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Shadowhunters: tematiche presenti, manca ancora il resto – Recensione episodio 3.01 – On Infernal Ground

shadowhunters on infernal ground

Che Shadowhunters non sfiorasse i massimi livelli di genialità recitativa o discorsiva l’avevamo ormai capito. Se non era bastata la prima stagione, la seconda ne aveva confermato una tenue ma convinta mediocrità. Quello che tuttavia spesso manca nell’analisi di una serie tv come quella ispirata ai libri di Cassandra Clare è un giudizio soggettivo, oltre che oggettivo. Un giudizio che non analizzi tanto i difetti oggettivi della serie tv, ma i suoi pregi soggettivi. Non lo dico soltanto perchè sono la prima a seguirla ancora, lo dico perché ci sono decine di centinaia di persone che lo fanno, proprio come me.

Quindi, cosa attrae di Shadowhunters? Cosa rende la sua mediocrità così popolare? Le tematiche trattate e un cast ben piazzato. No, non mi riferisco alla recitazione.

Nuova stagione, vecchia storia e i soliti ignoti

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Credits: Freeform

Avevamo lasciato i nostri eroi alla fine della scorsa stagione in una situazione di relativa pace e tranquillità. Sconfitto Valentine, ucciso (o quasi) Jonathan e resuscitato Jace, sembrava che il “vissero felici e contenti” fosse dietro l’angolo. Sembrava, appunto. La tranquillità è una cosa ancor più relativa della teoria di Einstein nel mondo di Clary & co.: un po’ perché non brillano per intelligenza o spirito di autoconservazione, un po’ perché altrimenti non ci sarebbe gusto a seguire la serie tv. L’introduzione della terza stagione sa proprio di questo: scateniamo problemi anche lì dove non ce ne sono. Ebbene si, mi sto riferendo proprio a quella relazione sentimentale. Ma ci arriveremo tra un attimo.

Osannata come un’eroina per aver resistito all’esprimere il proprio desiderio con l’angelo Raziel, Clary (Katherine McNamara) è divorata dai sensi di colpa in questa 3.01 – On Infernal Ground. Cosa mangi visto che è più ossa che pelle quella ragazza non si sa. Si sa però che se dovesse diventare una lagna come con la storia di “Jace è mio fratello” è la volta buona che non sopravvive. Se non per qualche creatura demoniaca certamente per una fanbase inferocita.

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Quello che purtroppo appare ormai evidente è come Clary, che avrebbe dovuto essere la protagonista indiscussa della serie tv, ormai non sia altro che un personaggio secondario. Anche l’importanza che gli autori cercano di darle con la storyline della creazione di rune, che spara nemmeno fosse una Charlie’s Angel mentre scivola con leggiadria sul pavimento di un magazzino abbandonato. Insomma, è evidente come il fastidio di vedere Clary sia pari soltanto a quello di vedere Iris in The Flash. Come sappiamo, lì non è più un mero fastidio quanto un odio indiscriminato.

I veri protagonisti restano i Malec e Simon

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Credits: Freeform

Se infatti Clary non sembra avere più di tanta importanza, tanto per l’episodio On Infernal Ground quanto ormai per l’intera serie tv, ed il povero Jace (Dominic Sherwood) quasi per osmosi altrettanto, continua ad emergere prepotentemente la storyline dei Malec, di Magnus (Harry Shum Jr.) e di Simon (Alberto Rosende). Non voglio dire che si tratti di una storyline leggiadra, intelligente ed avvincente. Semplicemente sembra che i loro personaggi conservino ancora una parvenza di logica in quello che fanno, o quasi.

Per gran parte degli ultimi episodi della stagione due abbiamo visto la regina delle Seelie cercare di intrappolare Simon. Sebbene ormai non la vedremo più con i tratti di Sarah Hyland (che, per i poco informati, non è più la ragazza di Dominic Sherwood da un po’), il che è chiaro, meno chiaro è il motivo per cui la regina decida di lasciar andare il Daylighter come se niente fosse. Parliamo sempre di un essere secolare con la tendenza a stancarsi facilmente, ovvio, ma non sembra fin troppo sospetto il modo con cui lo liberi dal loro accordo? Non prima di avergli stampato un bel… segno infuocato in fronte, certo. Un regalo d’addio originale, non c’è che dire. Uno di cui certamente presto scopriremo l’utilità: non sarete tanto ingenui da pensare che si tratti di qualcosa che non tornerà a tormentarci, vero?

Magnus e Alec alle strette, ma poi pace fatta

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Credits: Freeform

Dall’altra parte ci sono i Malec, con i loro crucci sentimentali e le loro (perdonate il francesismo) “capre” mentali. Si, perché la verità resta una sola: Magnus e Alec erano molto più interessanti, di quanto potranno mai essere, quando ancora non stavano insieme. Uno stregone, rifiutato dagli Shadowhunter, per cui il figlio del capo dell’Istituto di New York aveva fatto coming out? Quella si che era una storia! Adesso? Segreti e bugie per cosa? Non sembrava anche a voi un po’ da asilo tutta la situazione da “Magnus mi ha detto…” di Caterina e poi “Caterina mi ha detto..” di Alec? Non siete un po’ troppo grandi (Magnus, almeno, lo è certamente) per fare questi giochetti?

Per quanto la storia di Magnus e Alec (Matthew Daddario) resti tra i punti cardinali della serie tv – uno di quei temi soggettivi di cui parlavo prima – non è possibile esimersi dal notare come anche loro si stiano, in qualche modo, spegnendo sullo schermo. Non hanno brio, non hanno passione, non hanno quella scintilla che li aveva resi indimenticabili.

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Almeno possiamo goderci lo sguardo burbero di Alec in pieno stile “uomo con una missione” mentre è alla ricerca della vera ragione per cui Jace è ancora vivo. Lui, quantomeno, sa che Clary sta mentendo. Con la sua runa di parabatai scomparsa è solo questione di tempo perché scopra che suo fratello è davvero morto prima di tornare in vita. Non resta che capire quanto ci metterà.

Non pervenuti: Isabelle, Luke e Idris

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Credits: Freeform

Allo spazio dedicato ai Malec e Clary, in questo On Infernal Ground si contrappone la totale inutilità di personaggi come Luke e Isabelle. Il povero Luke (Isaiah Mustafa), lo ripetiamo spesso, non ha una trama che gli appartenga per il semplice motivo che non ha nessun altro adulto con cui interagire. Forse quando Marise era all’istituto avrebbe potuto essere diverso, ma adesso? A meno che non si introduca un personaggio che non sia Magnus che non ha ancora l’età da liceo la vedo molto, molto dura per lui riuscire a ritagliarsi un proprio spazio.

Un po’ come per Isabelle, utile quanto la sua battuta “è l’arma che sceglie lo Shadowhunter”: aspetta, dove l’ho già sentita? Dopo aver sconfitto la sua dipendenza da sangue di vampiro, mi aspettavo di più per lei. Di certo più di diventare Maestra d’Armi dell’Istituto: quando si è interessata alle armi la giovane Lightwood? E perché per Clary sembra “adatto per lei”? Secondo quali criteri scusate? Unico evento degno di nota è l’incontro alle macchinette dell’ospedale di un dottore figo. Anche se siamo qui a fremere per la Sizzy, non è poi tanto sbagliato desiderare un po’ di normalità per Isabelle. Anzi, vi dirò: preferirei cento volte vedere Isabelle interagire con il mondo mondano in una sorta di spin-off di Grey’s Anatomy con il dottore che occuparsi delle Armi all’Istituto. Forse qualcuno dovrebbe dirlo agli sceneggiatori.

Manca anche la meravigliosa Idris, la città dei cacciatori che ci era stata promessa in questo episodio introduttivo della nuova stagione. Un balconcino e tanto CGI? Questo è tutto quello che vedremo in questa stagione? Speravamo in un’introduzione un pò più approfondita di quella che nei libri ha meritato anche un titolo tutto suo. Speriamo che questo non sia tutto, anche se con gli sceneggiatori di Shadowhunters non si può mai sapere.

3.01 – On Infernal Ground: la noia che regna sovrana

Non so se quindi sono riuscita a rendere bene il concetto. Il succo della questione, che emerge benissimo da questa 3.01 – On Infernal Ground, è che Shadowhunters manca in trama, in recitazione, scade in dialoghi spesso banalissimi e situazioni senza senso o perfino più banali. Continua però a portare avanti quelle tematiche che sono ben nascoste, metri e metri sotto terra. L’elemento della relazione stabile ma che ha le sue pecche, la difficoltà di riprendersi da una dipendenza, il peso delle aspettative della società, il desiderio di proteggere la propria famiglia, ma la paura di sacrificare altre persone nel mentre. Tutti elementi, tutte situazioni che ci vengono proposte da Shadowhunters. Non spiegate al meglio, di certo, ma proposte non di meno.

Non ci resta che sperare che questa non sia che una falsa partenza per la serie tv. Che in realtà, da qualche parte, sotto i dialoghi banali e la sceneggiatura da teen drama con elementi soprannaturali, ci sia ancora la possibilità di mettere l’originalità in primo piano. Magari insieme agli addominali di Matthew Daddario: sbaglio o in 40 minuti non ne abbiamo visti? Scriviamo un reclamo a Freeform?

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