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S.O.Z. – Soldados o Zombies: il guilty pleasure d’Agosto – Recensione della serie messicana di Amazon Prime Video

S.O.Z. - Soldados o Zombies: la recensione
Amazon Prime Video

Siamo onesti: fa troppo caldo per dedicarsi a serie tv che richiedano un uso anche minimale di un cervello a mollo nel sudore. Sarà per questo che l’estate è spesso il momento ideale per gli appassionati di serie tv per dedicarsi ad un guilty pleasure. Quei prodotti dove la sceneggiatura è un insieme di storie messe insieme a caso, la recitazione neanche la si guarda, il senso logico del tutto è andato in vacanza e quello che basta è che non ci si annoi. Magari pure con qualche invenzione azzardata che in qualunque altro periodo dell’anno si boccerebbe per mille mila ragioni. La descrizione perfetta di S.O.Z. – Soldados o Zombies

S.O.Z. - Soldados o Zombies: la recensione
S.O.Z. – Soldados o Zombies: la recensione – Credits: Amazon Prime Video

Un’insalatona di generi diversi

Continuando con le immagini prese a prestito dall’estate, si potrebbe paragonare S.O.Z. – Soldados o Zombies a una di quelle insalatone che si ordinano al bar del lido o che si preparano tornati a casa nella pausa pranzo. Quei piatti dove si butta dentro tanta roba che piace e fa niente se gli ingredienti non si amalgamano bene e il tutto resta slegato. Nicolas Entel e Miguel Tejada – Flores, creatori della serie, a questo modo di cucinare rapido devono essersi ispirati pescando nel catalogo dei prodotti di maggior successo. La speranza manifesta era che la somma facesse il totale. Matematicamente corretto, ma serialmente approssimativo.

Scrivere la sinossi di S.O.Z. – Soldados o Zombies per dare una idea della trama è un esercizio di copia e incolla da serie diverse. Da Narcos e i suoi tanti figli e fratelli arrivano il signore della droga Alonso Marroquin detto Da Vinci in fuga dal carcere di massima sicurezza e braccato da direttori corrotti e dai rivali del cartello degli Apostoli guidati dal Profeta. A dargli la caccia anche un gruppo di elites dell’esercito messicano che è però trasformato in zombie molto particolari da un branco di maialini infettati da un siero creato dal mad doctor di turno. Ovviamente al servizio dell’esercito americano in un laboratorio segreto. Possono mai mancare la giornalista coraggiosa e intrepida e l’agente della DEA dai metodi discutibili? No e, infatti, ci sono anche loro.

D’altra parte, cosa piace più delle storie dei signori della droga carismatici al pubblico generalista ultimamente? E cosa ha da sempre attirato stuoli di fan disposti ad accettare la qualunque e di più purché ci siano zombie sullo schermo? Meglio ancora se questi sono depauperati di tutta la sovrastruttura sociale o pseudo – filosofica con cui vogliono appesantirli serie come il The Walking Dead dei tempi d’oro o prodotti di nicchia come In the Flesh o film come i capolavori di Romero. Qui siamo più dalle parti di World War Z e Black Summer con gli zombie tornati ad essere mostri sanguinari e letali.

Riesce a stare insieme il tutto? Ovvio che no, ma che importanza ha? S.O.Z. – Soldados o Zombies non vuole essere una storia coerente, ma una collezione di fatti che attirano l’attenzione dello spettatore magari strappandogli anche qualche applauso isolato. Tanto ha ordinato un’insalatona, mica un piatto gourmet.

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S.O.Z. - Soldados o Zombies: la recensione
S.O.Z. – Soldados o Zombies: la recensione – Credits: Amazon Prime Video

Una superficialità ricercata ad arte

Con queste premesse S.O.Z. – Soldados o Zombies non poteva che essere una serie priva di qualsiasi lavoro sui personaggi. Paradossalmente, si pone molta attenzione in fase di scrittura per assicurarsi che la loro descrizione sia quanto più superficiale possibile. Ognuno di loro ha, infatti, il compito di rispettare i canoni del genere di appartenenza restando però sufficientemente vago da lasciare aperta la strada a possibili approfondimenti. Sempre che a qualcuno dovessero mai interessare un giorno. Semi vengono piantati per potenziali storie da esplorare, ma di acqua per farli germogliare non ne viene versata alcuna.

C’è una sola regola che i personaggi di S.O.Z. – Soldados o Zombies devono rispettare. Bucare lo schermo. Ci riesce bene l’Alonso Marroquin di Sergio Peris – Mencheta che ha il carisma adatto a rendere iconico per quanto derivativo il suo boss della droga. Il suo tentativo di recuperare il rapporto col figlio cresciuto da un fido scherano porta il Da Vinci della droga in una zona grigia dove tutti sembrano muoversi. Né tanto cattivi da essere immediatamente disprezzati né sufficientemente puri da poter essere ammirati. Situazione in cui si viene a trovare anche la Lilia di Fatima Molina la cui tenacia intrepida è messa al servizio di un interesse puramente personale invece che della legge.

Un’altra serie avrebbe speso tempo ad interrogarsi su come rapportarsi a questi personaggi che non sono privi di doti ammirevoli, ma le mettono al servizio di fini sbagliati. O si sarebbe interessata ai metodi spicci dell’agente della DEA Joel Taft che non esita a fare accordi segreti con criminali per arrestarne altri. Ma S.O.Z. – Soldados o Zombies non ha né tempo né voglia di occuparsi di questi argomenti. Ci sono gli zombies là fuori che incombono su tutto e tutti (dai narcos in fuga ai migranti innocenti). E sono loro a prendersi la scena nei momenti più riusciti di una serie che vuole privilegiare l’azione perché si fa prima a scriverla.

S.O.Z. – Soldados o Zombies resta in superficie, ma lo fa apposta. Perché a chi interessa davvero se un narcos possa essere un buon padre quando là fuori c’è un branco di zombie d’elites?

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S.O.Z. - Soldados o Zombies: la recensione
S.O.Z. – Soldados o Zombies: la recensione – Credits: Amazon Prime Video

Soldados o zombies?

È interessante osservare come la serie avrebbe dovuto chiamarsi inizialmente Narcos o Zombies a rendere esplicitamente omaggio ai due temi portanti. È, tuttavia, indubbio come il titolo attuale sia più adatto dal momento che sposta l’attenzione su quella che è la vera e unica idea originale di S.O.Z. – Soldados o Zombies. Ad affrontare i narcos sono, infatti, i soldati di un gruppo scelto dell’esercito trasformati in zombies, ma ancora memori della loro missione alla quale non intendono rinunciare. Si potrebbe quasi dire che gli stessi zombies non siano i villain, ma essi stessi dei personaggi al confine tra bene e male. Indubbiamente, i loro metodi sono decisamente sanguinari e la loro fame non fa distinzione tra innocenti e colpevoli. Ma restano fedeli alla missione di combattere i narcos che si erano dati prima di mutarsi in mostri.

Va anche detto che S.O.Z. – Soldados o Zombies costringe l’appassionato di queste creature classiche del genere horror ad aggiornare il catalogo dei diversi casi possibili. Gli zombies della serie non sono le creature lente e senza cervello di Romero e The Walking Dead. Hanno la forza e la velocità di quelle immaginate dal Danny Boyle di 28 giorni dopo e delle variazioni sul tema di World War Z e Black Summer. Soprattutto sono in grado di pensare e organizzarsi in gruppi sociali con capi riconosciuti a dettare ordini. Possono anche comunicare tra di loro e persino fare sesso (più o meno, eh). Un qualcosa di simile a quanto visto di recente in Army of Dead di Zack Snyder, ma più strutturato.

Come tutto in S.O.Z. – Soldados o Zombies anche qui la costruzione di queste creature resta approssimativa. Conseguenza ne è una certa incoerenza tra zombie che non muoiono neanche se gli spari in testa e altri che si lasciano uccidere da pochi colpi sparati a caso. Una qualche spiegazione pseudo scientifica la si lascia dare al loro creatore involontario. Toby Schmitz smette i panni di Calico Jack in Black Sails per diventare lo scienziato schizzato che inventa il siero e pensa di addomesticarli ad uso e consumo dell’esercito. Banalità a cui si contrappongono assurdità uguali e opposte tra Alonso che pensa siano solo vittime di una nuova droga e il figlio di nove anni che disegna come un ritrattista esperto e imbrocca spiegazioni mediche con padronanza di termini latini e lezioni di anatomia comparata.

Ma va tutto bene perché S.O.Z. – Soldados o Zombies è e vuole essere un guilty pleasure. Quella serie che non puoi che bocciare nel voto a fine recensione, ma che inviti tutti a vedere. Ci sono gli zombies e i narcos e pure i maialini killer, che altro serve?

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S.O.Z. - Soldados o Zombies: la recensione
2.5

Giudizio complessivo

Guilty pleasure per definizione: da bocciare senza se e senza ma e al tempo stesso da vedere assolutamente perché non manca nulla di quello che serve a spegnere il cervello e accendere una rilassante ignoranza

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