativo? Verso quale direzione stanno andando i vari personaggi?

RICATTI, COMPLOTTI E TRADIMENTI

Se volessimo essere splendidamente tecnici dovremmo definire Suits un legal drama. Del resto tratta di uno studio legale e dei suoi dipendenti per cui tale affermazione sembra stare in piedi. Riconosciamo inoltre una certa atipicità alla serie rispetto al mercato in cui si colloca. Infatti, pur parlando di avvocati raramente Suits li colloca in tribunale, ma ha sempre abituato gli spettatori ad assistere a trame e sotterfugi per ottenere accordi, piuttosto che arrivare al conflitto in aula. E questo può anche andare bene finché viene fatto per dimostrare l’intelligenza e la versatilità dei protagonisti.

Peccato che nelle ultime due stagioni questo aspetto sia andato totalmente perduto. Chiariamoci, le trame e i sotterfugi ci sono sempre, ma metà dei problemi vengono risolti con Harvey che insulta il magnate di turno pugnalando alle spalle tre o quattro colleghi a suo dire sacrificabili. Questo può anche andare bene perché aiuta a definire il personaggio, ma è un espediente narrativo da usare con parsimonia, non abitualmente come invece accade. Ed è l’abuso di tali tecniche che portano casi potenzialmente interessanti come il complotto inerente Frank Gallo a rivelarsi confusi e noiosi.

Serviva inoltre che Harvey e Mike coinvolgessero mezza New York per incastrare un uomo? Per non parlare di tutti i personaggi riemersi dall’oblio per riempire i minuti delle varie puntate. Anita tesoro chi ti voleva rivedere a parte il portafoglio della tua interprete?

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CONFUSI ED INFELICI

Per non parlare dell’aspetto inerente ai singoli personaggi. Pearson Specter Litt sembra il campo di guerra della Battaglia di Magenta. Pare infatti che tutti abbiano preso una porta in faccia e non sappiano più cosa fare.

La cara Donna, uno dei personaggi più validi dello show, è ufficialmente ridotta ad un’adulta in piena crisi di mezza età. A cosa serve prendere una segretaria pungente, frizzante e piena di risorse per renderla un’amministratrice confusa e repressa? Chi segue Suits dagli inizi ha infatti visto Donna trasformarsi da un personaggio comico e di polso ad una gatta in cerca di certezze e di protezione. Questo è quello che succede a chi rimane esposto per troppo tempo ad Harvey Specter?

Non possiamo poi dimenticare il buon Louis, ormai ufficialmente membro onorario del reparto di psichiatria. Qual è il senso di distruggere emotivamente un personaggio ogni tre puntate senza offrirgli una possibilità di riscatto? Abbiamo capito che ogni volta che insulta qualcuno ha imparato a chiedere scusa, però magari è il momento di proiettarlo verso il futuro, di permettergli di costruire una relazione stabile e duratura. Sicuramente è stato interessante rivederlo interagire con Sheila e improvvisarsi padre con il figlio dell’apprendista, però un personaggio del calibro di Louis merita qualcosa di più.

Dulcis in fundo c’è il problema che chiameremo “Il dilemma del protagonista”. Malgrado a fare da primi attori siano Harvey e Mike, bisogna dire che il name partner, tolte le vicende amorose, non ha vissuto di luce propria nelle ultime due stagioni. Per quanto il segreto del finto avvocato sia stato il perno della serie agli inizi, risolto quello ci saremmo aspettati una maggiore attenzione su Harvey in campo lavorativo. Così però non è stato dato che anche in questo ciclo abbiamo visto Mr. Specter inseguire Mike cercando di risolvere ogni suo problema. Riuscirà mai Harvey a prendersi veramente cura dello studio e gestire i suoi clienti invece di tappare le pezze del suo subalterno?

IL LATO ROSA DELLA VICENDA

L’ultimo e terzo punto forte di Suits è sempre stato quello delle relazioni amorose. Chi non ha avuto il batticuore per Mike e Rachel agli inizi? Chi non ha dimenticato la cocente delusione che abbiamo provato ogni volta che Louis si è beccato un due di picche? E dei Darvey vogliamo parlare? Eccome se ne vogliamo parlare e infatti eccoci qua.

Inutile a dirlo, la coppia finale e definitiva di Suits sono Harvey e Donna. La chimica tra i personaggi è eccezionale e la loro storia li rende semplicemente predestinati a finire assieme. Fin qui è tutto regolare se non fosse che siamo alla settima stagione e di questi due non abbiamo visto neanche l’ombra. Sicuramente non è facile gestire la coppia endgame della situazione, perché spesso la si crea presto per poi mandare tutto a rotoli (si veda New Girl). Un’alternativa sarebbe usare lo stratagemma tira-molla importato da Friends, il quale però richiede una capacità di scrittura che Korsh sicuramente non possiede.

Intendiamoci, la relazione con Paula funziona perché le scene con lei sono le uniche che non vedono Harvey impegnato ad insultare persone. Tuttavia arrivati alla settima stagione – soprattutto dopo alcuni dettagli seminati nella precedente – ci saremmo aspettati l’apertura del sentiero che avrebbe portato verso i Darvey. Anche perché Donna, che solo pensa di ridursi a fare l’amante, è uno degli schiaffi più pesanti che potevano tirare al personaggio.

E QUINDI?

Giunti ad un passo dal finale non possiamo ritenerci soddisfatti di questo ciclo narrativo. Già il sesto non aveva funzionato, ma speravamo che dopo aver regalato a Mike lo status di avvocato Korsh si sarebbe concentrato di più sul lato legale della vicenda. Invece tutto quello a cui stiamo assistendo sono sempre i soliti schemi ripetuti ormai da troppo tempo ed esagerati per rendere il dramma un pelo interessante. Il problema è che così facendo i personaggi si snaturano e le vicende perdono di credibilità.

Del resto dopo sette anni bisogna essere in grado di dare un senso di chiusura ai percorsi dei protagonisti per regalargli uno scopo e ripristinare una certa veridicità.

Che sia arrivato il momento di pensare ad un finale definitivo?

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