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Smash 1.10 – Understudy

L’attesa per l’arrivo della star hollywoodiana è finita! O così sembrava…

In una sala piena di investitori in giacca e cravatta, e tailleur, trepidanti per la lunga attesa, entra dalla porta…… Eileen: la star è in ritardo! Ma non un ritardo che si può colmare sorseggiando una tazza di caffè, dal momento che Miss. Duvall è bloccata a Cuba poiché la propria assistente non riesce ad ottenere il visto; si prevede allora un’ulteriore attesa di una settimana, prima di vederle calcare le scene.

La notizia non irrita solo i finanziatori, interessati più alla star che allo show, ma anche il regista (che non può chiedere il reintegro di Ivy, perché “dopo Hell On Heart non può neanche entrare nel gruppo”) e di Julia e Tom: la prima tenta vanamente di condurre una vita normale col figlio Leo, e di riappacificarsi con il marito che non le risponde alle innumerevoli chiamate; il compositore invece occupa il tempo vedendo spettacoli orrendi, e trascinando nelle sue esperienze il ragazzo John… ma anche il ballerino Sam. Questo bizzarro trio è destinato a durare poco, perché John non tarda ad aprire gli occhi su ciò che sta avvenendo e li fa aprire anche a Tom, chiudendosi immediatamente dopo la porta dietro le spalle.

Serve una sostituta: è Karen. La ragazza, seppure per poco, ha l’occasione di “essere Marilyn”, la sua gioia non è guastata dalla sconfitta lavorativa del fidanzato, che tiene per sé la mancata promozione.

Ma la breve promozione di Karen non è priva di ostacoli: Derek le urla contro di continuo; il suo ragazzo si arrabbia aspramente quando scopre le avance che la giovane aveva subito dal regista e le preannuncia il proposito di lasciare New York per Washington, dove la sua amica-giornalista gli ha proposto di andare (insieme) per trovare un lavoro più gratificante; Ivy architetta un altro dei suoi brillanti piani per fare licenziare la ragazza di provincia. Anche questo tranello non solo fallisce miseramente, ma addirittura rischia di complicare la sua relazione sentimentale con Derek…

Il suggerimento dato al suo uomo di trattare in modo più gentile Karen e quello offerto alla rivale di far valere le sue idee anche rispondendo male al regista, avvicina i due… facendoli ricredere sui “preconcetti” iniziali che entrambi avevano l’uno per l’altro, con tanto di scazzottata tra Dev e Derek.

Eileen trova, ancora, nell’uomo del bar un valido ed efficiente aiuto (le procura un grosso investitore, bizzarro quanto losco).. oltre che un inaspettato (per la donna, non certo per il pubblico, che c’era arrivato da tempo) corteggiatore.

Per un amore che sboccia, altri finiscono, o si incrinano… Così, sulle note di “Never Give All The Heart”, intensamente cantata da Karen, osserviamo – in diverse scene – i nostri protagonisti mentre affrontano i loro problemi sentimentali e professionali.

E per tre papabili finanziatori, fatti fuori da una risoluta Eileen, una new entry si appresta ad attraversare la porta degli studi teatrali: è Rebecca Duvall, interpretata – per soli 30’’ – da Uma Thurman!!

Ma niente panico, l’ex principessa guerriera di Tarantino, tornerà nei prossimi episodi per regalarci una grande interpretazione dell’attrice hollywoodiana e capricciosa, che già i personaggi ci hanno anticipato essere la signora Duvall.

Dobbiamo abituarci a vedere episodi dal ritmo lento e dai risvolti prevedibili?? Non so se la Thurman potrà risollevare il ritmo dello show (telefilmico, oltre che quello della “bomba” Marilyn), ma una cosa è certa: le aspettative che il plot ci aveva suscitato, sono state – per la maggior parte – disattese.

C’è poca verve nei personaggi e nelle storie, ma non dimentichiamo che una serie di un certo taglio creativo e qualitativo non deve puntare ad avere sempre l’adrenalina al massimo… Soprattutto se racconta la storia di se stessa (meta-teatro), che riguarda poi il mondo di Broadway (difficile da descrivere in tutti i suoi ingranaggi, senza cadere nella lentezza e banalità).

Lo scettro di miglior interprete vorrei darlo, in quest’episodio, a Christian Borle, che fa cantare – ballare – ammiccare  il suo Tom in modo stupefacente, suscitando anche il sorriso compiaciuto dell’ex amico regista; e che si mostra sempre come una persona fidata, una spalla su cui l’amica Julia può piangere quando gli confessa la crisi coniugale che adesso si fa sempre più “reale”.

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