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Sense8: quando l’imperfezione diventa amabile – Recensione seconda stagione

Sense8

“A future where our children never grow up knowing love as a wall, but only as a bridge”

Queste sono le parole pronunciate da Capheus, verso la fine della stagione, durante il suo discorso pubblico, ma rappresentano a pieno la vera essenza e il cuore di Sense8.
La seconda stagione del manifesto politico ed emozionale delle sorelle Wachowski arriva dopo ben due anni dalla prima emozionate e stupefacente stagione e dopo uno speciale di Natale che aveva deluso davvero tutti, proponendoci una trama immobilizzata e una mancanza d’idee. Per fortuna, la seconda stagione, come aveva detto anche Giacomo nella sua recensione della premiere, torna a convincere a emozionare con i temi e le storie che ci avevano fatto innamorare della serie nella prima stagione.
È difficile recensire Sense8 perché è necessario (?) scindere il coinvolgimento emotivo che una serie del genere porta con sé, dagli aspetti, invece, più oggettivi della narrazione.

La trama si piega al messaggio

sense8

Sense8 non è perfetto, è lontano dalla perfezione, ma è questa la sua bandiera, il suo messaggio. Alle sorelle Wachowski non piacciono le cose lineari, le trame che s’incastrano a dovere, da manuale. Il messaggio di Sense8 è più potente e più urgente della sua messa in scena. Così, abbiamo una trama orizzontale a tratti nebulosa e che naviga lenta in alcuni episodi che sembra andare a sbattere contro un muro. A questa s’incastrano non sempre bene le storie dei personaggi. Qualcuna più divertente, appassionante e commovente, qualcuna meno.
Sicuramente con la seconda stagione, Sense8 ha acquisito la sua dimensione di show televisivo, c’è più trama orizzontatale e verticale, più mitologia e i personaggi hanno delle trame e dei goal personali a differenza della prima stagione che era stata scritta e pensata quasi come un lungo film, con sequenze musicali molto lunghe non sempre utili all’economia della storia.

Nuovi ingressi e nuove scoperte

Uno degli aspetti più interessanti di questa stagione è stato l’ampliamento della narrazione. La trama ha più respiro grazie all’introduzione di nuovi personaggi. I nostri 8 senseate scoprono altri cluster e la loro coscienza riesce a connettersi anche ad altri. Così ci viene introdotta Lila, napoletana (attenzione, non Italiana!), chiaro riferimento, neanche troppo sottile, alla Lila de L’amica Geniale di Elena Ferrante.
Lila inizialmente come controparte della storyline di Wolfgang, si rivelerà uno dei veri “cattivi della stagione”. Valeria Bilello fa un ottimo lavoro nel caratterizzare un personaggio sensuale e odioso allo stesso tempo.

Cliffhanger e tanti saluti

Sense8 non è stato ufficialmente, né tanto meno ufficiosamente, rinnovato; la serie costa moltissimo e inoltre tutto il team creativo è sulle spalle di Lana Wachowski che scrive e cura da sola la serie, la sorella Lilly è fuori dal processo creativo da questa stagione. A questo si aggiunge il cast scritturato solo fino a giugno 2017.
Solo tra un paio di settimane sapremo notizie ufficiali. Sicuramente questo cliffanger non è una chiusura della storia, anzi devo dire che da spettatrice sono piuttosto indispettita dal modo frettoloso con cui si è deciso di far concludere l’episodio finale.
Dov’è il bellissimo momento in cui il cluster s’incontra finalmente? Come fa Will a trovare la stanza per “rapire” Whispers?
Succede tutto off screen e quindi, mi aspetto e mi auguro che tutto ciò ci venga mostrato al ritorno della serie TV. Perché Sense8 deve essere rinnovato anche solo per quattro episodi conclusivi o per un film, altrimenti saremmo di fronte a un prodotto mozzo e anche la valutazione finale delle due stagioni nel complesso cambierebbe.

L’imperfezione che amiamo

Sense8

Alla luce di questi undici episodi, sicuramente la gestione dei tempi narrativi dei dieci episodi non è eccellente; come non convince neanche a pieno il montaggio nel post produzione, peccato minore se pensiamo alla quantità di set in cui la serie è girata e al numero di ore di girato da selezionare, ma come dicevamo prima: quando guariamo sense8 cerchiamo l’eccellenza?
Io non me lo aspetto e non la voglio.
Sense8 sarà sempre “troppo strano” per il pubblico di massa presumo e anche per questo, per questa sua natura “strana” della quale si fa porta bandiera, che mi sento indulgente nella mia valutazione.
Questi personaggi imperfetti si amano, si soffre e si ride con loro. In dieci episodi si piange e ride molto: per la depressione di Lito con il suo pigiama a tuta che indossa per un intero episodio, per Nomi che cade dai tacchi. Ci si commuove per l’amore di Lito e Hernando per tutte le scene di Kala e Wolfagang e si soffre con Nomi che deve combattere con una madre che la chiama ancora Michael. Riley e Will, dove li mettiamo? 
La storia di Sun, non più sola è forse la più struggente ed è anche il potete messaggio in cui si insiste: il mondo è terribile, difficile, una sfida, ma insieme è meglio che soli. Mai Soli.

Le Wachowski sono riuscite a creare una serie TV imperfetta, ma con un cuore pulsante, con personaggi vivi e veri al quale lo spettatore non può non volere bene.
Eh sì, a volte il coinvolgimento emotivo ha la meglio sul giudizio finale.
Sense8 resterà il cult di pochi, ma noi che facciamo parte di quei pochi, ne siamo molto felici.

Recensione seconda stagione
  • Tanto amore, ma con una trama
4.6
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