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Spartacus: War of the Damned – Recensione dell’episodio 3.10 – Victory

Non c’è vittoria più grande di quella di morire da uomo libero. Non c’è vittoria maggiore che essere ricordato come colui che ha donato la libertà quando ancora era un concetto privo di significato.

V come verità, V come vendetta, V come Vittoria. Perché nessuna vittoria è più grande che quella di morire da uomo libero.

Oggi diciamo addio a Spartacus, l’eroe, il guerriero, l’uomo libero il cui vero nome ci resterà per sempre ignoto. Dopo tre stagioni e un prequel, salutiamo infine l’amato Bringer of the rain. Ci sarebbero tantissime cose da dire, a partire dalla prematura scomparsa di Andy Withfield, al prequel con Dustin Clare per protagonista, alla colonna sonora, alle critiche per la nudità e per la violenza. Poco tempo, tuttavia, per rendere giustizia a tutto. Andiamo dunque per ordine, sperando di non dimenticare nulla e nessuno. Difficile, dato che le lacrime mi hanno sommerso dopo i primi cinque minuti, ma sorvoliamo pure su questa circostanza.

spartacusend_4Siamo all’epilogo dello scontro tra l’Imperator romano, Crasso, e le file del ribelli guidati da Spartaco. Nella speranza di salvare i più deboli tra le sue fila, privato del consiglio e del supporto del compagno Crisso, Spartaco decide di lasciar andare una parte degli schiavi liberati verso le montagne e di restare ad affrontare il nemico con coloro ancora in grado di brandire una spada. Sicuro di poter infliggere una dura ferita a Roma, Spartaco incita Gannico a prendere il comando al suo fianco, sostituendo Crisso alla sua destra. Un posto, questo, che Gannico sarebbe più che lieto di rifiutare. Inverse sono, invece, le intenzioni di Agron, ancora incapace di stringere in pugno una spada, le mani indebolite dalle ferite dei chiodi, eppure determinato a combattere al fianco del suo condottiero. L’amicizia di Agron e Spartaco è stata qualcosa che mi ha sempre dato da riflettere. I due si conoscono quando ancora entrambi servivano il ludus di Batiato – fatto che lo stesso Spartaco ricorda, in questo episodio – e per certi versi sono gli unici sopravvissuti. Agron non ha mai lasciato il fianco di Spartaco e l’unica volta in cui si è arrischiato a farlo se n’è pentito amaramente. Tra le battaglie, il sangue e le dispute, i due sono sempre rimasti fedeli l’uno all’altro ed è qualcosa che, in una condizione difficile come la loro è sempre stata, è un comportamento ammirevole.

spartacusend_3Al fianco di Agron c’è, naturalmente, Nasir, ormai un fedele alleato del condottiero trace, nonché amatissimo dal compagno, da poco riabbracciato. Potete dire ciò che vi pare ma, sorvolando Sura, credo che la relazione più pura e intensa di tutto il telefilm sia stato proprio quella tra loro due. Quando si sono conosciuti, Agron avrebbe felicemente ucciso Nasir, che a sua volta non avrebbe esitato a tagliare la testa a Spartaco. Con il passare del tempo, tuttavia, ciò che era odio si è trasformato in rispetto, il rispetto in desiderio e il desiderio in amore. Hanno trovato un modo di coesistere, di divenire unico corpo, diviso in due parti: uno schiavo e un gladiatore.

Mentre Gannico dice addio a Sybil e Spartaco saluta Laeta, ringraziandola di avergli scaldato il letto (usa parole diverse ma, perdonate la brutalità, il senso rimane quello), nel campo romano Crasso scopre finalmente la verità sulla morte di Tiberio e sulla mano che l’ha privato della vita. Con il supporto di Cesare, infatti, Kore rivela al proprio dominus che il figlio le aveva usato violenza, nella speranza di ferire il padre insensibile. L’imperator la perdona… come solo un vero romano saprebbe fare. Prima della battaglia, con il manto delle stelle sopra la testa, Crasso incontra Spartaco e, dimostrando grande rispetto al proprio nemico, gli stringe il braccio. Non c’è giustizia in questa vita, capiscono infatti i due colossi, condividendo per la prima volta un pensiero comune. E’ innegabile, infatti, come Crasso rispetti Spartaco, malgrado sia il suo nemico, colui che mira a distruggere tutto ciò che lui agogna di proteggere. Anche tra i nemici può esserci rispetto.

spartacusend_2La battaglia finale giunge con il sole che sorge e, ancora una volta, il condottiero trace dimostra la sua astuzia, separando le sue truppe e attaccando le legioni romane da ambe due i fronti, guidati da lui e Gannico. Malgrado la forza e la determinazione, la convinzione della lotta per la libertà soccombe sotto la forza bruta di Roma. Cadono le grandi eroine femminili, Saxa e Naevia, cade Gannico, circondato dagli scudi dei legionari e schernito dalla risata di Cesare, cade Spartaco, trafitto da tre lance mentre si accinge a uccidere Crasso. Solo l’intervento tempestivo di Agron riesce a salvarlo, portandolo in salvo. Mentre i sopravvissuti della battaglia vengono crocefissi lungo la via Appia e Pompeo fa la sua magnifica (o forse nemmeno tanto) apparizione, Spartaco si spegne circondato dai suoi leali compagni e dalle lacrime delle poche persone che sono ancora vive grazie a lui. La pioggia, quasi profetica, richiamando i suoi giorni nell’arena, scende lenta sulla terra, bagnando il sangue e le lacrime.

spartacusend_5Una puntata veramente forte, su tutti i fronti. Moltissimi i momenti degni di nota che, proprio mentre credevamo di sapere tutto dei personaggi, ne evidenziano nuovi lati. Gannico, che sorride ricordando i giorni dell’arena, applaudito come un eroe, vegliato da Enomao che, mi piacerebbe pensarlo, lo attende alle rive dello Stige. Kore, crocefissa insieme ai ribelli, che piange sotto l’impassibile sguardo di Crasso. Spartaco che, prima di morire, ricorda Sura e come l’amore per lei sia stato più forte di tutto il resto, nella sua vita. Naevia, che si spegne con l’immagine di Crisso ancora negli occhi, il volto verso il cielo, nella ricerca dell’amato nei Campi Elisi.

Più di tutto, come se le lacrime fossero state poche, arrivano i titoli di coda, che ricordano tutti i personaggi che la serie ci ha regalato, dal primo all’ultimo: a Varro a Barca, da Lucrezia a Batiato a Ilithya, a Glabro e Mira. Prima dell’ultimo grido, uscente dalla bocca del grande Andy, che dichiara ciò che il mondo ormai sapeva e saprà sempre: Io sono Spartaco. Un grande modo di onorare l’attore, scomparso prematuramente, la cui bravura aveva dato il volto a Spartaco nella prima stagione. Un’emozione indescrivibile, un ricordo indelebile.

Una bellissima puntata, una degna conclusione per una serie altrettanto bella e indimenticabile.

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