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Sto pensando di finirla qui: il caos fuori dal tempo di una mente infelice – Recensione del nuovo film di Charlie Kaufman

Sto pensando di finirla qui: la recensione
Netflix

Titolo: Sto pensando di finirla qui
Genere: drammatico
Anno: 2020
Durata: 2h 14m
Regia: Charlie Kaufman
Sceneggiatura: Charlie Kaufman
Cast principale: Jessie Buckley, Jesse Plemons, David Thewlis, Toni Collette, Guy Boyd

Vale per un libro come per un film. A chi si rivolge l’autore? A chi guarda o legge cercando di andargli incontro? O a sé stesso rispondendo al bisogno di raccontare una storia o un flusso di pensieri che ha dentro? Deve farsi capire da chi fruirà la sua opera o lasciare che sia quest’ultimo a fare lo sforzo di coglierne il senso? Domande che non possono che sorgere spontanee dopo che si è visto un film come Sto pensando di finirla qui.

Sto pensando di finirla qui: la recensione
Sto pensando di finirla qui: la recensione – Credits: Netflix

L’estremismo della creatività

Sto pensando di finirla qui si può leggere come la risposta definitiva di Charlie Kaufman agli opposti nascosti in quei quesiti. Interrompendo un silenzio durato cinque anni, il regista e sceneggiatore newyorkese approfitta della libertà concessagli da Netflix per realizzare un’opera che rompe il tacito patto tra spettatore e autore. Accordo non scritto che prevede implicitamente che, per quanto complessa possa essere, una trama esista comunque in un film. Invece, proprio questo ingrediente frettolosamente ritenuto fondamentale manca quasi completamente in Sto pensando di finirla qui.  Ed è un’assenza vistosa che diventa tuttavia uno dei motivi principali di interesse di un’opera che diventa unica.

Di cosa parla Sto pensando di finirla qui? Di una giovane donna (il cui nome cambia durante il film tanto da non essere specificato neanche nei titoli di coda) che sta andando a conoscere i genitori del suo fidanzato. Arriverà a casa loro dopo un lento viaggio tra paesaggi anonimi che sfumano nel bianco di una neve che cancella ogni luogo. Ma da lì ne inizierà un altro che non ha meta né tempo né luogo né spazio. E che non si riuscirà neanche a capire se sia, in realtà, mai avvenuto o solo immaginato. Un lungo sogno, forse. O anche un delirio. Oppure tutte e due le cose insieme. Senza che sia mai chiaro se e chi sogni chi, cosa sia reale e cosa no, chi esista e quando e perché.

Sto pensando di finirla qui diventa un’esperienza avvolgente e respingente al tempo stesso. Un film che incatena lo spettatore costretto ad un tentativo continuo di dare un senso a quell’auto che cammina in un nulla dove ogni presenza sembra essere fuori posto. Che sia una scuola alla fine di una strada secondaria o una gelateria aperta in una tormenta di neve. Ma anche una pellicola che lo allontana stordendolo con monologhi infiniti che costringono a riveder continuamente l’opinione che ci si era fatti di questo o quel personaggio.

Sto pensando di finirla qui è allora il prezzo che si deve pagare per assistere al trionfo di una creatività che non si pone limiti. Che accetta di spingersi all’estremo liberandosi di ogni patto con lo spettatore.

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Sto pensando di finirla qui: la recensione
Sto pensando di finirla qui: la recensione – Credits: Netflix

Il caos fuori dal tempo della coscienza

Sto pensando di finirla qui arriva sugli schermi casalinghi poco dopo Tenet. È solo una curiosa coincidenza, ma entrambi i film hanno un modo particolare di rapportarsi al tempo. Se Nolan porta avanti la sua ossessione per il tempo facendolo andare avanti e indietro in contemporanea, Kaufman decide di privarlo completamente di ogni direzione. Una scelta che è il punto di arrivo di un discorso iniziato con Se mi lasci ti cancello dove passato e presente si alternavano con una fluidità che rimuoveva ogni differenza. Qui sono i concetti stessi di passato, presente e futuro a non avere importanza. Perché quel che conta è il fluire di pensieri ed immagini generate da una coscienza che vive fuori dal tempo stesso. 

Sto pensando di finirla qui assomiglia all’Ulysses di James Joyce. Come nelle pagine del romanzo principe dello scrittore irlandese, nel film di Kaufman ad occupare la scena è il flusso della coscienza dei due (più uno) personaggi. Di Cindy (o Lou o Louise) che riflette sull’inganno di una vita dove sembra non mancare nulla e al tempo stesso tutto quel che c’è potrebbe essere finto. Di Jake che nasconde i propri pensieri e le proprie capacità dietro l’aspetto bonario di chi vuole apparire semplice. Dell’anziano bidello che guarda film che non sono mai stati girati o ragazze danzare in una scuola enigmaticamente vuota.

Sto pensando di finirla qui è un film infinitamente denso perché raccoglie tutti i tormenti, le paure, le ansie, le gioie di vite che non  conosciamo. E che nonostante ciò sono o potrebbero essere anche nostre. Ci parla della prima volta che abbiamo avuto paura di non essere all’altezza. Del rimpianto di essersi fatti convincere da altri che arrivare ad un passo dal traguardo doveva bastarci perché più avanti non saremmo stati capaci di andare. Del momento in cui faremo un bilancio di quel che abbiamo realizzato accorgendoci che forse avremmo potuto fare di più. Dei sogni che non abbiamo sognato perché spaventati che potessero diventare incubi. Della ragazza a cui non abbiamo chiesto di ballare e che sarebbe potuta essere la donna della nostra vita. Dei genitori che sono diventati vecchi e per i quali non abbiamo potuto fare nulla.

Della vita di Jake, di Cindy, del bidello, nostra anche se non è più possibile distinguere cosa sia di chi perché tutto è di tutti. The Eternal Sunshine of the Spotless Mind era il titolo originale di Se mi lasci ti cancello. Parafrasandolo, Sto pensando di finirla qui avrebbe potuto chiamarsi The Eternal Twilight of the Unhappy Mind.

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Sto pensando di finirla qui: la recensione
Sto pensando di finirla qui: la recensione – Credits: Netflix

Un cast perfetto per un film difficile

La ricchezza di significati di Sto pensando di finirla qui rischia di essere sia il pro che il contro di questo film. Perché rende difficile cogliere tutte le sfumature nascoste nel fiume di parole che travolgono lo spettatore. Al tempo stesso, il giocare con lo spazio e il tempo svia inizialmente l’attenzione facendo pensare ad una deriva fantascientifica o a tratti persino thriller che non ci sarà. Anche i lunghi monologhi e i viaggi senza fine con la camera fissa sui protagonisti possono risultare pesanti dato che occupano buona parte di un film che dura comunque più di due ore. Punti che possono rendere la visione persino scoraggiante.

Ma, se si fa lo sforzo di superare questa indubbia difficoltà, non si può non apprezzare la ricchezza e la profondità di Sto pensando di finirla qui. Qualità che sono esaltate dalle interpretazioni perfette di Jessie Buckley e Jesse Plemons. Pur avendo un curriculum relativamente breve (fatto principalmente di serie tv), la trentenne attrice irlandese riesce a sobbarcarsi il peso del film. La sua espressività riesce a dipingere un personaggio multiforme i cui discorsi mutano registro più volte durante il film. Altrettanto riesce a fare Jesse Plemons le cui qualità attoriali sembrano migliorare con gli anni. La bonomia costante del suo personaggio è interrotta da scatti di ira e decisioni estemporanee che fanno emergere il mare in tempesta che si cela dietro la sua tranquillità manifesta.

Sto pensando di finirla qui ha un cast minimale perché sono Jake e la sua ragazza ad occupare la scena per la quasi totalità del tempo. Ma anche i ruoli da non protagonisti hanno una loro non trascurabile importanza. È per questo che la scelta di David Thewlis e Toni Collette si rivela indovinata perché entrambi sanno restituire quella stramberia dei loro personaggi che segna il punto di svolta della pellicola. Come ottimo pur nel suo mutismo è il bidello di Guy Boyd la cui vera identità resta uno dei misteri di questo racconto.

Sto pensando di finirla qui non è un film facile. Uno di quei film che non dovresti consigliare perché rischi che ti rinfaccino la sua lentezza e logorrea. Ma che consiglierai comunque perché nel suo fiume di parole a nuotare è la vita.

Sto pensando di finirla qui: la recensione
  • Regia e fotografia
  • Sceneggiatura
  • Recitazione
  • Coinvolgimento emotivo
3.6

Giudizio complessivo

Un film difficile da seguire e a tratti persino respingente, ma ricco di significati e profondo come solo la coscienza e la vita sanno essere 

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