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Cinema

Struck by Lightning: Recensione del film di Chris Colfer

Innanzitutto credo sia doveroso premettere che io ADORO Chris Colfer. Si tratta di vera e propria venerazione, ma prometto di concentrare le mie forze per provare a fornirvi un commento oggettivo al film, non garantisco la buona riuscita, ma vi prometto che ci proverò.

struckbylightning-posterDopo la doverosa premessa, direi che possiamo attivarci per il motivo per il quale sono qui a scrivere. Dal 19 dicembre “Struck By Lightning”, la creatura di Chris Colfer, è disponibile On Demand (negli USA) e dall’11 gennaio uscirà anche nelle sale cinematografiche americane. Gli appassionati di Glee sicuramente non hanno bisogno che io ricordi chi è Chris Colfer, ma siccome non tutti sono appassionati di Glee.. Chris Colfer è conosciuto per il ruolo di Kurt Hummel, ma ha decisamente sfruttato al meglio la fama raggiunta: ha alle spalle due libri, entrambi Best Seller e un film, ossia Struck By Lightning, che ha scritto, prodotto e ne ha interpretato il protagonista Carson Phillips. La regia è stata affidata ad una vecchia conoscenza del cinema per adolescenti, Brian Dannelly, che aveva diretto Saved!. Il cast è un cast d’eccezione considerando che stiamo parlando di un film indipendente, con una serie di volti noti, soprattutto per gli amanti delle serie televisive americane. Abbiamo Allison Janney, vincitrice di Emmy e Golden Globes per la partecipazione a The West Wing, nei panni di Sheryl Phillips, la madre di Carson (Chris Colfer); Sarah Hyland, conosciuta grazie a Modern Family, nei panni della cheerleader Claire; Christina Hendricks, Joan in Med Men, nei panni di April, la nuova compagna del padre di Carson, interpretato da Dermot Mulroney; Polly Bergen nei panni della nonna di Carson, ma soprattutto nei panni di Malarie, la migliore amica di Carson, c’è Rebel Wilson, al momento una delle stelle del grande schermo firmato USA, grazie alla partecipazione alla commedia tutta al femminile Pitch Perfect.

Il film narra degli ultimi mesi della vita di un ambizioso liceale, Carson Phillips, che per accrescere la possibilità di essere ammesso al college dei suoi sogni, ricatta alcuni compagni di scuola affinché scrivano per la rivista letteraria da lui diretta. Ma prima di potersi diplomare ed arrivare al college muore, colpito da un fulmine.

Ma si va ben oltre la semplice trama. Si parla di un ragazzo dalle grandi ambizioni che la piccola città in cui vive e una madre depressa cercano di ridimensionare fortemente. Si parla di un ragazzo che a differenza di molti al giorno d’oggi, come i suoi compagni di scuola, ha ancora il coraggio di sognare. Carson è perspicace ed intelligente e non ha paura di farlo presente alle persone intorno a lui, risultando così non solo particolarmente antipatico, ma anche un po’ stronzo! Ma quando le persone intorno a te non ti prendono mai seriamente e ti emarginano e prendono in giro solo perché hai ambizioni ed interessi, come si fa ad essere gentili con loro?! Carson è tutto ciò che tutti i ragazzini vittima di bullismo vorrebbero essere e che spesso non sono. Lo stesso Colfer ha affermato più di una volta che sarebbe voluto essere come Carson al liceo, capace di affrontare i bulli senza paura, rispondere alle offese e non abbassare la testa e continuare a camminare.

Gli spunti di riflessione offerti sono diversi. La storia di Carson è creata per essere d’ispirazione per tutti gli adolescenti che sono là poi59i5dcs1fc2pfuori nel mondo e non soltanto per chi è vittima di bullismo o chi è emarginato dai compagni. Il fatto di essere forzati a dare sfogo alla propria creatività, messi sotto pressione da un ragazzo che vorrebbe vedere i propri coetanei sognare, non lasciare che la propria città li rinchiuda in una gabbia da cui non possono uscire, spinge i ragazzi “popolari” della scuola a riflettere sulla propria vita e sul fatto che hanno lasciato che la società intorno a loro li standardizzasse, che li dividesse in una serie di categorie stereotipate, in clichè. Si tratta di un film diretto principalmente ad adolescenti che parla di adolescenti, ma in un modo tutto nuovo: non ci sono amori, non si parla della cheerleader che si fidanza con lo sfigato e viceversa, non si descrive il giocatore di football come il cattivo o la cheerleader come l’arpia, come i film adolescenziali americani hanno mostrato fino ad ora. Chris Colfer è stato capace di inserire tutte le categorie, però, alla fine ci mostra che tutti hanno qualcosa da nascondere, qualcosa che va fuori dallo stereotipo. Il messaggio del film in sostanza è quello che bisogna sognare, non bisogna porsi limiti perché “qualcuno deve pur essere Premio Nobel per la pace o ballerina”, ma, allo stesso tempo, non si deve vivere in un mondo immaginario, bisogna lavorare ogni giorno per realizzare i propri sogni e godersi ogni momento di tali sacrifici. Il presente ed il futuro non si escludono, ma sono complementari: l’obiettivo è il senso della vita, ma il percorso per raggiungerlo è altrettanto importante.

Alla situazione scolastica si aggiunge una situazione familiare alquanto problematica: il padre è andato via senza farsi più sentire e ritorna solo perché la nuova compagna vuole conoscerlo; la madre depressa che non si astiene dal ricordagli che avrebbe preferito abortire; l’unica che abbia mai mostrato amore nei suoi confronti, la nonna, è malata di Alzheimer e non lo riconosce più. Sheryl Phillips è una donna distrutta dalla delusione della fine del proprio matrimonio, una donna che aveva rinunciato alla propria vita ed ai propri sogni per l’uomo che aveva al suo fianco e quando viene abbandonata cade in una profonda depressione.

normal_struck_by_lighteningI personaggi sono stati ben costruiti ed in particolare, mi hanno colpito il personaggio di Carson ed in questo caso mi preme sottolineare come tutti coloro che seguono Glee se renderanno conti di quanto Chris Colfer sia uno straordinario attore, il ruolo che è chiamato ad interpretare in questo film non assomiglia neanche minimamente Kurt Hummel: la gestualità, il tono di voce, l’atteggiamento complessivo sono COMPLETAMENTE diversi; il personaggio della madre di Carson, Sheryl con un’Allison Janney meravigliosa. Ci sono delle scene in particolare che mi hanno ridotta in un pozzo di lacrime per l’intensità con la quale sono state recitate, ma soprattutto per la capacità di descrivere una realtà comune a molti. Se c’è una cosa che ho amato di questo film, più delle altre, è la crudezza con cui la realtà, vicina alla gente comune, è descritta. Non ci sono filtri, è come rivedere parte della propria vita sullo schermo e questo porta a riflettere su se stessi. Probabilmente condizionata dal mio amore del Chris Colfer, il film è stato per me un’esperienza quasi mistica, ma credo di parlare in maniera obiettiva c’è una sincerità ed una profondità in parole semplici che raramente ho visto, anche nei momenti leggeri che ti portano il sorriso ed in alcuni casi si inizia a ridere a crepa pelle, anche in quei momenti c’è un sarcasmo studiato ed intelligente, in linea con il personaggio di Carson.

Detto ciò il film non è un capolavoro, ma probabilmente con un budget maggiore sarebbe potuto esserlo. La sceneggiatura è ben scritta, ma soprattutto porta con sé un messaggio ed un carico emotivo che arrivano dritti al cuore. Il cast ha fatto un ottimo lavoro e anche se non ne capisco, ma la regia, soprattutto in alcune scene, è stata deliziosa. Personalmente consiglierei il film assolutamente a chi ama Chris Colfer, ma anche a chi non lo ama (anche se avete dei problemi, come si fa a non amarlo!?): il film merita e spero che arrivi anche nelle sale italiane, perché è una storia originale, divertente e commovente allo stesso tempo.

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