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Cinema

Storie pazzesche: la recensione

Aprite senza riflettere un libro di novelle e leggete, cominciate dalla rima che vi capita. Poi richiudete il libro e riapritelo, possibilmente in un altro punto, leggete nuovamente. Ripetete a piacere. Probabilmente vi sarà soluzione di continuità tra le vostre letture, se non l’autore forse, certamente il libro stesso e un terribile fattore comune: il caso. Ebbene, immaginate di subire lo stesso trattamento ma in modalità piuttosto passiva, comodamente (si spera) adagiati nella poltrona del cinema: come costanti questa volta avremo la sala, il regista, ben inteso, e di nuovo il compagno “caso”. Questa è stata un po’ la mia impressione guardando “Storie pazzesche”, diretto da Damiàn Szifron e prodotto da Pedro Almodovar, di cui ci si può tranquillamente fidare. Storiepazzesche3

Un’epopea tragicomica delle improbabili concatenazioni tra espediente, causa ed effetto, costruita con episodi che non hanno nulla a che vedere l’uno con l’altro. Tuttavia una delle prime inquadrature e i titoli d’apertura parlano chiaro: se sei nella savana o lotti o corri, o sei preda o sei predatore. Solo che ci troviamo in questo caso in un ambiente più che antropizzato, in cui è proprio l’uomo l’origine e la causa del degenero di ogni singola storia, il suo brutto carattere, la sua insolente natura, la sua ingestibile sete di vendetta per un’ingiustizia subita o per uno sciocco insulto.

Ogni storia è gestita con la giusta dose di ironia e cattiveria e ciascuna meriterebbe di essere analizzata per conto suo. L’aereo dirottato da un personaggio conosciuto e deluso da ciascuno dei passeggeri; la trasformazione degli insulti tra due automobilisti in un’esplosiva e infantile lotta corpo a corpo; la vendetta contro uno sporco e arrogante mafioso capitato per caso in una tavola calda; la ribellione di un ingegnere vessato dalla società approfittatrice; la disputa tra corvacci corrotti che vogliono accaparrarsi la loro parte per seppellire la verità di un incidente; il matrimonio tanto gioioso quanto kitch che si inabissa nelle peggiori minacce: difficile in alcuni casi giudicare i finali, chi ha ragione e chi ha torto.

Si tratta di situazioni che da banali quali si propongono scorrono verso una soluzione imprevista, selvaggia e pur sempre verosimile. È ciò che fa più specie: non si tratta di incontri, trame o ambientazioni implausibili da cui ci sentiamo ben lontani e al sicuro, ma di perle estratte da vite reali che vengono messe a dura prova. “Cosa faresti se…? E se…?…e se?!”, la tensione di questa pellicola frammentaria procede di tale passo, per fortuna accompagnato da sonore risate e sorrisetti malefici del pubblico, che ride di realtà familiari, pur se dai risvolti un po’ assurdi. Chi potrebbe pensare che un insulto possa provocare una reazione del genere? Chi avrebbe potuto immaginare che quella critica avrebbe sconvolto la vita di una persona, spingendola a compiere un atto estremo? Quanto coraggio abbiamo di sporcarci le mani e fare un lavoro “sporco” per far valere le nostre ragioni? Qualcuno obietterà che c’è un limite a tutto etico o sociale, umano o istituzionale: bene, qui quel limite vacilla terribilmente in balia dell’imprevedibile.

Storiepazzesche2“Ma quale violenza?! Io sto descrivendo una realtà, dov’è la violenza?!” urla l’ingegnere in preda all’esasperazione, ma nel momento meno opportuno, ed è la domanda che sembrano rivolgerci Szifron e Almodovar stessi. I moventi o apparentemente non esistono, o sono troppi, o non sono identificabili in un preciso capro espiatorio e così via, e in tutto questo marasma ognuno deve difendere il proprio spazio, la propria dignità, la propria giustizia, che sembra rispondere unicamente alla legge del più forte. E una spiegazione a tutto questo calvario? Il motivo scatenante? Perché l’uomo si comporta in modo così riprovevole e reagisce così malamente? Siano ben accolte le secolari discussioni filosofiche, religiose e letterarie sulla natura malvagia o meno dell’uomo, anche se qui ogni forma di lirismo va in pezzi o quasi, come il parabrezza dell’Audi preso a picconate.

Usciamo dalla sala sballottati, divertiti da questo gargantuesco e mordace turbinio di episodi. Forse per qualche minuto siamo anche un po’ più cauti e pronti a ricevere il colpo di coda di qualche faccenda in sospeso, sperando di aver messo la macchina nel posto giusto e di ritrovarla, attenti a non insultare troppo gli sconosciuti… Ma dai, è solo un film! Szifron e Almodovar non ne sono tanto sicuri…

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