fbpx
Best of Telefilm Central

Serie TV fantasy 2019: sopravvivere a Game of Thrones

The Witcher

Le serie tv sono fatte con lo scopo primario di intrattenere. E cosa intrattiene più di volare con la fantasia? E dove si vola meglio se non tra maghi e streghe, elfi e nani, cavalieri e damigelle? Inevitabile, quindi, che il fantasy abbia sempre rappresentato una ricca fonte di ispirazione per la serialità televisiva. Tanto più che sotto la definizione di fantasy vanno incluse oggi non più solo storie ambientate in un medioevo immaginario arricchito con robuste dosi di magia e creature leggendarie, ma anche avventure in mondi alternativi che condividono poco o molto con quello reale. Cambiando magari qualche aspetto, aggiungendo o togliendo qualcosa, giocando con la distopia o la fine del mondo come lo conosciamo.

Il 2019 non ha fatto eccezione e si è popolato di serie tv che possono rientrare in questa definizione allargata di fantasy. Indubbiamente, tuttavia, l’anno verrà ricordato come quello in cui è andata in onda l’ultima stagione di Game of Thrones, la serie che ha segnato un decennio non solo per il fantasy, ma per l’intero mondo delle serie tv. Fiumi di parole sono stati versati su questo argomento (anche da noi) per cui non ci torneremo in questa sede. Dove invece proviamo a vedere come è andata una più difficile sfida: sopravvivere a Game of Thrones. Proponendo nuove incursioni nel fantasy. Con la speranza di scovare un valido sostituto.

Serie TV fantasy 2019
Serie TV fantasy 2019: The Witcher – Credits: Netflix

The Witcher

Era il titolo più atteso. Quello su cui si puntavano i proverbiali due cents nella scommessa su quale serie avrebbe preso il posto lasciato vuoto da Game of Thrones. Di certo, quella su cui aveva investito (ben più di due cents) Netflix. Un azzardo troppo grosso per speranze disilluse? Sì e no. Sì, perché le avventure del witcher Geralt di Rivia, della principessa Cirilla e della strega Yennefer di Vengerberg difficilmente genereranno la stessa mania delle lotte tra i Sette Regni. No, perché la serie ha avuto comunque un discreto successo di pubblico e critica proponendosi come un punto fermo della programmazione futura del colosso dello streaming guadagnandosi da subito il rinnovo per la seconda stagione.

Tratta dai libri dello scrittore polacco Andrzej Sapkowski e resa famosa da una serie di videogiochi, The Witcher si muove in un mondo oscuro e cruento fatto di un mix tra ambientazioni realistiche e scenografie audaci, bellissimi costumi sporchi e sgualciti e CGI più di una volta sotto il livello minimo sindacale. Una serie che riesce a miscelare la semplicità di personaggi canonici (l’eroe solitario dai solidi principi morali, la principessa innocente col regno da riconquistare, il cattivo senza se e senza ma) con la complessità di una narrazione che cattura per il suo svolgersi su diversi piani temporali.

Paradossalmente, il punto di forza di The Witcher sono proprio i due personaggi principali nonostante il loro non essere originali. Henry Cavill è (sorprendentemente) perfetto nel restituire un Geralt di Rivia i cui dialoghi sono ridotti all’osso, ma che si esprime con una mimica facciale eloquente e lascia spesso parlare le sue abilità guerriere. Altrettanto di ottimo impatto è la Yennefer di Anya Chalotra che colpisce per la sua evoluzione e per la sincerità che non nasconde quelli che dovrebbero essere difetti come l’egoismo, il narcisismo, la menzogna, l’opportunismo.

C’è magia, c’è guerra, ci sono giochi di potere e c’è perfino amore, anch’esso destrutturato per adattarsi ad un mondo caratteristico. Cosa altro volere da un fantasy?

LEGGI ANCHE: The Witcher: Tanti clichè per un fantasy (alquanto) piacevole. Recensione prima stagione della serie tv

Il fantasy del 2019: His Dark Materials
Serie TV fantasy 2019: His Dark Materials – Credits: HBO

His Dark Materials

L’interminabile lotta tra streaming e tv tradizionale non poteva che coinvolgere anche il fantasy. Soprattutto, non poteva non parteciparvi quella HBO che a Game of Thrones deve l’inizio del suo successo planetario. Facile immaginare, quindi, un grosso investimento da parte della rete americana che, per l’occasione, si è alleata alla BBC inglese nella ricerca del prossimo successo fantasy. Ricerca che ha portato a His Dark Materials, adattamento per la tv della trilogia omonima di Philip Pullman. E che su questa serie HBO puntasse molto era stato chiaro già dall’annuncio dei nomi coinvolti che vedono la Dafne Keen di Logan nelle vesti di Lyra Belacqua, James McAvoy in quelli di Lord Asriel e Ruth Wilson come Marisa Coulter. A ulteriore conferma, i primi trailer lasciavano intuire (e la prima stagione ha dimostrato) il grosso budget messo a disposizione per la realizzazione dei daemon.

A differenza del poco riuscito film tratto dal primo libro, la serie di HBO e BBC si mantiene molto più fedele al testo originale pur anticipando eventi dal secondo libro. Ne risulta una storia scritta meglio e priva di azzardi logici o svolte troppo repentine. Sopratutto, una maggiore cura viene data alla caratterizzazione dei personaggi pur restando tuttavia una serie per ragazzi. Proprio quest’ultimo aspetto tende a far restare in secondo piano il messaggio contrario ad ogni tirannide culturale che Pullman voleva andare dipingendo il Magisterium come villain della serie. Vengono, invece, esaltate l’intelligenza, l’astuzia, la tenacia, l’audacia di Lyra intorno a cui finiscono per girare come satelliti ausiliari il resto dei personaggi. Lodevole è comunque la riscrittura di Ms Coulter che, in netto contrasto con il film, mostra qui tutte le contraddizioni di una madre che adotta metodi infidi per raggiungere uno scopo che lei ritiene invece benigno.

Un buon fantasy che parte da una base solida evidenziando quegli aspetti che maggiormente potrebbero attrarre un pubblico giovane. Ma un prodotto forse troppo semplice per sperare di diventare un fenomeno di massa come lo era il suo predecessore su HBO.

LEGGI ANCHE: Serie TV Supereroi 2019: il nuovo punto di vista

Carnival Row
Serie TV fantasy 2019: Carnival Row – Credits: Amazon Prime Video

Carnival Row

Nella singolar tenzone al trono del fantasy televisivo si è inserita anche Amazon Prime Video puntando su una storia che guarda alle creature magiche in modo inusuale. Non più potenti e affascinanti esseri soprannaturali, ma vittime oppresse dai pregiudizi razzisti dell’uomo. Affidare a Orlando Bloom e Cara Delevigne i ruoli da protagonisti fa capire quanto Amazon intendesse fare di Carnival Row una spada affilata per ferire mortalmente la spietata concorrenza. Ancora di più lo si intuisce quando scorrendo la lista del cast si trovano Jared Harris e Indira Varma (l’Ellaria Sand di Game of Thrones) tra i nomi che dovrebbero fare il filo alla lama. Peccato, tuttavia, che il risultato finale non sia tagliente quanto necessario per una simile disfida.

Carnival Row è comunque un prodotto interessante perché prova a seguire una strada diversa per arrivare al cuore del fantasy. Ambientata per buona parte nel mondo immaginario di Burghe, la serie vede fate, satiri e altre creature magiche costrette a vivere in un ghetto. L’aiuto degli umani non è stato, infatti, sufficiente a vincere la guerra con il misterioso Pact che ha portato alla distruzione del loro regno. Tra fate costrette a lavorare come prostitute e fauni sfruttati come fabbri o operai, Carnival Row dipinge un mondo oscuro e cruento. Un pseudo – Londra vittoriana dove regnano ingiustizie e crudeltà sono il pane quotidiano di creature disprezzate come ultimi tra gli ultimi. Un ribaltamento del canone classico che si riflette anche nei toni scuri della fotografia e nella sporcizia delle location, riflesso di quella moralità insozzata da un nuovo tipo di razzismo.

Seguendo la tendenza inaugurata proprio da Game of Thrones, Carnival Row non si limita ad una sola storyline, ma ne introduce diverse. Non tutte hanno lo stesso peso e, soprattutto, spesso procedono troppo lentamente chiedendo allo spettatore quasi un atto di fede. Che si concede alla storyline principale perché Orlando Bloom e Cara Delevingne mostrano una buona chimica e un fascino innato. Fiducia che si può accordare anche agli intrighi di cui si rende tessitrice Indira Varma sostenuta da un sempre bravo Jared Harris. Ma il pericolo non sempre scongiurato è quello di trascinare lo spettatore in una attesa che rischia di assomigliare a quella di Godot. E non tutti restano pazientemente immobili per scoprire chi sia Godot. O se alla fine valesse la pena seguire Carnival Row.

Spoiler: secondo noi, si, ne valeva la pena.

Il fantasy del 2019: Dark Crystal - la Resistenza
Serie TV fantasy 2019: Dark Crystal – la Resistenza – Credits: Netflix

Dark Crystal – la Resistenza

Non ambiva certamente a diventare l’erede di Game of Thrones e non solo perché Netflix aveva già puntato su un altro cavallo. Ma Dark Crystal – la Resistenza è sicuramente il prodotto più originale di questo 2019 fantasy. E la cosa sorprendente è che la sua peculiarità e il suo fascino nascono proprio seguendo la strada opposta. Tornare indietro alle origini del fantasy. Quando le storie erano ambientate in mondi fantastici popolati da creature leggendarie e la lotta era quella eterna tra bene e male. Soprattutto, tornare indietro a quando la CGI non esisteva e i maghi non erano quelli degli effetti speciali. Quando la magia del cinema nasceva dall’artigianato fatto di passione smisurata e dedizione certosina. Una serie che ammalia per il gusto retrò di ciò che era regola necessaria ieri e diventa meravigliosa eccezione oggi.

Diretto da Louis Leterrier, la serie è il prequel del film Dark Crystal realizzato nel 1982 da Frank Oz e Jim Henson. Ambientata nel mondo immaginario di Thra, la storia racconta le avventure di tre Gelfling, sorta di elfi nani, che scoprono il segreto oscuro nascosto dai malvagi Skeksis dai corpi rettiliformi squamosi con mascelle munite di becco e denti aguzzi. Gelfling e Skeksis si pongono chiaramente come ideali impersonificazioni di concetti eterni legati alla classica dicotomia bene – male. Risulta facile, quindi, per la serie veicolare i messaggi positivi come l’importanza della comunità sul singolo e il rispetto dell’ambiente. Merito anche di villain che hanno aspetto e modi e che riflettono il disordine e il marciume con cui intendono corrodere Thra e sterminare i pacifici Gelfling.

Dark Crystal – la Resistenza colpisce, tuttavia, più per la forma che per il contenuto. E, caso più unico che raro, questo prevalere della forma sulla sostanza non è un disturbante difetto, ma un magnetico pregio. Leterrier e il suo team utilizzano al meglio la tecnologia moderna per realizzare pupazzi elettronici che sono la naturale evoluzione dei burattini del film originale. Nonostante l’uso del green screen, gli elementi realizzati a mano sono predominanti e conferiscono una espressività inattesa (per quanto inevitabilmente fissa) a quelli che sono volti sintetici. Il fascino di abiti e oggetti realizzati a mano invece che in CGI regala alla serie una propria unicità figlia di una evidente passione personale. Una caratteristica che troppo spesso manca e non solo alle serie fantasy.

LEGGI ANCHE: Chernobyl, Good Omens, Unbelievable: le miniserie tv sono la nuova passione del 2019

Il fantasy del 2019: Undone
Serie TV fantasy 2019: Undone – Credits: Amazon Prime Video

E nelle serie TV fantasy 2019 ci mettiamo anche Undone

Non è solo Netflix a sperimentare nuove forme espressive. Ci prova anche Amazon con una serie animata che si può includere nel fantasy solo perché è, in realtà, impossibile da catalogare in un solo genere. Undone è, infatti, tutto e il contrario di tutto ricca come è di viaggi nel tempo, miti ancestrali, discorsi filosofici, attimi comici, momenti romantici. A voler essere totalmente onesti, la inseriamo in questa lista di titoli perché sarebbe stato un crimine non menzionarla e, tra tutti i generi in cui avremmo potuto catalogarla, ci è piaciuto scegliere il fantasy perché, proprio come Undone, è quello dove è più facile volare con la fantasia.

Parlare di Undone è difficile quasi quanto seguirlo. Una buona idea potrebbe essere quella di partire dal suo aspetto tecnico più appariscente ossia l’utilizzo del rotoscope. Le figure animate sono, infatti, ottenute ricalcaldo quelle precedentemente filmate generando un effetto che risulta volutamente artefatto per il suo essere fintamente realistico. A dare il volto ai due personaggi principali sono Rosa Salazar (già vista in Maze Runner e in Alita – Angelo della Battaglia) e Bob Odenkirk (Breaking Bad e Better Call Saul) che doppiano anche i rispettivi personaggi di Alma e di suo padre. In seguito ad un incidente quasi mortale, la prima sviluppa una strana relazione con il tempo riuscendo a muoversi attraverso di esso con fin troppa libertà. Una capacità che la ragazza usa per indagare sulla morte del padre con cui può ancora parlare grazie a questa possibilità di entrambi di violare le leggi del tempo.

Ridurre Undone ad una semplice indagine svolta con metodi fantascientifici è tuttavia imperdonabilmente riduttivo. Perchè la ricerca di Alma è prima di tutto un interrogarsi su sé stessa e sui perché facciamo quel che facciamo. Sulle menzogne in cui decidiamo di credere per la paura di scoprire verità che non ci piacciono. Le persone a cui vogliamo bene anche se non dovremmo e quelle che trascuriamo anche se ci restano accanto. Un viaggio tra il tempo per capire che passato, presente e futuro possono anche esistere tutti nello stesso istante perché quel che conta è chi decidiamo di essere in ogni momento. Una serie che dal fantasy prende qualche mitologia sulla ciclicità dello scorrere temporale mischiandola con teorie finto scientifiche. Ma soprattutto una serie che vuole far viaggiare lo spettatore nel mondo interiore di Alma per spingerlo a guardare dentro sé stesso per trovare il bene e il male.

Undone, magari, non dovrebbe essere in questa lista. Occasione buona per chiedere a voi di suggerici qualche nome alternativo per le serie tv fantasy 2019.

Comments
To Top