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Recensioni Serie Tv

Skam Italia 4 e le risposte alla complessità della vita – la recensione della quarta stagione

Skam Italia 4

Le idee sono la forma delle cose. Senza addentrarci in discorsi che potrebbe rivelarsi troppo complicati da gestire in questa sede, prendere in prestito ciò che tanti ma proprio tanti anni fa scrisse Platone potrebbe tornare utile nel provare a fare un piccolo ragionamento su quest’ultima stagione di Skam Italia e sulla serie in generale.

Si può quindi accostare una serie teen piena di musica trap ad uno dei massimi esponenti della filosofia antica? Sì, si può e in certo senso si deve. Perché ciò che siamo ora lo dobbiamo a tutti quegli uomini e a quelle donne che ci hanno preceduti/e. Quindi siamo in debito nei loro confronti e dovremmo ricordarcelo più spesso. Ma, soprattutto, perché le domande che ci poniamo sono nel bene e nel male sempre le stesse di quelle che Platone come tanti filosofi e studiosi dopo di lui si sono posti e continuano tutt’ora a porsi. 

Chi sono io? Cosa mi definisce? Cosa definisce l’altro da me?

Skam Italia e l’abbattimento della quarta parete

Skam Italia non è una serie originale, è l’adattamento di un format norvegese che ha esordito prima sul web e poi ha trovato casa in televisione. Ciò che ha reso diverso sin dall’inizio Skam dagli prodotti audiovisivi teen è stato il completo e totale abbattimento della quarta parete. Avvicinare attraverso i social media il target di riferimento ai personaggi della serie ha permesso di instaurare un particolare rapporto di fiducia. Un po’ come Ruby Sparks nell’omonimo film, Eva, Giovanni e gli altri hanno acquisito materialità. Da idea sono diventati cose o meglio persone. Questo aspetto innovativo si è purtroppo un po’ ridimensionato nel corso del tempo, ma ciò che non è andato a scemare è stato l’interesse del pubblico nei confronti delle persone. 

Skam Italia 4
Skam Italia 4 – Sana

Sana, la protagonista di Skam Italia 4

Sana è la persona a cui è dedicata questa quarta e ultima (siamo proprio sicuri?) stagione. Cos’è che definisce Sana? Da quello che abbiamo capito in questi anni è sicuramente una ragazza determinata, molto studiosa, a volte un po’ fredda. 

Però c’è un altro elemento che contraddistingue Sana, più visibile di qualsiasi dettaglio fisico o caratteriale. Quell’elemento è stata la prima cosa che abbiamo notato e il tramite/veicolo di ogni nostro giudizio su di lei. Sana porta il velo. Il velo è la nostra forma di Sana.

Può essere una persona chiusa in un’idea? Possiamo davvero pensare che un oggetto o una caratteristica possano definire non solo una persona ma centinaia, migliaia, milioni di persone che condividono quell’oggetto o quella caratteristica? Sì, magari quel dettaglio può aiutarci in un primo momento a leggere l’ipotetica bussola che portiamo nel taschino, ma possiamo fermarci a questo? Il rischio che corriamo tutti, tutti i giorni, è di rimanere intrappolati in schemi mentali e lasciare che anche gli altri lo siano. Perché l’immagine che abbiamo di ciò che è dentro e al di fuori di noi può condizionare non solo la nostra di esistenza ma anche quella degli altri.

C’è un film che ogni tanto fa capolino nella mia testa. Si intitola Mommy ed è stato girato qualche anno fa da un giovane regista francocanadese, Xavier Dolan. La mia mente lo ripesca dal cassetto quando in maniera affrettata inizio a farmi un’idea su qualcuno senza che ci sia la possibilità di un contraddittorio. Non lo faccio con cattiveria, è solo la mia bussola che cerca di orientarmi. 

Mommy è uno di quei riferimenti culturali che mi aiuta a non schematizzare troppo le esperienze, a mantenere viva la possibilità che in quel momento io stia sbagliando, perché non ho elementi a sufficienza per poter dire che la mia verità è LA verità. 

La cultura, il cinema, la musica, il teatro, la letteratura, sono un dialogo aperto di cui ci nutriamo e a cui contribuiamo tutti diffondendolo. 

Una delle scene più importanti di questa quarta stagione è appunto un dialogo e si svolge nel settimo episodio, aprendo di fatto alla fase risolutiva e conciliante che tutti noi spettatori ci aspettavamo (nella serie come nella vita). 

Skam Italia 4
Skam Italia 4 – Sana, Filippo e Martino

Sana divisa tra due mondi

Il percorso di Sana negli episodi precedenti mostra un lento e costante logoramento di quell’equilibrio che la ragazza ha costruito tra i due mondi tra cui si trova divisa. Un equilibrio che si regge su un solo pilastro: questi mondi non si devono incontrare. Quando questo invece accade che Sana va in cortocircuito. Il modo di leggere la realtà che ha utilizzato fino a quel momento non è più sufficiente, perché le sue realtà si sono mescolate creandone una nuova. Per poter decodificare questo nuovo mondo servono lenti nuove. 

E’ proprio Martino nel settimo episodio a regalare a Sana un paio di occhiali nuovi, permettendole di mettere meglio a fuoco quanto sta vivendo: Sana è diventata il pregiudizio che ha sempre tenuto lontano. E non solo perché ha dato troppo peso alle parole degli altri ma anche e soprattutto perché ha dato poche peso alle sue. Ha iniziato a leggersi come gli altri la leggevano, chiudendosi sempre di più in quell’idea che gli altri si erano costruiti di lei: la bigotta, la sottomessa, la retrograda che indossa il velo. 

Sana ha smesso di dialogare per paura del giudizio degli altri, sortendo però l’effetto contrario: quella comunicazione mancata e mancante è diventata la teca in cui è rimasta intrappolata. Quanto ci suona familiare questa situazione? Quante volte abbiamo chiuso ogni trasmissione per paura di essere ulteriormente derisi, bullizzati, incompresi? 

Skam Italia 4 , una serie teen che piace agli adulti

Seppur confinata ad una particolare fase della nostra vita, quell’ultimo scampolo di adolescenza in cui si inizia a programmare e a sognare la vicina età adulta, Skam ha trovato consenso anche in un pubblico più adulto proprio per la portata dei temi che affronta e per il modo in cui li affronta (temi solo in minima parte qui discussi). Perché, in fin dei conti, anche quando si crede di aver raggiunto un certo equilibrio le sfide che ci ritroviamo davanti ci pongono nella situazione di dover ripensare, anche solo in parte, la nostra vita.

Metti caso che poi arrivi una pandemia globale. Un evento inaspettato che da un giorno all’altro ti impone di fermare il tapis roulant su cui corri senza sosta. Sei costretto a fermarti e inizi a pensare, a te, agli altri, a come vorresti che fosse la tua vita dopo. Hai paura e il tuo scudo diventa la speranza, la speranza che quel mondo migliore sia davvero possibile. Hai trovato un equilibrio, seppur precario, in questa nuova condizione esistenziale. Eppure basta un solo elemento a riportare a galla tutto quel marciume che pensavi di esserti lasciato alle spalle. Hai di nuovo paura. Di cosa? Di ciò che non conosci, di ciò che è diverso da te. E hai di nuovo dimenticato che la tua verità non è LA verità.

Affinché ci sia un dialogo è necessario che ci sia anche un ricevente. Comunicare come ricevere ha la stessa importante valenza nel processo di costruzione delle idee. Più persone comunicano, più persone ascoltano, più idee si costruiscono. Avere più frecce al proprio arco cognitivo ci permette di conquistare la grande libertà di non aver più paura di ciò che è diverso da noi. E forse provare anche ad essere felici.

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