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Dalla scienza alla fantascienza: cinema e serie TV pazzi per i wormhole

Dalla scienza alla fantascienza: i wormhole

Lo dice il nome stesso: fantascienza = fantasia + scienza. A volte, tuttavia, è la stessa scienza a diventare fantasia. A proporre, cioè, fenomeni talmente lontani dalla comprensione comune da sembrare parti impossibili di uno scrittore con molta inventiva. Come è il ponte di Einstein – Rosen come viene spesso chiamato quello che, in realtà, è noto in fisica come wormhole.

Dalla scienza alla fantascienza: il ponte di Einstein - Rosen o wormhole
Dalla scienza alla fantascienza: l’immagine idealizzata di un wormhole

Cos’è un wormhole?

Previsto da Einstein – Rosen nel 1935, un wormhole è una soluzione delle equazioni di Einstein che permetterebbe di connettere un buco nero e un buco bianco (oggetto puramente ipotetico la cui esistenza non è stata mai verificata). Fu John Archibald Wheeler a coniare il termine wormhole e a dimostrare che il ponte di Einstein – Rosen, qualora esistesse, collasserebbe istantaneamente su sé stesso.

A meno che un qualche tipo di materia esotica con massa negativa fosse presente nei dintorni per bilanciare il campo gravitazionale del wormhole tenendolo aperto. Che questo sia possibile dal punto di vista delle equazioni è stato dimostrato nel 1988 da Kip Thorne (premio Nobel per la fisica nel 2017) e Mike Morris. Ipotesi interessante da un punto di vista puramente matematico, ma ritenuta a lungo puramente accademica.

Almeno fino al 1998 quando due team di ricerca, guidati rispettivamente da Samuel Perlmutter e da Brian Schmidt e Adam Riess (vincitori del Nobel nel 2011), scoprirono che l’espansione dell’universo accelera invece di decelerare come era previsto fino a quel momento. E questo è possibile se il componente principale dell’universo stesso è un qualche tipo di fluido che contrasta l’attrazione gravitazionale. Proprio come la massa negativa necessaria a tenere aperto il ponte di Einstein – Rosen!

Dalla scienza alla fantascienza: i wormhole
Dalla scienza alla fantascienza: la Endurance di Interstellar

Wormhole e cinema

Una prova inconfutabile dell’esistenza fisica di un wormhole non è stata finora ottenuta. E potrebbe anche non arrivare mai se fosse vera la congettura del censore cosmico di Stephen Hawking secondo cui una qualche ancora ignota legge vieterebbe i viaggi nel tempo per evitare ogni tipo di paradosso logico.

Ma proprio ciò che Hawking vorrebbe vietare è la ragione del fascino che i wormhole esercitano sul cinema di fantascienza. La possibilità che offrono di viaggiare da un punto all’altro dello spazio e del tempo. Percorrendo a velocità inimmaginabili il ponte di Einstein – Rosen.

Per andare dove? Magari dalla Terra ad un pianeta molto simile abitato da altri esseri umani rimasti ai tempi dell’Antico Egitto i cui mitologici dei sono però esseri in carne e ossa che governano tirannicamente. Almeno finché non arrivano i nostri eroi a guidare la ribellione ed uccidere il dio Ra che altro non era che un alieno. Eroi che hanno il volto di duro dal cuore buono di Kurt Russel e l’intelligenza testarda di James Spader in Stargate, film del 1994 scritto e diretto da Roland Emmerich. Un riuscito melange tra la mitologia egizia, le teorie fantasiose sugli alieni venuti sulla terra milllenni fa e la scienza dei wormhole. Perché lo Stargate è un ponte di Einstein – Rosen a tutti gli effetti. Anche se uno vero non si aprirebbe a comando.

Dalla scienza alla fantascienza: i wormhole
Dalla scienza alla fantascienza: il Bifrost ovvero la versione asgardiana del wormhole

E pertanto non basterebbe neanche usare come chiave la spada di Heimdall che in Thor attiva il Bifrost. Ad essere precisi, il Bifrost della mitologia norrena è un ponte tra il mondo degli uomini e quello degli dei e pertanto non un viaggio nel tempo e nello spazio. Tuttavia, nel Marvel Cinematic Universe, il Bifrost permette di viaggiare da Asgard ad un qualunque altro punto dello spazio per cui potremmo assimilarlo ad un wormhole.

Leggi anche: Spiegazione Interstellar: La scienza dietro la Fantascienza

Sono, invece, sicuramente dei wormhole quello attraverso cui passa l’astronave trovata negli abissi dai protagonisti di Sfera, film del 1998 con Dustin Hoffman, Sharon Stone e Samuel L. Jackson. Tuttavia, qui il wormhole gioca solo un ruolo marginale per avviare l’azione che poi si dipana su strade completamente diverse. Al contrario, è Interstellar di Christopher Nolan il film che maggiormente è debitore al concetto di wormhole. La Endurance viaggia attraverso un wormhole più di una volta e quest’ultimo appare sullo schermo esattamente come dovrebbe apparire ad un ipotetico viaggiatore che ci passasse accanto. E a garantire che sia effettivamente così è proprio Kip Thorne che del film è consulente scientifico e autore del romanzo da cui è tratto. Il migliore esempio di scienza che incontra la fantascienza.

Dalla scienza alla fantascienza: i wormhole
Dalla scienza alla fantascienza: viaggiatori attraverso wormhole in Fringe

Wormhole e serie tv

Viaggiare nel tempo e nello spazio è una miniera troppo ricca per non essere sfruttata anche dalla tv. Niente di sorprendente, quindi, che anche la serialità televisiva abbia fatto ricorso ai wormhole per raccontare storie fantascientifiche. Elenco talmente ricco che impone un atteggiamento professorale: perché viaggi nel tempo e wormhole non sono sinonimi. Così, ad esempio, sarebbe errato citare i wormhole per giustificare gli andirivieni di Barry in The Flash. In quel caso, infatti, è il raggiungere velocità prossime a quelle della luce a suggerire che l’impossibile sia possibile. Anche i portali tra universi paralleli non sono dei wormhole dal momento che, a rigore, ingresso ed uscita del wormhole sono nello stesso universo.

Tuttavia, una eccezione alla regola che ci siamo imposti è inevitabile. Perché a Fringe e al dottor Bishop si perdona tutto. Anche dire che il passaggio aperto per portare il Peter dell’universo rosso nell’universo blu distruggendo le leggi della fisica è un ponte di Einstein – Rosen. Non lo è per quanto detto sopra, ma l’idea è talmente forte e ben utilizzata e il ricordo della serie così gradevole che non si può che citarla in questo elenco. Anche perché, nel series – finale, un viaggio nel 2157 effettivamente avviene tramite quello che potremmo assimilare ad un vero wormhole.

Che, alla fine, sono anche delle scorciatoie rapide per andare da un posto all’altro dell’universo con una nave spaziale. Comodo allora avere una base proprio nelle sue vicinanze come avviene in Star Trek – Deep Space Nine. Paradossalmente, una idea molto simile (i wormhole come scorciatoia) è usata anche in un prodotto completamente diverso come genere e tono: Rick and Morty. Il protagonista della sboccata serie animata sfrutta un meccanismo che crea wormhole per muoversi da una parte all’altra dello spazio e del tempo. Ovvio che le leggi della scienza, ma anche quelle non scritte della fantascienza siano qui prese in giro ad uso e consumo del tono comedy di un prodotto che cerca solo una scusa in più per far ridere.

Dalla scienza alla fantascienza: i wormhole
Dalla scienza alla fantascienza: Dark e il wormhole di Winden

Intenzione che non ha affatto, invece, Dark, la serie capolavoro tedesca prodotta da Netflix. Quello che si trova sotto le caverne di Winden è un wormhole a tutti gli effetti. Anzi, è il miglior esempio di wormhole visto in TV. Unisce punti fissi nello spazio e nel tempo per cui non è una macchina del tempo che permette di spostarsi a proprio piacimento, ma piuttosto un ponte che unisce un punto di partenza e uno di arrivo prefissati dal wormhole stesso. Che un oggetto astrofisico come questo si possa creare sulla Terra è parto della fantascienza, ma la scienza ci ha messo del suo per dare agli autori gli strumenti per realizzare una serie come Dark.

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Abbiamo scritto troppo? Beh, potete sempre trovare un wormhole per tornare indietro e recuperare il tempo perso a leggere ed impiegarlo per vedere uno dei film e serie che abbiamo citato. Buon divertimento!

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