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Scandal: Recensione dell’episodio 4.10 – Run

Sorvolando la bravura di Jessica Chastain, a me Zero Dark Thirty non era piaciuto affatto. Ammetto di richiedere non pochi elementi perché il mio interesse venga scalfito e il documentario un po’ troppo ‘piatto’ e realistico non mi aveva convinto. Sembra tuttavia che io sia stata tra le poche, dal momento che sembrerebbe che il tema dei rapimenti e del continuo confronto tra occidente ed oriente sia all’ordine del giorno SCOTT FOLEYe Shonda ne approfitta per questo ritorno in grande stile per la seconda delle tre perle del suo forziere. La fine della prima parte di stagione – e, a maggior ragione, l’inizio dopo la pausa – mi ha sorpreso non poco, dal momento che un twist del genere sembrava più adatto alla fine di una stagione e non come espediente per la pausa invernale. Olivia Pope si ritrova in una baracca non molto dissimile da quelle usate in America dalla B613, solo che stavolta non c’è Ronan a fare da carceriere bensì una serie di individui i cui intenti e moventi non si riescono a comprendere. Con una mossa ben studiata, perfino maniacale, riescono a sottrarre una delle donne meglio protette e sorvegliate d’America da casa sua, con Jake a pochi passi di distanza, quindi a sbatterla in una prigione dopo averla drogata. I primi minuti dell’episodio sono stati un po’ troppo asfissianti, se vogliamo, ed hanno visto ripetersi la stessa sequenza di eventi in loop dai diversi punti di vista, portandoci a capire meglio, minuto dopo minuto, quello che era realmente accaduto.

scandal_410_1L’oppressione delle scene spoglie, della sporcizia e della prigionia vengono resi in maniera perfino troppo autentica, dando non soltanto alla protagonista ma anche a noi spettatori un senso di vuoto nello stomaco, una sofferenza psicologica che, grazie ad una brillante regia ed interpretazione da parte di Kerry Washington, ci permette di immedesimarci nella situazione. Ed è doveroso sottolinearlo: Kerry Washington è stata divina. Sono stati quaranta minuti pieni, intensi, dolorosi e lei ha saputo destreggiarsi con una maestria che forse non abbiamo mai potuto ancora assaporare nel suo personaggio. La forte, sicura Olivia, il gladiatore della Casa Bianca, trema impaurita, con la voce che si spezza ad ogni parola nell’ambulanza, piange in preda alla disperazione di fronte alla finestra murata, unica sua via di salvezza, sottrattale dai suoi carcerieri. L’assenza del resto del cast – eccezion fatta per Jake all’inizio e per il sogno di Olivia verso i minuti finali – sembra evaporare di fronte allo studio intensivo ed estensivo dei sentimenti di una donna privata di ogni speranza ed ogni salvezza.

scandal_410_3Ciò che ci sorprende maggiormente, tuttavia, non è l’inizio, per quanto scioccante, ma di sicuro la fine. Il compagno di cella a cui Olivia, forse perfino ingenuamente, aveva rivelato che il Presidente degli Stati Uniti si sarebbe messo alla sua ricerca, da prigioniero diventa carceriere, svelando la sua vera natura e provandosi la mente diabolica dietro l’intero piano. La consapevolezza del doppio inganno sfuma sul volto di Olivia mentre realizza di aver appena ucciso un uomo in quello che era una prigione finta, di essere scappata, di aver dimostrato di essere in grado di uscire dalla porta rossa, solo per capire che non era mai esistita nessuna porta, nessun carceriere o richiamo alla preghiera islamico, che nulla di tutto quello che l’aveva ossessionata era stato reale. La realtà, per un crudele piano del destino, è ancor più terrificante, scopriamo insieme a lei, paralizzati. Ian, che lei aveva temuto morto, per la morte del quale si era perfino incolpata, non era altro che il suo carnefice per tutto il tempo. Un carnefice di cui ancora non sappiamo molto, eccezion fatta per la sua intenzione di usare Olivia per un riscatto. Cosa voglia ancora non si sa ma come pensi di ottenerlo sembra palese: le reazioni di Fitz, dei gladiatori e dello stesso Jake sono da JASON BUTLER HARNERimmaginarsi, anche se purtroppo non potremo saperne nulla fino alla prossima settimana.

Un ritorno che definire ‘esplosivo’ non comincia neppure a rendere l’idea di quanto intenso sia stato questo episodio, quante sfumature abbia saputo mettere in campo e con quanta maestria abbia saputo gestirle. Merito principalmente di una protagonista che, dopo quattro stagioni, continua a dar prova di se, portando alla luce un aspetto di Olivia che non soltanto non pensavamo poter mai vedere ma, perfino, potesse esistere, nascosto sotto la forte corazza di ‘Olivia Pope’. Un nuovo villain fa la sua comparsa, pericoloso non solo in quanto consapevole dell’importanza di Olivia per il presidente ma anche per il modo quasi disinvolto con cui è stato in grado di rapirla, uccidendo a sangue freddo la sua vicina di casa. Il sogno che Olivia usa per tentare di scappare dal suo dolore, isolandosi nella sua isola felice, nel Vermont con Fitz, svanisce in un puff di fumo e la consapevolezza dell’inizio di un percorso terrificante e doloroso si fa largo, in lei e anche in tutti noi.

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