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Stranger Things: Recensione dell’episodio 1.01 – Chapter one: The vanishing of Will Byers

La carissima enciclopedia Treccani, tra le tante definizioni di tributo, usa la frase “Quello che si fa per rendere ad altri ciò che si ritiene sia loro dovuto” e se quello che volevano fare i fratelli Duffer, con la serie originale Netflix Stranger Things, era un tributo allo Stephen Spielberg di trent’anni fa ci sono riusciti anche troppo bene. Il nuovo serial Horror approdato sulla piattaforma streaming più famosa del mondo qualche giorno fa, grida infatti a gran voce la sua discendenza dai thriller fantascientifici che tanto hanno caratterizzato gli anni della musica Rock.

La storia prende infatti luogo nell’Indiana degli anni ’80. La classica ciWill_convertedttadina sperduta avvolta da una misteriosa foschia, ovviamente fornita di un laboratorio governativo super segreto dove, anziché cercare la cura per i tumori, decidono di creare dei Pokémon fatti in casa, con il risultato che sbagliando il dosaggio del DNA si ritrovano con la suocera arrabbiata degli Alien. Dopo aver assistito alla scomparsa di uno degli scienziati per mezzo di una creatura misteriosa, lo spettatore fa la conoscenza di quattro ragazzi di scuola media: Mike, Will, Lucas e Dustin. Due in particolare colpiscono fin da subito: il primo per l’aspetto un po’ soprannaturale e l’aria responsabile, il secondo invece per la sua insicurezza e l’apparenza da buon ragazzo. Poco importa se le dinamiche dei quattro piacciono o meno, perché terminata la loro partita di routine a Dungeons and Dragons, Will scompare, probabilmente rapito dalla stessa entità che poco prima aveva sottratto lo scienziato. Da qui inizia a snodarsi l’intreccio della serie, con la madre del giovane, Joyce (intepretata dalla Winona Ryder ricomparsa nelle vesti di protagonista sul piccolo schermo dopo diverso tempo), che apre un’inchiesta circa la sparizione del figlio grazie all’aiuto dello sceriffo locale (David Harbour).

Per tutto l’episodio si ha l’impressione di vivere un lungo déjà-vu, in quanto le situazioni e i personaggi, seppur iconiche, non riescono a portare nulla di nuovo a un genere che ha segnato intere generazione e tutti i prodotti cinematografici conseguenti agli anni ’80. I protagonisti sono i soliti ragazzetti emarginati per il loro lato nerd e l’aspetto strano. C’è la classica adolescente facile di turno che vive una storia d’amore dall’esito sicuramente infelice, lo sceriffo che – guarda caso – ha un debole per l’alcol e vive al limite della trascuratezza dopo che (toh, sorpresona!) ha perso la figlia in circostanze ancora da chiarire, e non parliamo della ragazza scappata dal laboratorio dotata di poteri di probabile natura telecinetica, perché si sfonda una porta aperta. Tutto è troppo familiare e già visto, va bene fare dei riferimenti a una certa tipologia di film ma qua sembra di assistere a un deciso copia e incolla di un film di Spielberg. Non si poteva fare un prodotto Horror partendo da un linguaggio cinematografico datato e riuscisse ad abbracciare anche metodologie più recenti così da parlare alle nuove generazioni?

Di positivoWinoa_converted c’è sicuramente il comparto recitativo, Winona Ryder si dimostra un’attrice capace e anche Finn Wolfhard (comparso in The 100 Supernatural), vuoi per i lineamenti spettrali e una buona capacità recitativa, comunque ha lasciato il suo segno nel personaggio. Apprezzata inoltre è la scelta musicale (i Toto sono sempre graditi) per rendere più solido il periodo storico scelto.

Resta il fatto che seppur la prima puntata abbia un forte respiro cinematogrChief_convertedafico, come testimoniato dall’aspect ratio scelto, comunque si ha a che fare con un prodotto seriale, il primo di otto, e nulla vieta che preso un sentiero iniziale poi, piano piano, se ne discosti in senso migliorativo così come in senso peggiorativo. Perché al di là di tutto, tolte le varie scopiazzature prese dal genere di riferimento, il mistero viene presentato bene e quindi la serie invoglia ad andare avanti, ed è forse questo che salva l’episodio pilota dall’ascia della bocciatura. E’ infatti difficile poter giudicare un interno prodotto esclusivamente dal suo inizio, senza nulla togliere all’importantissimo compito della prima puntata, ovvero appassionare lo spettatore affinché continui la sua visione fino a diventarne quasi dipendente.

Stranger Things, è in definitiva la serie Horror soprannaturale della porta accanto a cui piacciono i laboratori governativi che sfornano alieni in compagnia di ragazzine di poche parole – ma con tanti punti esp – e gli alunni di scuola media pronti a fondarsi sul mistero di turno come avvoltoi per creare ulteriori grane a degli adulti che non hanno la più pallida idea di cosa fare. Auguro ai fratelli Duffer di poter dimostrare a stagion finita di aver creato un prodotto solido e individuale, perché di cinema dimostrano di intendersene, tuttavia il mio lato estivo un po’ pigro spera tanto nel fantomatico baratro trash che tanto mi fa gongolare nel bel mezzo di quest’afa. Buona visione!

1.01 - Chapter One: The vanishing of Will Byers
  • Potere del cristallo del trash, vieni a me!
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