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Smash 1.07- The Workshop

L’episodio n. 7 rappresenta il giro di boa per la prima stagione di questa piacevole novità televisiva.

Arriva il tanto atteso ed importante “Workshop”: tappa obbligatoria per la prosieguo dello show.

E come ogni evento importante che si rispetti, alla cui riuscita hanno duramente lavorato tutti (dallo staff tecnico all’ensemble), non potevano mancare gli imprevisti… e ce ne sono stati parecchi.

Un guasto alla caldaia ha reso gli studi delle fornaci. La tenacia di Eileen, che ha tenuto testa all’inerte amministratore del palazzo, le ha permesso di trovare nell’uomo che “fa a 7 dollari i migliori martini di Manhattan” un valido aiuto, grazie al quale ha scovato un idraulico in grado di riparare il guasto… anche se solo a fine manifestazione.

Julia e Michael vivono il loro amore sempre più alla luce del sole, sotto lo sguardo degli ignari Derek ed Eileen, e di quello meno ignaro di Tom, oltre che di quello opportunista di Ellis.

Pensare che questa storia d’amore “funzioni piuttosto bene” è solo un sogno, dal quale tristemente la paroliera si risveglia quando vede irrompere in sala prove il “figlio stupendo” dell’attore. Il senso di nausea e un’incontrollabile pianto inducono la donna ad abbandonare lo studio, chiedendo a Tom di sostituirla e lasciando stupiti i presenti. Miglior occasione non poteva chiedere Ellis, che aspettava da tanto il momento per vendicarsi dei maltrattamenti subiti da Julia, per spifferare a Eileen la tresca clandestina.

La sete di vendetta dell’assistente di Tom trova breve ristoro, poiché Eileen gli intima di non divulgare la notizia, pena il licenziamento.

Come se non bastassero i guai sul lavoro e in amore, Julia deve affrontare anche un duro scontro verbale col figlio Leo, pescato in casa mentre fumava canne con un coetaneo, dal quale la donna capisce che il giovane era a conoscenza della storia extraconiugale.

Quest’ulteriore inconveniente convince Julia a troncare la sua storia con Michael, che non riesce a farsene una ragione ed affida a Joe di Maggio tutto il suo dolore nell’intensa e commovente interpretazione di “On Lexington and 52nd Street”.

Improvvisamente lo studio si svuota, restando in scena Joe/Michael e Julia che –seduta di fronte a lui– lascia affiorare sul suo volto una lacrima per quell’intensa performance sulla fine di un amore.

Resta nell’ombra il personaggio di Karen che ha registrato un demo per un famoso produttore musicale, ma poi rinuncia ad incontrarlo per partecipare allo spettacolo; scelta ai limiti della follia, visto che: lei fa parte della “fila” e nessuno noterebbe la sua assenza, il workshop non paga lasciando irrisolti i suoi problemi economici, ma soprattutto ha un’occasione che capita una sola volta nella vita e non a tutti… se non è questa la follia, cosa lo è??

La perfomance di Ivy invece non è stata perfetta, era “fuori fase” e “non concentrata”, a causa della presenza opprimente ed invadente della madre: la star di musical Leigh Conroy (interpretata da Barnadette Peters, una delle artiste più apprezzate di Broadway) che, senza farsi troppo pregare, si esibisce nell’assolo “Everything is coming up Rose” dal musical Gypsy.

Ivy non è entusiasta della madre, la cui identità ha sempre tenuto nascosta a tutti; e dal comportamento tenuto nei confronti della figlia, la scelta della Marilyn teatrale non è da biasimare.

La donna infatti non perde occasione per esaltare le proprie doti artistiche, sminuendo quelle della figlia (mi domando come potrai farcela…).

Neppure la buona, seppur non incredibile, interpretazione di Ivy, riesce ad ammorbidire la diva, che elargisce complimenti per tutto il cast tranne che per la propria figlia.

Tuttavia sebbene la donna non sia la migliore madre del mondo, quasi a conclusione dell’episodio, ci regala un sincero confronto con Ivy, a cui rivela la crudele realtà del mondo dello spettacolo: vedere gente che anche con meno di 1/10 del talento della figlia, le passa avanti… questo è il teatro!!

Il messaggio di cui è detentrice Ms. Conroy è pienamente trasporto nelle parole e nel comportamento ipocrita di Tom, quando –durante una riunione con Derek, Julia e Eileen– sostiene a gran voce la bravura insostituibile di Ivy, accusando il regista di averla ripresa e criticata solo per “pareggiare i conti” con la umiliazione pubblica infertagli dalla star qualche giorno prima! Subito dopo, il compositore si lancia in un monologo sul classico problema dello show business, per cui quando c’è un problema si cerca il capro espiatorio invece di risolverlo; salvo poi fare scaturire da questa premessa la richiesta di licenziamento del talentuoso Michael Swift. Inutile dire che questa proposta ha trovato il consenso della redenta Julia, e lo stupore del povero Derek.

Tra sensi di colpa, isterie e presunte maledizioni che aleggiano sullo show, è proprio il regista a salvarsi tra tutti i protagonisti. Lui è l’unico che è intento esclusivamente a fare il suo lavoro, magari con particolare severità, ma lui si limita a dirigere e a riconoscere il talento quando lo trova.

Ancora una volta assistiamo al lavoro tecnico e alla preparazione che sta dietro un progetto teatrale, e allo spietato mondo che lo circonda, fatto di critiche che possono stroncare potenziali investitori e di scelte che possono stroncare o accrescere la fama degli artisti: questi altro non sono che persone normali, comuni, che hanno una famiglia e delle speranze.

A spiccare assieme a Derek (un Jack Davenport geniale come eccentrico e meticoloso regista), non posso dimenticare la brava Julia (Debra Messing è sempre padrona della scena sia come madre arrabbiata che come innamorata tormentata).

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