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Recensioni Serie Tv

Siamo tutti In Treatment!

Spesso nei telefilm compare la figura dello psicanalista ma la serie tv del 2008 “In Treatment” si basa interamente sulle sedute che Paul Weston (Gabriel Byrne) ha con quattro dei suoi pazienti, uno per giorno della settimane del protagonista fino al venerdì in cui lui passa da psicanalista a paziente della sua mentore Gina (Dianne Wiest). In ogni episodio (che, a differenza della consueta programmazione americana, vanno in onda giornalmente e non settimanalmente) troviamo un personaggio diverso con unico filo conduttore proprio Paul.

Il lunedì mattina arriva nello studio Laura (Melissa George) che conosciamo nel primo episodio. Laura si presenta da Paul con un abito da sera e con il trucco sfatto sul volto: racconta di aver trascorso la serata per locali con un’amica e ha preferito riposare per qualche ora nel parco vicino casa del suo psicanalista per motivi di tempo. Da subito capiamo il motivo che ha spinto Laura ad iniziare una terapia: anche se è una donna realizzata a livello professionale, è insicura ma cerca di non farlo vedere a chi le è vicina. Già nel primo episodio noi telespettatori capiamo che Laura, pur avendo una relazione stabile con un uomo, è innamorata del suo terapista che le dice di non ricambiare (sarà poi vero?) perché ha moglie e tre figli. Laura, così, minaccia ogni settimana di non tornare alla seduta successiva ma la ritroviamo, puntualmente, la settimana dopo quasi con la coda tra le gambe, mite e remissiva per iniziare ad arrabbiarsi di nuovo con Paul.

Il secondo episodio è il martedì in cui inizia la terapia Alex (Blair Underwood): un soldato di stanza in Iraq che ha fatto esplodere, seguendo le direttive dei suoi capi, una scuola elementare uccidendo molti bambini. Il suo rapporto con Paul è da subito conflittuale: sembra che voglia sempre mettere alla prova la pazienza e l’intelligenza del suo interlocutore. Il nostro psicanalista, però, è sempre all’altezza e gli risponde a tono anche se a volte è palesemente infastidito dalle osservazioni e convinzioni di Alex.

Il mercoledì è la volta dell’adolescente Sophie (Mia Wasikowska) che arriva nello studio di Paul con entrambe le braccia ingessate in seguito ad un incidente automobilistico. A mandarla da uno psicanalista sono stati i servizi sociali perché sospettato che l’incidente sia stato causato proprio dalla ragazzina che è a rischio suicidio già da tempo. Sophie ci appare come una ragazza matura ma con la voglia di crescere in fretta; è in conflitto con la madre che, ai suoi occhi, è un ostacolo alla sua vita e all’impossibilità di vedere più spesso il padre che vive in un’altra città. Paul sembra affezionarsi immediatamente alla ragazza che, probabilmente, ha solo bisogno di una figura decisa nella sua vita.

Il giovedì entra nello studio di Paul una coppia sposata ed in crisi: Jake (Josh Charles) ed Amy (Embeth Davidtz). I due si sono conosciuti quando Amy era sposata con un altro uomo e Jake è diventato il suo amante. Ora l’uomo teme che la moglie lo tradisca con il capo di lei. A guardarli dal di fuori sembra una coppia male assortita: lei è la tipica donna in carriera che si veste con tailleur alla moda e sempre il cellulare in mano; lui è un artista quindi uno spirito libero. Jake teme che proprio questo suo spirito libero, che all’inizio ha attratto Amy, ora possa portargliela via. Il motivo per cui i due hanno deciso di intraprendere una terapia, però, è un altro: Amy è incinta e non ha ancora preso la decisione se tenere o meno il bambino. Jake, che sta crescendo ed ama il figlio che lei ha avuto dal matrimonio precedente, vorrebbe avere un figlio suo così non comprende le ragioni che Amy ha nel voler abortire. Con il passare delle sedute, i due prendono la loro decisione ma non hanno fatto i conti con il fato.

Dopo una settima trascorsa con persone che hanno problemi del genere chi non avrebbe bisogno di uno psicanalista? Be’: anche il nostro sente di dover parlarne con qualcuno così decide di incontrare la sua vecchia amica Gina per raccontarle cosa sta provando. Il venerdì, così, Paul le racconta che Laura gli ha confessato di amarlo e che lui non è indifferente al fascino della disturbata dottoressa; che con Alex è stato sul punto di perdere le staffe e l’ha quasi aggredito fisicamente; che non riesce ad essere distaccato di fronte alla complessa figura della ragazzina Sophie e che ha preso una posizione tra il legame di coppia che c’è tra Jake ed Amy, cosa che non gli dovrebbe accadere. Ad aggiungersi a tutto questo c’è la crisi matrimoniale che Paul ha con la moglie che sembra l’abbia tradito.
Non si vedeva da molto un’analisi dei personaggi così ben fatta in un telefilm. Il tutto sembra ancora più incredibile se si pensa che l’azione si svolge interamente (o quasi) nello studio di Paul. La psicologia che gli autori riescono a dare ai personaggi ha del sorprendente: a volte ci si domanda se, in realtà, quelle sedute non siano vere tanta la bravura degli attori. I personaggi delineati meglio sono senza dubbio Laura, Alex e, soprattutto, Sophie di cui scopriamo in ogni episodio qualcosa di più della sua personalità e ci appare profondamente sfaccettato con risvolti drammatici. Toccante il confronto che Sophie ha con la madre quando capisce che ad essere una persona degna di stima non è il suo adorato padre ma quella madre che ha sempre disprezzato.

Qualcuno ha detto (probabilmente a ragione) che questo telefilm non è per molti, ma io credo che debba essere visto da tutti perché si ha l’impressione di trovarsi in terapia e si potrebbe riuscire a trovare qualcosa di noi in uno dei personaggi protagonisti in questa prima stagione. Ora non ci resta altro che attendere l’arrivo in Italia della seconda stagione per fare la conoscenza di nuovi e – presumibilmente – folli protagonisti.
Piccola postilla: questo telefilm è un adattamento americano di “Betipul”, serie tv israeliana! Quando riusciremo noi italiani a creare un prodotto sufficientemente decente da riuscire da esportare nel mondo? Guardando tutti i così detti nuovi telefilm, la risposta è: mai!

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