fbpx
Cinema

Sotto il sole di Riccione alias come far sembrare un capolavoro Sapore di mare – Recensione del film italiano di Netflix

Sotto il sole di Riccione: la recensione
Netflix

Titolo: Sotto il sole di Riccione
Genere: commedia, sentimentale
Anno: 2020
Durata: 1h 40m
Regia: YouNuts! (Antonio Usbergo e Niccolò Celaia)
Sceneggiatura: Caterina Salvadori, Ciro Zecca, Enrico Vanzina
Cast principale: Lorenzo Zurzolo, Ludovica Martino, Cristiano Caccamo, Isabella Ferrari, Luca Ward

Si dice che tre indizi fanno una prova. Chissà, invece, quanti ce ne vogliono per arrivare alla conclusione che Netflix all’Italia deve volere male. O, quantomeno all’immagine che intende veicolare al mondo della serialità televisiva e del cinema italiano. Tre indizi: Baby, Luna Nera, Curon. Però, magari a qualcuno uno di questi è piaciuto e, quindi, gli indizi scendono a due e non fanno una prova. Solo che poi Netflix rilascia Sotto il sole di Riccione. Che è come dire che il ladro si è costituito e si è pure condannato da solo chiedendo più della pena che volevano dargli.

Sotto il sole di Riccione: la recensione
Sotto il sole di Riccione: la recensione – Credits: Netflix

Un plagio mascherato da omaggio

Qualcuno ha scritto su Wikipedia che Sotto il sole di Riccione è un libero omaggio a Sapore di mare. Solo che pure a quelli di Wikipedia questa frase è sembrata troppo assolutoria. Il nome di Enrico Vanzina come ideatore del soggetto è l’unico motivo per cui questo film sfugge all’accusa di plagio. Non nella forma, ma nel contenuto. Perché a parte l’aver cambiato mare da Forte dei Marmi a Riccione solo per permettere a Tommaso Paradiso di sostituire Gino Paoli, davvero non c’è niente di nuovo sotto l’ombrellone.

Anzi, c’è persino molto di meno, impresa difficile da raggiungere se si considera che l’originale del 1983 non è certo una pietra miliare di sceneggiatura e regia. Solo che Sotto il sole di Riccione riesce a fare peggio. Orfano del fratello Carlo, Enrico Vanzina si limita a passare lo script di Sapore di mare a Caterina Salvadori e Ciro Zecca dicendogli probabilmente di aggiornare nomi e personaggi per copiarli dai peggiori luoghi comuni delle serie di quarto ordine. E gli autori obbediscono pedissequamente riuscendo a perdersi pure dei pezzi per strada.

Combriccola di amici al mare: c’è. Tipo simpatico che si fa le canne e ragazza disinibita pure un po’ troppo: ci sono. Nerd timido e impacciato innamorato della bella che lo friendzona da una vita: c’è. Sole, mare, musica, giochi sulla spiaggia: ci sono. Napoletano con tanti sogni pronto a innamorarsi della ragazza sbagliata perché a casa ne ha un’altra che lo aspetta: c’è. Adulti che ringiovaniscono perché l’amore non ha età: ci sono. Storia romantica che parte bene, poi va tutto male prima che il vero amore trionfi: c’è.

Cosa manca allora? Un’idea che non sia una copia di qualcos’altro.

Sotto il sole di Riccione: la recensione
Sotto il sole di Riccione: la recensione – Credits: Netflix

Fare meno per fare peggio

A essere completamente onesti, è scorretto dire che Sotto il sole di Riccione sia una copia di Sapore di mare. Scorretto perché non si può offendere così un film che pure è rimasto impresso per motivi diversi nei ricordi di una generazione. Nonostante tutti i suoi difetti, Sapore di mare non merita una simile offesa. Pur essendo costruito come una successione di episodi quasi scollegati, il film del 1983 aveva comunque un proprio fil rouge rappresentato dal voler essere un omaggio agli anni spensierati della gioventù vissuta in un’Italia dove tutto sembrava andare bene.

Sotto il sole di Riccione vuole, invece, essere un’istantanea scattata in fretta per un post su Twitter. Ha la stessa profondità di una story per Instagram e lo stesso spessore di un video per Tik Tok. Quel che è peggio è che questo approccio minimale non sembra essere il risultato di un progetto concepito con le migliori intenzioni e realizzato male nonostante l’impegno. Al contrario, qui sembra che tutti si siano impegnati al massimo per raggiungere l’obiettivo nefasto di mettere in scena il nulla più totale.

Non c’è una storia alla quale ci si riesca ad appassionare perché è chiaro fin dalla prima scena come e cosa farà ogni personaggio. O un dialogo che non sia stato ottenuto con il copia/incolla dalle più scontate romantic comedies. O una scena che non si sia visto in qualche serie tv low cost o persino in un video su YouTube. Al punto che persino su Wattpad (per restare in tema di social) si trovano storie che sono scritte molto meglio di questa scemeggiatura (e lo scambio della n con la m è voluto).

Se Sapore di mare mischiava commedia semplice e romanticismo facile, Sotto il sole di Riccione riesce a fare ancora di meno. Perché qui non si ride neanche. Vuoi perché Davide Calgaro è simpatico negli sketch su Comedy Central e Zelig TV, ma non ha certo l’esperienza e le spalle larghe per caricarsi l’intera linea comica del film. Vuoi perché incredibilmente ci si è resi conto che copiare quelli del passato sarebbe stato troppo anacronistico. Scriverne di nuovi, neanche a pensarci ovviamente. Né aiuta l’aver ripescato dagli archivi del tempo Andrea Roncato per fargli fare la stessa parte che ha sempre interpretato nella speranza che il contrasto tra gli atteggiamenti da playboy e l’età fuori tempo massimo regalasse qualche gag divertente o battuta utile. Spoiler: no, non c’è speranza.

E quindi, dopotutto, no. Sotto il sole di Riccione non è Sapore di mare. Perché riesce a fare molto meno per fare molto peggio.

LEGGI ANCHE: Summertime 2: tutto quello che sappiamo sulla seconda stagione della serie TV italiana di Netflix

Sotto il sole di Riccione: la recensione
Sotto il sole di Riccione: la recensione – Credits: Netflix

Un paragone sbagliato

Scrivere la recensione di un film significa anche essere consapevoli che il proprio parere potrebbe essere non condiviso da chi legge. Forse, perché ha riferimenti diversi e giudica in base a parametri differenti. Difficile, ad esempio, che il pubblico più giovane a cui questo film è indirizzato abbia visto Sapore di mare. Solo che lo stesso pubblico avrà visto Summertime, Baby, Skam Italia. Dove avrà trovato le stesse storie di Sotto il sole di Riccione, ma raccontate molto meglio.

D’altra parte è l’idea che il pubblico che avevano in mente gli autori di Sotto il sole di Riccione abbia visto quelle serie ad aver motivato anche la scelta del cast. Non a caso la storia principale ha come protagonisti Lorenzo Zurzolo (Baby) e Ludovica Marino (Skam Italia). Per il resto il casting è stato probabilmente fatto scegliendo in base al numero di followers, facendo attenzione a soddisfare tutti i gusti adolescenziali in termini di bellezza maschile e femminile. Non un problema, in realtà, dal momento che a nessuno di loro è chiesto di recitare essendo questo una conditio sine qua non solo se si deve prendere parte ad un film. Ma Sotto il sole di Riccione tutto sembra tranne che un film.

Uno dovrebbe anche domandarsi che ci facciano qui Luca Ward e Isabella Ferrari. Ma il ricordo dell’incantevole broncio della Selvaggia interpretata dall’allora diciannovenne attrice emiliana basta a stendere un velo pietoso su questa domanda. D’altra parte, quel film era stato una sorta di battesimo per tanti attori che avrebbero poi avuto una più o meno discreta carriera. Per questi di Sotto il sole di Riccione al massimo si può puntare su un aumento del numero di followers e di iscritti al canale di YouNuts! (il duo di videomaker improvvisatisi qui registi).

Alla fine, Sotto il sole di Riccione è utile solo perché ci lascia una certezza adamantina. Netflix ha del cinema italiano una idea tanto posticcia quanto il poster promozionale usato come immagine di copertina di questa recensione. Ormai è innegabile: Netflix ci vuole male.

Sotto il sole di Riccione: la recensione
  • Regia e fotografia
  • Sceneggiatura
  • Recitazione
  • Coinvolgimento emotivo
1.4

Giudizio complessivo

La dimostrazione che Netflix vuole male al cinema italiano producendo e distribuendo un qualcosa che si fa fatica a chiamare film 

Comments
To Top