
Sherlock: Recensione dell’episodio 3.03 – His last vow
Concedetemi solo qualche minuto del vostro tempo per leggere questa recensione e poi potrete tornare al vostro lutto profondo. Un’altra brevissima, meravigliosa stagione di Sherlock è finita!! *urlo di dolore disumano* Ed ora altri 2 anni di attesa? Però bisogna dirlo, siamo stati ampiamente ricompensati per la nostra enorme pazienza. Questa serie è una gioia totale. Sfiora la perfezione dell’intrattenimento. E’ brillante, intelligente, complessa, divertente fino alle lacrime ma anche altrettanto dolorosa. E’ un piccolo miracolo creato da persone che adorano lavorare insieme, che hanno la libertà di fare quello che amano e che osano farlo. Merce rara.
Questa stagione si era presentata come la più divertente fino ad ora. ‘The empty hearse‘ aveva scelto di affrontare il complicato ritorno di Sherlock con ben dosata comicità. ‘The sign of the three‘ si era spinto ancora più in là, risultando la cosa più divertente che io abbia visto in TV in un saaaaaacco di tempo. Risate che però erano servite solo a sottolineare alla perfezione i momenti più emotivi che costellavano entrambi gli episodi.
La verità è che quando un mondo è costruito così bene, quando i suoi personaggi sono così solidi e ogni dettaglio è così curato, allora non c’è altro da fare che buttare nuovi elementi nell’arena e osservarli muoversi e svilupparsi da soli.
‘His last vow’ conclude il percorso di Sherlock verso una fragile umanità, verso la sua completa accettazione. Percorso che ha irrimediabilmente avuto inizio con il suo incontro con John Watson e che ha mostrato tutta la sua inevitabilità quando Sherlock si trova ad inscenare il suo suicidio per proteggere chi gli è più caro. In ‘The empty hearse’ lo vediamo ancora opporsi debolmente mostrando una divertita, apparente superficialità davanti ai risultati devastanti della sua scomparsa. E’ con il matrimonio di John Watson che l’equilibrio viene totalmente sconvolto. Non tanto per i cambiamenti che il matrimonio porterà fra loro due ma per la rivelazione di come John lo consideri davvero il suo migliore amico. Una possibilità, che nella mente grandiosa di Sherlock, non era stata neppure concepita. E cosa fa Sherlock Holmes? Lo accetta, accetta la sua nuova posizione nell’universo che lo vede amato ma forse per questo ancora più solo. Lo capiamo dalla tranquillità disarmante con cui esprime il suo affetto per Watson con il suo discorso, proprio davanti a tutta quella gente (aveva fatto qualcosa di simile in precedenza solo con Molly). Mycroft lo aveva avvertito in ogni modo. Non piegarti, non cedere nulla. ‘Redbeard’, aveva cercato di ricordargli. Ma questa, alla fine, è la sconfitta e la vittoria più grande di Sherlock Holmes.
E sono proprio questi mutamenti nel nostro protagonista che fanno risaltare ancora di più la figura di Magnussen. Se Moriarty era la rappresentazione di quello che Sherlock sarebbe potuto essere, nel caso avesse applicato la sua intelligenza al male, Magnussen è uno Sherlock privato di ogni singola traccia di umanità. E’ forse proprio questo a renderlo così repellente ai suoi occhi.
Il big bad di questo episodio è rivoltante. Gli autori riescono perfettamente a rendercelo assolutamente odioso in una manciata di scene. Quella in cui urina nel camino di Baker Street e umilia John, è tra le più disturbanti viste in questo telefilm. Sarei saltata dentro lo schermo per strangolarlo io stessa. Il senso di impotenza è totale.
La scoperta che la sua famosa banca dati non esista concretamente ma che sia solo nella sua testa è semplicemente l’ultima stoccata a Sherlock che a fine episodio conclude il suo percorso compiendo un’azione che Gatiss ha definito tra le più umane: l’omicidio. Sherlock non usa la violenza, Sherlock non uccide. L’omicidio è barbaro e illogico ed è contrario a tutto ciò in cui crede. Eppure è quello che deve fare. Nella sua follia emotiva Sherlock conclude che quella è l’unica soluzione possibile per salvare Mary e quindi John Watson, dalla rovina. La disperazione di Mycroft, che lo osserva dall’alto la scena, sottolinea anche la nostra incredulità davanti al finale, inevitabile, colpo di scena.
L’episodio è ancora una volta complesso e destrutturato e ha tutto l’aspetto del parco giochi personale di Moffatt e Gatiss. Inaspettata compare la dipendenza di Sherlock dalle droghe così come l’aveva ideata Doyle, ma che a inizio serie era stata sostituita da semplice nicotina. Sherlock dichiara che si tratta solo di una copertura ma la reazione di Molly (la mia eroina!!) e la discussione violenta con Mycroft, raccontano ben altro. Stesso gioco che mettono in scena con la relazione di Sherlock con Janine, che ci re
John Watson, questa volta è relegato un po’ ai margini nel suo ruolo di spettatore ma anche di motore e causa di ogni azione. Eppure ha in questo episodio alcune delle sue scene migliori. Sorprendente (e decisamente sexy) quando disarma con chirurgica precisione il drogato, ancora una volta disarmante nel suo dolore a mala pena contenuto nello scoprire la verità su Mary e coraggioso nell’accettarla e nel dichiarare che i problemi futuri di sua moglie sono un suo “privilegio”. Anche Mycroft brilla in questo episodio. I momenti migliori quando dichiara candidamente il suo affetto per il fratello (il suo punto di pressione!) o battibecca frustrato con i suoi genitori.
Sinceramente se volessimo continuare a parlare di questo episodio potremmo farlo all’infinito. Questo perché la trama è così curata (pur concedendosi a volte di essere t
Se dovessi modificare qualcosa limerei il finale. Avrei chiuso l’episodio con la partenza di Sherlock in aereo, chiudendo con una nota dolce e amara. Ma il ritorno di Moriarty era una carta probabilmente troppo buona da tenere nascosta.
Ora vi lascio al vostro lutto. Ci ritroviamo qui tra un paio d’anni.
3.03 – His last vow
meraviglioso!
Valutazione Globale
in molti, hanno criticato questa stagione di Sherlock, per essere troppo ironica e divertente, senza capire, secondo me, la bellezza della serie. Sherlock è un unicum, no ha stagioni, va vista come il racconto, delle vicende di un’essere umano, che non vorrebbe essere umano, date le sue immense capacita cognitive, ma che sfortunatamente per lui e fortunatamente per noi, lo è. Punto. Abbiamo seguito le sue vicende in giro per l’inghilterra, abbiamo sofferto con lui, abbiamo avuto paura, lo abbiamo visto morire e rinascere più umano e tenero che mai. Hai ragione, hai scritto un bellissimo pezzo, e quando dici che ogni inquadratura da qualcosa di più del personaggio è vero, è così. Io tra due anni ci sarò, ma per questa serie, ci sarò sempre 🙂 Grande lalla ( alla fine alla frase “vi sono mancato” ho esclamato un bell’ #ecchecavolo!)
Concordo su tutto, bellissimo episodio, degna chiusura della stagione e bella recensione. Mi soffermo sui dettagli: lo scorso episodio era stato costruito in modo incredibile, già con mille piccoli dettagli che man mano si univano a comporre il quadro generale e vedere come avessero inserito altri dettagli apparentemente irrilevanti in quello e nel precedente per comporre la storia di questo, rende ancora di più la magnificenza della scrittura; mi riferisco alle piccole frasi di Mary buttate la dalle quali in questa circostanza, Sherlock arriva a capire che lei è più di quello che dice. Comunque Freeman è stellare, certo, lo è pure Cumberbacht, ma in un paio di scene, il nostro caro Watson mi ha emozionato, a livello interpretativo, come pochi
Grazie, Caterina! 🙂 E’ proprio una serie emozionante! <3
@Billy, hai assolutamente ragione. Freeman brillava in questo episodio. Strepitoso!
L’unica critica che si possa muovere a Sherlock è che a volte è “troppo intelligente”, un po’ compiaciuta nella beatificazione di se stessa. Ma non importa, perché il livello qualitativo è così alto, che mi ha impedito di guardare QUALSIASI altra cosa per più di 24 ore. Certo che… mi rimane la curiosità di vedere cosa sarebbe Sherlock se fosse composto da 13 episodi americani e non da (quasi) 6 come è adesso.
Poiché leggo quasi solo complimenti posso dire la mia, anche per bilanciare la discussione XD
Il colpo di scena riguardante Mary, su cui ruota poi tutto l’episodio a me non è piaciuto molto… anzi diciamo per niente che facciamo prima! Hanno dato la quadratura del cerchio e sì, ok non c’è sbavatura e tutto quadra ma a me i colpi di scena così, grandiosi… con il gusto di stupire più possibile lo spettatore piacciono sempre poco per questo motivo ho amato meno dei precedenti questo episodio.
Concordo sulla bravura senza eguali di Freeman!
Dunque, tanto per torturarmi un po’ ho deciso di ripartire dal principio, e di rivedermi la serie, così un episodio a sera: e sono giunta alla conclusione che questi due anni di distanza non hanno fatto altro che giovare all’intera serie, la scrittura è migliore, non si fa fatica a guardare tutta l’ora e mezza di episodio, Freeman è sempre stato bravo, ma effettivamente tra i due c’è molta più chimica e forse anche consapevolezza delle proprie potenzialità. Insomma, io credo che potrei vedere e rivedere Sherlock molte volte, senza stancarmi, e questi nuovi tre episodi inaugurano uno stile, fresco e diverso dal solito, che io personalmente adoro. Quindi se questi sono i risultati speriamo di vederci il più tardi possibile.