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Recensioni

Scandal: recensione dell’episodio 3.18 – The Price of Free and Fair Election

Lo ammetto: sarà perché era “solo” la puntata numero 18, sarà perché il ritmo della serie è sempre stato incredibilmente alto…ma che fosse già arrivato il finale di stagione praticamente non me n’ero accorta. “The Price of Free and Fair Election” chiude con gloria questa incredibile stagione di “Scandal”, accorciata di 4 puntate a causa della gravidanza di Kerry Washington. “Scandal” è un prodotto complesso, ricco di intrecci, ma in cui non si perde mai la bussola. Questo perché la trama non si limita a offrire tanti stimoli affastellati l’uno sull’altro soltanto per tenere viva l’attenzione sugli eventi, ma i vari accadimenti sono studiati a tavolino, mai improvvisati, per creare una intreccio complesso ma sempre sensato. Coerentemente con tutto ciò, questo season finale salda tutti i conti rimasti in sospeso, recupera praticamente tutte le questioni importanti che erano state aperte lungo la stagione: la casa in Vermont, la violenza sessuale su Mellie, la proposta di fuga fatta da Eli Pope alla figlia nella prima puntata.

Scandal 3x18

La puntata, costituita da 40 minuti più intensi del solito (sì lo so, è quasi impossibile da crederci) è pervasa da un costante senso di “attesa”: ne succedono di cotte e di crude ma si ha l’impressione che ci sia sempre qualcosa di più che deve accadere, che non si sia ancora toccato il punto più alto (o se preferita, più basso) della vicenda. E’ un punto di climax che viene effettivamente raggiunto soltanto negli ultimissimi minuti della puntata: dopo innumerevoli violenze fisiche e psicologiche, Adnan morta, Jerry ucciso, veniamo a sapere che tutto ciò è stato architettato e messo in atto da Eli Pope. E’ questo il dettaglio che costituisce il culmine dell’intera stagione, che imprime a mio avviso un “sigillo negativo” a tutto quello che è  accaduto in essa.  In che senso? E come mai Eli Pope arriva a compiere un gesto simile?

Per capirlo, torniamo un attimo indietro.

L’episodio si apre in un’atmosfera frenetica da ultimissimi giorni pre-elezioni: Sally Langston, salvata in calcio d’angolo da Jake che sventa i propositi omicidi di Cyrus, coglie al volo l’occasione offertagli dal trovarsi sulla scena del disastro per racimolare voti e portarsi in nettissimo vantaggio su Fitz. Prevedendo una sconfitta ormai certa,  tutti cominciano a fare i conti con le conseguenze psicologiche della disfatta: ora è tempo di Vermont, verrebbe da dire. E invece no. Davanti alle dure parole di Fitz verso sua moglie, Olivia si sente di non poter più trattenere l’orribile segreto di Mellie. La violenza perpetuata dal suocero (l’unico dettaglio volutamente lasciato “sepolto”  nel corso della stagione) viene ora ritirato fuori in nome di quel senso di lealtà che tanto contraddistingue Olivia, e che tanto le rovina la vita. Punto e capo, ci sarà da aspettare (ancora!) per Fitz &Livvie che sembrano destinati a trovarsi sempre in un indefinito e dolorosissimo limbo. Ben venga questo stato di cose, però, se ci regala momenti come la loro “conversazione” al telefono. Le virgolette sono d’obbligo considerando che i due, di fatto, non usano le parole: il loro è un incontro cuore a cuore. E’ qui che si vede la grandezza di “Scandal”: una serie che può concedersi il lusso dei silenzi, che non deve per forza far conto su battute azzeccate (che pure non mancano) ma che sa di costruire un sottotesto di emozioni così forte da far risultare il “silenzio” uno strumento potentissimo. “Stay at the phone with me for a minute” la prega Fitz… e in quel momento sentiamo il loro amore con più chiarezza di quanto non ce l’avrebbero fatto percepire mille dichiarazioni.

Scandal 3x18

Passando alle occorrenze più pratiche da organizzare, c’è da tenere l’ultimo discorso…quello di addio alla corsa presidenziale. Ma proprio durante esso Jerry, colpito da una meningite virale che poi si scoprirà essergli stata indotta dall’agente Tom per conto di Eli, muore. Risultato? Fitz ritorna in testa ai sondaggi. Tale andamento del gioco politico, che parte da una base di verità, mi porta ad una riflessione: la vicePresidente crocerossina, la morte di un figlio, tutti  questi fattori sono “non-politici” che pure hanno un influsso incredibile sull’andamento delle votazioni. Questo sono chiarissime prove dell’imponderabilità e della volubilità della politica stessa. Ma allora tutto lo sporco lavoro fatto da Liv, Cy, James, Jake e compagnia… serve veramente o è solo una lotta Don Chisciottiana contro i mulini a vento? Non so. Quello che però appare chiaro perfino ai protagonisti stessi del dramma che viene rappresentato, è la disumanità di cui ormai si sono resi complici.La Rimes infatti usa strumenti forti per cambiare le carte in tavole, non ponendo mai un limite alla crudezza fisico-psicologica delle sue trovate di storyline. “We’re going to win (…): a child is dead and THAT is the first thing it popped into my head” dice quasi shockata da se stessa la Pope, e ancora “When did we stop being people?” afferma sconsolata, “Were we ever…people?” la incalza Cy.

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Ma se le vicende presidenziali sono rese con una cura e un’attenzione veramente lodevoli, l’unica storia “minore” ovvero quella di Quinn e Huck lascia un po a desiderare… Loro due che fanno sesso selvaggio in ufficio potevo anche evitare di vederli, e la “nonchalance” con cui il fidanzato-assassino di lei accetta l’essere stato mollato è molto poco credibile.

Sono davvero inezie però, dettagli più che secondari e che nulla tolgono alla grandezza di una serie in grado di stupire l’osservatore fino all’ultimo. No, non è stata la cattivissima Maya ad uccidere Jerry, è stato qualcuno di ancora più temibile: Eli. Costui fa ancora più paura per la freddezza, la lucidità, il calcolo con cui agisce. Spinge sempre  più in là, con piena consapevolezza, i limiti della sua coscienza, in modo da poter far quadrare tutto secondo i suoi piani.

Ad inizio recensione ho parlato di “sigillo negativo” posto sull’intera serie: è vero, c’è un senso di negatività ed amarezza chiaramente percepibile mentre si guardano gli ultimi minuti dell’episodio. Eli uccidendo Jerry riesce a far quello che la figlia voleva: far rieleggere Fitz con “Free and fair elections” nel contempo però riesce pure a spingerla dove lui voleva ovvero “altrove”, inoltre sa persino di diventare di nuovo Command. Insomma, tutto sembra stato orchestrato alla perfezione da Eli e perfino Livvie sembra rimasta rimasta intrappolata dai suoi macchinamenti dal momento che la vediamo scappare da tutto salendo su un aereo che lui stesso le ha procurato.

Ma pensiamoci: è una vittoria del male o  un doveroso “cambio di vita” davanti ad un sistema marcio e che non si può cambiare?

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Non è facile dirlo, forse Olivia  decidendo di andar via è l’unica che inconsciamente si è davvero salvata da quel mondo-trappola: pur non conoscendo l’ultimo atroce delitto del padre, Livvie ha già realizzato di essere lei lo “Scandal”, lei il denominatore comune a tutte le atrocità accadute… ed ha perciò deciso  di mollare tutto e tutti. “Se la vedano loro” sembra dire. E’ una sconfitta? E’ la vera decisione saggia che doveva essere presa e che quindi noi comuni mortali non capiamo ma che Liv, sempre avanti agli altri, ha compreso prima del tempo? Qualunque sia la risposta non possiamo fare a meno di sentirci tutti un po’ come Abby: con gli occhi sgranati e senza parole,  balbettanti soltanto alcune frasi smozzicate “Ma come? Dopo tutto questo e ne vai?”.

Con pochissime notizie circa la quarta stagione (non si sa bene se ci sarà  o meno, inutile dire che io penso e spero vivamente di sì), possiamo solo accontentarci di questo degno finale… sia esso la chiusura della terza stagione o dell’intera serie.

Grazie a tutti!

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