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Sotto il Sole di Amalfi: quando è la pro loco l’unica ragione per fare un film – la recensione del film Netflix con Lorenzo Zurzolo e Ludovica Martino

Titolo: Sotto il Sole di Amalfi
Genere: romantic comedy
Anno: 2022
Durata: 1h 36m
Regia: Martina Pastori
Sceneggiatura: Caterina Salvadori, Enrico Vanzina, Ciro Zecca
Cast principale: Lorenzo Zurzolo, Ludovica Martino, Davide Calgaro, Kyshan Wilson, Isabella Ferrari, Luca Ward, Nicolas Maupas, Elena Funari, Andrea Occhipinti

Bisogna essere completamente onesti: Sotto il Sole di Amalfi è il sogno segreto di ogni recensore cinico. Affermazione sorprendente se presa alla lettera senza dare il giusto peso all’aggettivo cinico associato alla parola recensore. Frase che si comprende un po’ di più se si va a leggere cosa lo stesso recensore cinico di cui sopra aveva scritto del precedente capitolo di questo inatteso sequel. Apparirà adamantina, allora, l’ironia nascosta nella definizione di sogno segreto. Perché il sogno segreto di ogni recensore cinico è trovare un film di cui poter dire il peggio possibile senza paura di essere smentito. Anzi, si rischia di essere pure accusati di essere stati troppo buoni se ci si limita a parlarne solo male.

Sotto il Sole di Amalfi: la recension
Sotto il Sole di Amalfi: la recensione – Credits: Netflix

Un sequel privo del rischio di spoiler

Grande era stata la sorpresa sotto il cielo quando in rete è apparso il trailer di Sotto il Sole di Amalfi. Già il titolo faceva capire in maniera inequivocabile che si sarebbe trattato del sequel di Sotto il Sole di Riccione, film che si ricorda solo perché era la prova indiscutibile che Netflix volesse screditare nel mondo intero la buona reputazione del cinema italiano. I centodieci secondi del trailer erano sufficienti a togliere ogni residuo dubbio nato dalla speranza infondata che nessuno potesse mai davvero pensare di realizzare un sequel di quella bruttura.

Speranza del tutto vana perché da tempo ormai Netflix ha preferito la quantità alla qualità. Un film come questo è tanto low cost da entrare di diritto nella lista dei titoli che la piattaforma streaming fornisce giusto per allungare l’offerta nella convinzione, neanche mal riposta, che tanto c’è chi si vede di tutto pur di passare i pomeriggi estivi nelle ore più calde.  

Tanto più che Sotto il Sole di Amalfi gioca ancora più al risparmio tagliando buona parte del cast del film precedente e lasciando la scena alla sola coppia Vincenzo – Camilla che era il cuore del primo episodio. E, d’altra parte, Lorenzo Zurzolo e Ludovica Martino erano i due nomi dal curriculum migliore. Due attori giovani con alle spalle serie tv prodotte dalla stessa Netflix che decide di investire ancora su di loro. Scelta comprensibile, quella del colosso dello streaming. Scelta incomprensibile quella dei due attori la cui carriera ci si augurava potesse spiccare il volo invece che essere zavorrata dalla macchia indelebile di aver partecipato a Sotto il Sole di Riccione e Sotto il Sole di Amalfi.

A sopravvivere del precedente cast sono anche Davide Calgaro, supposta spalla comica, e la coppia Isabella Ferrari – Luca Ward. La loro presenza permette di avere due conferme. La prima è che Davide Calgaro è simpatico come stand up comedian, ma deve calcare quei palchi e lasciar perdere il cinema. La seconda è che non si deve per forza voler tornare sulle scene per rinverdire un passato con buoni picchi. E, quindi, due appelli. Isabella Ferrari, non rovinare il buon ricordo che si ha di te. Luca Ward: hai dato voce a troppi personaggi memorabili per sprecare le tue corde vocali con questa robaccia.

Di positivo (per modo di dire) è che Sotto il Sole di Amalfi alleggerisce uno dei problemi di ogni recensore: parlare di un film senza fare spoiler. Rischio che qui non c’è perché una trama di cui rivelare qualcosa è completamente assente.

LEGGI ANCHE: Lorenzo Zurzolo: 10 cose che non sapete sull’attore

Sotto il Sole di Amalfi: la recensione – Credits: Netflix

Accettare sé stessi per farsi accettare dagli altri

A rigore, Sotto il Sole di Amalfi avrebbe addirittura tre persone a scriverne la sceneggiatura. Un numero sufficientemente alto da far supporre che qualcosa da raccontare per giustificare i novantasette minuti di durata. Certo, i nomi coinvolti nel team di scrittura non sono certo incoraggianti. Enrico Vanzina dovrebbe essere il padre nobile, ma i suoi quarti di nobiltà sono troppi cinepanettoni che di certo non brillano per intelligenza e cura. Completano il trio Caterina Salvadori e Ciro Zecca di cui basta dire che l’unica altra opera in comune è appunto Sotto il Sole di Riccione. Cosa aspettarsi di diverso da un disastro?

E disastro è, infatti. La storia d’amore tra Vincenzo e Camilla, che si rivedono in vacanza ad Amalfi dopo un anno di storia vissuta a distanza, è messa alla prova dalle diverse idee sul futuro prossimo. A dividerli, tuttavia, è soprattutto la difficoltà del primo di accettare che, sebbene autonomo in tutto, la sua cecità non è qualcosa che si può fingere non ci sia. Un ostacolo che lui ha imparato a superare con coraggio e determinazione, ma che inevitabilmente influenza il suo rapporto con una Camilla che deve tenerne conto nelle sue scelte quotidiane e future. Allo stesso tempo, lei deve accettare che stare insieme significa dirsi la verità anche quando potrebbe fare male. Anche quando ci sono esperienze che i due dovranno vivere per forza separati senza che ciò significhi dividersi.  

Temi potenzialmente profondi e intelligenti a leggerli così. Solo che Sotto il Sole di Amalfi si impegna a renderli in maniera pessima. Così la cecità di Vincenzo si riduce praticamente a camminare col bastone perché poi il ragazzo si muove con agilità incredibile pure dove un vedente avrebbe difficoltà. I tormenti di Camilla si trasformano in bugie da prima elementare e faccette imbronciate in momenti a caso. Il tutto condito da improbabili piani futuri come andare a vivere insieme perché finalmente Vincenzo ha trovato lavoro nientedimeno che in un call center.

Lo stesso mantra dell’accettare sé stessi per farsi accettare dagli altri dovrebbe scorrere sotto traccia anche nelle storyline parallele di Furio e della new entry Natalie. Il primo dovrebbe far ridere per i suoi goffi tentativi di cambiare la sua immagine per piacere all’irraggiungibile Rebecca. La seconda deve, invece, superare i suoi timori di essere cercata solo per la sua bellezza invece che per il suo carattere. A loro si aggiunge Hans che salta da una storia all’altra solo per paura di essere lasciato se si impegnasse in una relazione seria.

Storie che diventano la fiera del già visto al punto che la loro conclusione avviene in maniera improvvisa e sbrigativa perché gli stessi autori di Sotto il Sole di Amalfi si rendono conto di averle fatte durare fin troppo. Tanto ogni spettatore ne ha capito il finale dopo la prima scena. Il resto è solo un corollario di stupidità e incoerenza. Come Natalie che per tutto il tempo sta a guardarsi le smagliature di cui si vergona tanto da non fare neanche il bagno con gli altri. E meno male che non voleva essere giudicata solo per l’aspetto esteriore!

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Sotto il Sole di Amalfi: la recensione
Sotto il Sole di Amalfi: la recensione – Credits: Netflix

Un film pagato dalla pro loco di Amalfi

Non si è parlato ancora del triangolo Lucio – Irene – Roberto. Ma non è una dilettantesca dimenticanza. È proprio che non c’è davvero nulla da dire. Vedere due cinquantenni fare i gelosi come fidanzatini quindicenni alla prima cotta è svilente sia per gli attori che li interpretano che per gli spettatori che guardano Sotto il Sole di Amalfi. Aggiungere l’ex marito che riappare dal nulla dopo dieci anni solo per pentirsi di botto di cosa ha fatto è da romanzetto rosa di quart’ordine. Assistere allo struggersi di Irene incerta senza motivo tra l’amore del passato e quello del presente è qualcosa che neanche più nei racconti Harmony si mette in scena. Il Virgilio di Dante direbbe: non ragionar di lor, ma guarda e passa. Ma persino guardare e passare è troppo in questo caso.

Spontaneo chiedersi, a questo punto, perché Sotto il Sole di Amalfi sia stato prodotto e mandato in streaming. Il risultato è una tale accozzaglia di errori che davvero si fa fatica a immaginare che il film sia riuscito a superare anche l’asticella molto bassa in termini di qualità posta da Netflix. Certo, tutto è fatto molto al risparmio. Lo testimoniano il cast ridotto, i cambi di location ridotti al minimo, la colonna sonora affidata ai Boomdabash in cerca di pubblicità gratuita. E la regia affidata ad una Martina Pastori che ha diretto finora solo videoclip di rapper della scena milanese.

L’aver cambiato solo il nome della località balneare nel titolo del film aveva fatto nascere l’idea scherzosa che Netflix avesse stretto un accordo con la pro loco di diverse mete turistiche della costa. Dopo aver visto Sotto il Sole di Amalfi, tuttavia, quello che era uno scherzo diventa un fondato sospetto. Buona parte delle scene sono, infatti, perfette come spot televisivi per Amalfi. I minuti iniziali, in particolare, sono poi il trionfo della pubblicità vacanziera con i personaggi che si aggirano nei vicoli e si fermano davanti ai negozi caratteristici vantando la bontà dell’artigianato e dei prodotti locali. E c’è pure il ristoratore che cammina con il piatto di mozzarella di bufala appena i ragazzi la nominano. Tutti i momenti topici si svolgono con lo splendido duomo sullo sfondo, mentre abbondano le riprese che lasciano i ragazzi fuori campo per meglio mostrare le immagini da cartolina della costiera amalfitana.

Insomma, quello che era nato come uno scherzo è, forse, l’unico vero motivo per giustificare l’esistenza di un film come Sotto il Sole di Amalfi. La pro loco della città campana ha pagato abbastanza. Il problema è che l’Italia è ricca di pro loco per cui si rischia di avere altri sequel come questo. E pure il recensore più cinico ad un certo punto si stanca di dover scrivere peste e corna di ‘sta roba.  

Sotto il Sole di Amalfi: la recensione

Regia e fotografia
Sceneggiatura
Recitazione
Coinvolgimento emotivo

Un sequel buono solo come spot pubblicitario per la città di Amalfi e per far sfogare un recensore in cerca di stroncature

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Winny Enodrac

Vorrei vedere voi a viaggiare ogni giorno per almeno tre ore al giorno o a restare da soli causa impegni di lavoro ! Che altro puoi fare se non diventare un fan delle serie tv ? E chest' è !

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