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Still Star Crossed: Shakespeare è morto – Recensione pilot.

Romeo e Giulietta è l’opera di Shakespeare più rappresentata e riletta al mondo. Ne esistono versioni di tutti i tipi, ne sono stati fatti adattamenti cinematografici moderni, classici, asiatici, indiani e perfino Bowie ha sentito l’esigenza di dedicare un brano ai due sfortunati amanti di Verona. La forza della storia del Bardo, sta nello spessore dei personaggi che sono universali: di Giulietta, Mercuzio, Tebaldo e Capuleti ne possiamo trovare milioni anche oggi nel 2017, ed è per questo motivo che qualsiasi distorsione dell’opera originale non ha senso.

UN ADATTAMENTO CON TROPPE LACUNE

Nonostante quindi il racconto shakespeariano non subisca i danni del tempo, Melinda Taub ha sentito il bisogno di scrivere nel 2013 un sequel immaginario, dal titolo Still Star Crossed, che in America è andato molto bene e che naturalmente non poteva passare inosservato agli occhi di Shonda Rimes. Per quanto l’idea di continuare la storia chiusa e finita di Romeo e Giulietta potesse sembrare bizzarra, il libro della Taub riusciva in qualche modo a non svilirsi come una fanfiction qualunque, ma a mantenere una sua dignità, soprattutto grazie all’uso del linguaggio impegnativo e vicino all’opera originale. Inutile dire, che la trasposizione televisiva non eguaglia il libro ed è una tragedia, non nel senso shakespeariano del termine.

La storia è quella di Rosalina e Benvolio , rispettivamente nipoti delle famiglie Capuleti e Montecchi, amici stretti di Romeo e Giulietta che dopo le tragiche vicende di cui racconta il Bardo devono affrontare il caos creatosi a Verona: le due famiglie in guerra, i Medici che premono alle porte di Verona (inesattezza storica grave), matrimoni combinati, segreti di famiglia, un principe Escalo che ha seri problemi di guardaroba e infine il solito backgroud familiare di genitori morti o traditi che tanto piace alla Rhimes e che allo spettatore ricorda solo Cenerentola. La storia potrebbe anche essere interessante, il problema della serie è la realizzazione che trasforma quei pochi sprazzi di trama decente, in un’enorme buffonata carnevalesca.

UNA SERIE SENZA SCOPO:

Se l’intento è quello di rivisitare Shakespeare bisogna avere rispetto per l’opera originale, la scelta del linguaggio “da strada” con tanto di slang e accenti non va bene, svilisce anche il minimo sforzo fatto dalla ricostruzione storica dei costumi e della scenografia. Così come sono aberranti le ricostruzioni digitali di Verona con un enorme quantità di palazzi in stile barocco (ad un certo punto spunta anche la cupola di San Pietro sullo sfondo) che non ci sono neanche ora; ma quanto costava alla ABC utilizzare un drone e fare due riprese dall’alto? Inutile poi parlare degli interni, che mescolano trecento, secolo in cui si ambienta la storia, con mobilio appicciato dallo stile settecentesco. E infine il reparto costumi, che si impegna nel ricoprire di strass, stampe damascate, brillantini, pietre preziose, tutto il cast, eccetto Giulietta per cui forse si è deciso di riciclare abiti di un noto marchio di abbigliamento “fast” svedese.

Tutta questa paccottiglia di pressappochismo e pacchianerie finisce per trasformare la serie in una festa in maschera della durata di quaranta minuti, in cui dopo un riassunto sbrigativo delle vicende iniziali, si cerca di introdurre due personaggi talmente “già visti”, che Shonda Rimes potrebbe averli ordinati per posta prima di iniziare a scrivere la sceneggiatura. Si aggiunge inoltre al piattume generale dei protagonisti la questione del color-blindig. Con tale termine si indica il fenomeno per cui, vengono rivisitate delle storie cambiando l’etnia dei protagonisti da caucasica a africana o asiatica. Shakespeare ha numerosi protagonisti nelle sue opere che non sono bianchi, pensiamo ad Otello, e se la serie fosse stata una rielaborazione nel 2017 dell’opera non ci sarebbero stati problemi, come non ce ne furono per quella di Baz Luhrmann con protagonista Di Caprio. Il problema è che nella Verona degli anni di Romeo e Giulietta non appare verosimile un miscuglio etnico così presente, e meno che mai è giustificato dalla serie in qualche misera linea di dialogo. La domanda è perché ambientare i fatti nel passato per poi non attenersi a quel passato? Voi raccontereste la storia di Pocahontas, facendola interpretare da un’attrice marocchina o finlandese o coreana? Direi di no.

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La motivazione di una delle sceneggiatrici più prolifiche di sempre per scrivere un abominio del genere, oltre al vile denaro, quale è?  Se vuole far avvicinare lo spettatore medio alle opere del Bardo, l’utilizzo del linguaggio approssimativo e masticato confonde e non permette una buona immersione nella storia. Se invece l’idea era quella di creare una storia multietnica ispirata agli amanti di Verona, l’ambientazione storica è sbagliata e trasforma tutto in una sorta di festa in maschera della confraternita americana di turno. Se invece l’idea era quella di prendere l’opera di Shakespeare e saltarci sopra urlando “Money, Money, Money”, allora ci è riuscita.

Shakeaspeare vive nelle sue opere, nelle sue frasi, nei suoi personaggi e muore oggi nel 2017 una seconda volta grazie a Still Star Crossed e alla misera penna di Shonda che ancora una volta vuole disperatamente raccontare storie contemporanee scegliendo il modo sbagliato. Fate un favore a voi stessi, legge Shakespeare, amatelo, andate a vederlo a teatro, e comprendete cosa voglia dire creare storie eterne.

Good Luck!

Angolo della vipera:

  • Ma i fuochi d’artificio?? Perché?
  • Giulietta in realtà si trafigge con un pugnale il fatto che non lo faccia fa pensare che in realtà siano vivi entrambi?
  • Perché tutti gli uomini sembrano dei tronisti? Cosa succede?
  • Il senso di girare una serie del genere a Salamanca dov’è?
  • Zeffirelli ti ho pensato tanto durante questi quaranta minuti…

La_Seria_

Studentessa universitaria, persa nella sua Firenze,sfoga lo stress da esame nello streaming selvaggio, adora le serie crime e fantasy lasciandosi trasportare a tratti dai teen drama. Cerca ancora di capire perchè le piace la pioggia incessante

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