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Sense8: Recensione della prima stagione

not better or worse just different

Sense8 è, in tutto e per tutto, una serie Netflix, ossia una serie che non può essere presa come un racconto settimanale disgiunto, ma va intesa come un unico lungo capitolo di una storia che si svilupperà (mi auguro) in più stagioni. E come un unico capitolo, si prende il tempo per introdurre con pazienza i personaggi, rendendoli in modo netto e facendoceli conoscere in ogni loro sfaccettatura. Vedendoli al primo impatto possono sembrare caratterizzazioni banali, il poliziotto onesto di Chicago, la dj islandese problematica, la coppia omosessuale di Frisco, la ricercatrice indiana gentile e via dicendo, ma è proprio sotto l’apparenza che si crea la maggiore complessità di personaggi che altrimenti sarebbero canonici dell’ambiente in cui sono inseriti.

sense8 aSense8 è una serie tv profondamente metaforica e la prima metafora è proprio quella esposta sopra: l’apparente inquadramento nell’ambiente in cui si vive, base di accettazione sociale, in realtà è per la maggior parte delle persone una maschera con la quale vivere e con la quale coprire la complessità di traumi, debolezze ed esperienze passate. La copertura della banalità nasconde un vissuto profondo, che non può essere vista se non instaurando un legame più profondo con gli altri esseri umani.

Ed è qui che troviamo la seconda, potentissima, metafora di Sense8: i protagonisti, molto prima che nell’azione, sono presi dalle loro storie e dai loro problemi e la profonda natura del legame di condivisione empatica fa si che vedano se stessi attraverso gli occhi di qualcuno diverso da sé, fa sì che vedano ogni problema in una prospettiva più lontana e si calino profondamente, in prima persona, in realtà che non sono le loro e che riescono a vedere da molte angolature. sense8 bQuesto rende la loro vita diversa, la loro percezione diversa. Il messaggio fondamentale che Sense8 lancia è che vivendo nei panni dell’altro, sentendo e provando quello che provano gli altri, ogni persona diventa migliore, in grado di sacrificarsi e soffrire e vincere non solo per se stesso ma per obiettivi più grandi.

Sense8 azzera anche le differenze, mischiando popoli e orientamenti, religiosi o sessuali, così differenti, rendendoli un tutt’uno, un corpo solo, un emozione unica, tanto da confondersi a volte o da sovrapporsi, da risuonare insieme come un armonia di nascita condivisa o una cacofonia di un dolore unico. Sense8 è così profondamente poetico da far vedere tramite azione e riflessione quanto ogni essere umano sia profondamente connesso e intercambiabile con ogni altro essere umano nonostante le differenze culturali, etniche o di stile di vita.

sense8 cLo fa regalandoci anche picchi di emotività sia grazie a scelte musicali azzeccatissime, come nel quarto episodio nella sequenza scandita dalla meravigliosa What’s Up dei 4 Non Blondes, senza considerare Demons dei Fat Boy Slim o Knockin on haven’s door o come nel nono episodio quando la profondità emotiva e l’empatia che si crea tra i protagonisti sfonda lo schermo e investe lo spettatore con uno tsunami di sentimenti, corroborati da una recitazione intensa e drammatica.

Anche il reparto attori, pur pescato a mani basse tra le fila di quasi sconosciuti (o almeno la maggior parte di loro) fa degnamente il suo lavoro, regalandoci parentesi intense, senza cali ed è difficile esprimere delle preferenze, ma se proprio mi devo sbilanciare, le interpretazioni di Miguel Angel Silvestre (Lito), Jamie Calyton (Nomi) e Truppence Middleton (Riley) sono di una bellezza sconvolgente.

La sense8 dserie ha anche momenti distribuiti di azione pura, in stile Wachowski’s con lotte abilmente coreografate, inseguimenti accelerati e il tutto arricchito dalla continua sovrapposizione dei personaggi, tanto che ogni volta si viene catapultati in una giostra dal movimento impazzito in cui noi e la telecamera veniamo continuamente sbattuti contro tutti gli angoli e da ogni angolo torniamo verso il centro in un concentrico giro su se stessi.

Sense8 convince, intrattiene, è intelligente e emoziona profondamente. Sense8 si fa divorare schiavi del binge-watching, Sense8 ha anche qualche leggerezza ogni tanto su alcuni passaggi, ma gliela si può perdonare visto l’insieme.

Insomma, guardatevelo, non vi pentirete. Chi l’ha fatto so che mi capisce.

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