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South Park

Creata nel 1997 da Trey Parker e Matt Stone è una delle poche serie animate americane filo-demenziali che sia riuscita a conservare la propria autenticità nel corso degli anni, a differenza di altri prodotti come I Simpson divenuti col tempo più impostati e ripetitivi. Questo grazie alla costanza con la quale gli autori originari hanno curato il susseguirsi della serie (Parker ha diretto e sceneggiato quasi ogni episodio di tutte e 14 le stagioni) e grazie all’intelligente utilizzo di un umorismo schietto e grottesco. Non si tratta infatti di demenzialità fine a se stessa, ma di un mezzo per affrontare, seppur  in modo surreale,  alcuni dei più grandi mali della nostra società (guerra, omofobia, razzismo, aids, pedofilia, influenza dei media),  burlandosi di luoghi comuni e dell’eccessiva retorica con la quale questi temi sono stati affrontati fino ad ora.

 

Giunta ormai alla quattordicesima stagione, sembra mantenere ancora la longevità e la freschezza dei primi episodi. Eppure questa serie non ha avuto vita facile; trasmessa per la prima volta in Italia nel 2000, in versione ultracensurata e ad orari improponibili su Italia 1, solo nel 2008 venne riproposta da Mtv nella sua versione originale.

I critici l’hanno definita oltrggiosa e blasfema, la verità è che South Park riesce a descrivere uno spaccato di America, con i suoi vizi e le contraddizioni, meglio di qualunque altra serie televisiva.

Non c’è scampo dalla furia satirica e dissacrante di Parker & Stone, per nessuno; politici, vip (sia vivi che morti) il Papa e persino Gesù Cristo stesso, ritratto come un conduttore di talk show abitante di South Park e caduto in Iraq per salvare Babbo Natale. Per non parlare di Satana e Saddam Hussein, descritti dagli autori come un’imbrobabile coppia gay (il primo dolce e premuroso si sente usato da Saddam i cui unici interessi sono la conquista del mondo e l’appagamento sessuale).

Questo mondo apparentemente folle e surreale, ma più simile al nostro di quanto alcuni  sia disposti a credere, è osservato attraverso gli occhi di quattro bambini di provincia che lo affrontano, giorno dopo giorno, in modo schietto e cattivo, come solo un bambino sa essere.

 

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