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Sherlock: Recensione dell’episodio 4.03 – The Final Problem

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Leggere un romanzo giallo è un’attività che abbiamo sperimentato tutti, anche solo per poter dire che non è il nostro genere, che sia stato per la scuola o per diletto o semplicemente perché ci piaceva la copertina infatti questo genere letterario è il più trasversale e diffuso, da quando è apparso nel 1841 con I delitti della rue Morgue di Egdar Allan Poe. La vera e profonda forza della letteratura gialla risiede in due caratteristiche principali: l’essere una sfida per il lettore e la forza dello stupore finale; leggere uno giallo infatti dona adrenalina e agitazione che nel finale a sorpresa vengono rilasciate e procurano il così detto effetto “sloga mascella”. Se le suddette caratteristiche vengono a mancare abbiamo solo una storia noiosa oppure, nel caso in cui dovessimo uscire dall’ambito letterario per entrare in quello della serialità televisiva, il finale della quarta stagione di Sherlock.

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SE LA PRESUNZIONE FA MALE ALLO SCENEGGIATORE

La storia raccontata in questo episodio semplicemente non coinvolge e non perché non sia esposta bene, ma perché troppo complessa e contorta e in molti punti assurda. Sherlock ha sempre avuto una punta di follia nei suoi episodi, ma ogni cosa alla fine quadrava, il cerchio si chiudeva, il gioco finiva con uno scacco matto al cervello dello spettatore. Questa settimana invece la storia è talmente rannicchiata su sé stessa che non riesce ad abbracciare lo spettatore per sfidarlo e ubriacarlo di indizi e poi lasciarlo a bocca aperta,tutto ciò perché la sceneggiatura pecca di eccessiva voglia di strafare.

Ci sono momenti in cui se state attenti è quasi possibile vedere Moffat ridere in un angolo, talmente si sta divertendo nello scrivere scene che seguono una climax ascendente di illogicità per il solo gusto di voler impressionare il pubblico. La terza sorella Holmes, esclusa dai giochi del fratellino più piccolo decide di buttare in un pozzo l’amichetto di quest’ultimo per il mero scopo di ricevere attenzioni. La suddetta ha capacità cognitive fuori dal comune e viene rinchiusa nella versione inglese di Alcatraz. Un giorno incontra Moriarty e in cinque minuti escogitano un pian per tormentare Sherlock da attuare cinque anni dopo. Tale piano prevede granate esplosive, morti in numero casuale, controllo della mente delle persone, trasferimenti dall’isola alla campagna inglese, e montagne russe emotive piazzate lì per le fan scatenate di Cumberbatch, che adesso disporranno della gif I love you. In tutta questa baraonda di scene che citano la saga di Saw, Hannibal e purtroppo Arma letale lo spettatore non solo è lasciato fuori dal “problema finale” ma non ha neanche la soddisfazione dello stupore.

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LA MANCANZA DI MERAVIGLIA

L’effetto di incredulità e stupore, proprio di tutti i finali di episodio di Sherlock in questo caso non c’è, viene portato via dalla banalità degli affetti familiari e da un commiato sdolcinato che non è degno di chiudere non solo la stagione e meno che mai la serie. Il finale manca di intelligenza, di ingegno e si nasconde dietro la scusa della evoluzione del personaggio, per giustificare una sceneggiatura a tratti disastrosa. La sensibilità di Sherlock non è mai stata in dubbio dal primo episodio, da quando fa abbandonare il bastone a Watson, passando per quando regala come dono di nozze un pezzo scritto da lui, finendo con il salvataggio di Irene Adler. Sherlock non necessita di abbracci, scene lacrimose e la tremarella del dover scegliere tra il fratello e il miglior amico, perché non ha bisogno di evolversi ma solo di essere scoperto di tanto in tanto. Lo spettatore resta con un senso di fame, mentre i violini piano piano si accordano e la voce di Mary inizia a parlare, una voglia insoddisfatta di altro, di un’altra serie, quella alla quale appartiene l’episodio di settimana scorsa, una serie che parte dal giornaliero e banale e lo rende stupore e meraviglia.

Un finale che non ha buchi di trama ma semplicemente esagera nel voler essere un “super finale”, risultando contorto, non intrigante e a tratti banale. Resta una quarta stagione zoppicante, forse di sperimentazione o forse troppo pensata e ragionata, nulla si può dire sulla recitazione, la regia e il montaggio che salvano la serie sempre e ne fanno comunque uno dei prodotti più innovativi della tv, ma con la concorrenza degli ultimi anni viene da chiedersi se basti ancora.

Good Luck!

Angolo della Vipera:

– Vi chiedevate dove sia finite l’effetto esplosione dei film anni ’80… a quanto pare negli archivi BBC.
– Molly possiede un solo maglione.
– Paziente mentalmente instabile dietro un vetro che suona il violino e Sherlock che affoga in un liquido nero…qualcuno ha visto Hannibal?
– Ammettete alla vostra coscienza che avete sofferto di più pensando che Barbarossa fosse un cane invece che un bambino.
– Certo che Mary, per essere morta a caso ha proprio pensato a tutto…

4.03 - The Final Problem
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