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Stalker: Recensione dell’episodio 1.02 – Whatever Happened to Baby James?

“Errare humanum est, perseverare autem diabolicum”

Riporta Wikipedia: il termine stalking deriva dal verbo to stalk nel significato di “camminare con circospezione”o “camminare furtivamente” indicante anche hqdefaultil “cacciatore in agguato”. Cacciatori e prede, è forse questo il termine più azzeccato per etichettare le persone vittime di stalking e i loro persecutori. Come riportato da Winny nella recensione del pilot di questo telefilm, lo stalking è qualcosa di molto vicino a noi, un termine che ci bombarda i notiziari o le pagine dei quotidiani, qualcosa che ci sembra così lontano ma che in realtà può essere dannatamente vicino. Come rivela Perry al tenente Beth, lo stalking è una fissazione, qualcosa che prende il sopravvento su una curiosità e che diventa “una droga che alimenta un’ossessione”. Anche se questi due episodi ci hanno mostrato degli stalker con una fissazione accentuata in confronto a quelli che leggiamo nei giornali, l’ossessione è molte volte legata a un problema psicotico, a una qualche tendenza fuori dal normale che esplode nell’individuo accecato dalla possessività di una persona.

E’ normale e anche azzeccato quindi che i primi cinque minuti di questa puntata assomiglino in tutto e per tutto all’inizio di un film horror, dove tensione, inquadrature ad effetto e atmosfere mostrano un’intrusione di uno sconosciuto in casa di una ragazza con il fratellino a letto. Se nel pilot le polemiche si sono alzate in quanto l’ossessione dello stalker si è estremizzata in un recidivo atto omicida, in questa puntata lo stalker ha dei problemi legati a un disturbo bipolare della personalità che lo portano ad ossessionarsi sulla figura del bambino Thomas, colpevole di assomigliare al figlio della stalker annegato all’età Screen-4982848di nove anni. Il caso di per sé non è nulla di eclatante e originale, smorzato troppo presto dall’indagine dei due detective si è concluso rapidamente rimbalzando da un pedofilo a un tatuatore con precedenti penali, fino ad arrivare alla vicina di casa che già dalla prima intervista post denuncia della ragazza non sembrava poi tanto normale.

Essere stalker vuol dire in questo caso estremizzare un’ossessione arrivando a perdere il controllo della realtà per rincorrere questa fissazione che ti porta a fare azioni fuori dall’etica morale. La sottile linea che divide l’essere stalker o meno non è facile da decifrare, in questo caso anche lo stesso Jack porta avanti un’ossessione che lo porta a inseguire il suo figlio che non conosce, ostacolato solo dalla sua ex moglie che gli da un ultimatum per lasciare la città. Di ossessione si parla anche con Beth che è costretta a un rito notturno per assicurarsi un sonno per nulla piacevole ma vigile e attento, possibile solo grazie a lucchetti chiusi o luci accese. Non si sa molto del passato di Beth, ma sono sicuro che nel corso delle puntate scopriremo qualcosa in più della sua ossessione che la costringe a dormire con un occhio aperto durante la notte. Come visto nella scorsa puntata, Beth ha il dente levato verso gli stalker e il poter lavorare all’Unità della Minaccia Diretta sembra essere un buon allenamento per prendersi una vendetta verso quello che più teme o che forse ha subito. Come succede molte volte, la scelta di avere due partner con situazioni, caratteri e stili opposti è qualcosa che coinvolge maggiormente lo spettatore e che movimenta maggiormente il telefilm.

Una cosa che non mi piace in queste due puntate è quella piccola parte dedicata agli altri due agenti (Janice e Ben) che smorza un attimo la tensione dell’episodio regalando quasi delle scene alla “Camera Cafè” con battutine o sketch fuori tema. La vena “horror” è inoltre alimentata dalla figura di Perry, il vero villain in queste puntate chStalker-1X02-3e appare fuori dalla camera di Beth e che punta, alla fine della puntata, all’amica dell’agente, facendone di sicuro la sua prossima vittima. Tempi bui quindi per il tenente che non ha dato peso alla confessione di Perry sbolognandolo con un biglietto da visita di un analista, e questa
leggerezza le costerà caro. L’ossessione di Perry si è quindi concentrata su Beth portandolo addirittura a fare del male alle sue conoscenze per attirare l’attenzione della stessa agente, ignara dell’errore commesso. Anche se il caso della settimana è meno d’impatto di quello del pilot, l’episodio è ben equilibrato grazie anche alla figura di Perry, che compare proprio quando il caso stava diventando lento e palloso. Tensione, suspance e imprevedibilità, sono questi i punti a favore di Stalker, che, con questo secondo episodio, mantiene le promesse del pilot regalandoci delle notti sempre più vigili e uno sguardo costante fuori dalla finestra.

Stiamo tuned e vigili.

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