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Recensioni

Scandal: recensione dell’episodio 3.14 – Kiss Kiss Bang Bang

41 secondi: ecco il tempo necessario a Shonda Rhimes per cambiare irrimediabilmente il corso Scandal e far sobbalzare lo spettatore sulla sedia. Perché si, sapevamo che uno tra James e David ci avrebbe lasciato… ma questo preannuncio non rende nient’affatto meno traumatico vedere Jake che spara a bruciapelo a James. 41 secondi e Novak è fatto fuori senza pietà. 41 secondi e Jake oltrepassa la linea (sottile, oserei dire invisibile nel mondo di Scandal) che divide bene e male. Schermata 2014-03-23 a 02.11.14

L’omicidio – lampo che si consuma a cavallo tra il tredicesimo e quattordicesimo episodio è un qualcosa di più degli altri gesti violenti  che abbiamo visto in queste 3 stagioni di Scandal: colpisce con forza maggiore, per la freddezza con cui si compie e per l’affetto che noi pubblico avevamo ormai iniziato a provare verso un gran personaggio come Novak. Lo sconvolgimento è tale da travolgere tutti i personaggi anche Liv (perlomeno all’inizio di puntata) finisce totalmente fuori strada, tanto da chiedere di indagare proprio all’assassino. Il quale, peraltro. in quel momento sta nientemeno che… seppellendo le altre due vittime. Vedendo questa metamorfosi inaspettata di Jake pensavo: beh con questo suo compartamento Ballard “passa al lato oscuro”, dalla parte dei barbari assassini e quindi si toglie dalla lista dei pretendenti alla mano della signora dal “white hat” (Daje Fitz, forse è la volta buona!) : una favola che si rispetti non può concludersi con la signora della giustizia che corona il suo sogno d’amore con il sergente cattivo, giusto?. Ma in Scandal niente è netto, per cui le azioni di Ballard sono sì efferate ma non si può solo condannarle senza appello e bollare Jake come “bad guy”. La (e ci) fa riflettere su questo, Eli Pope.

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L’Ex-command chiamato da Livvie ad assumere le (inedite per lui!) sembianze di “padre” sostiene che la colpa non sia di Ballard ma dell’organizzazione nel suo complesso: non appena si diventa capi del B613 è inevitabile diventare “hand of God”, ma questo compito è estenuante e per certi versi atroce.

La puntata prosegue ai consueti ritmi altissimi, con un Cyrus in trans che continua a lavorare, girando come una trottola, per non realizzare ciò che è veramente successo. Come spettatori si avverte chiaramente che prima o poi arriverà un crollo psicologico… ed esso arriva, implacabile e quasi “doloroso” a vedersi, durante la conferenza stampa. Ai rivolgimenti adrenalinici si susseguono flashback momentanei che ripercorrono l’incontro e l’innamoramento di Cy&James: quadretti dolci ed emozionanti, realizzati con sapienti scelte di regia… una su tutte? La scenda ambientata durante la Campagna presidenziale in cui Beene cammina nervosamente fuori da un palazzo dove Fitz sta tenendo un comizio, anticipando il discorso di Grant prima che egli lo pronunci.

Ma se l’esistenza di Cyrus cade a pezzi Mellie, da parte sua, ricomincia a “vivere” davvero abbandonandosi alla passione con Andrew. Lui, dolce che più dolce non si può, le confessa guardandola negli occhi “It’s a shame…that he can’t see you the way i do”. Come fai a resistere ad uno così?. Basta spostarsi appena però per abbandonare l’idillio romantico e ripiombare nel totale degrado e nella più totale confusione: ad esempio, le  vicende ad alta tensione che caratterizzano la parabola umana di Quinn Perkins. Il personaggio, a mio avviso, meno interessante della serie  ma ciò non vuol dire che la sua storyline sia trascurata, anzi… il suo incontro con Huck che comincia come premessa di Omicidio e finisce con un bacio violento, è qualcosa di inaspettato e sorprende lo spettatore.

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Ma in Scandal, fondamentalmente, non importa quanto incasinata sia la situazione, quali danni ciascuno dei personaggi abbia compiuto: tutti sono sereni finché hanno Liv da cui tornare, e a cui riversare addosso tutte le loro disgrazie. Lo confesso, stavolta, quando li ho visti tornare tutti (Abby, Harrison, Huck) “a rapporto” da Olivia seduta alla scrivania con un’espressione particolarmente da “pre-attaco di panico”, ho veramente pensato fosse il momento buono in cui lei mandasse tutto quanto a quel paese. E invece? Invece la grande Liv riesce ancora una volta a (come dicono gli americani) “pull herself together” e reagire.

Nessuna esitazione: va da David Rosen con la sua micidiale freddezza e memore della lezione impartitagli da Eli, spiega a Rosen che è “giusto” incastrare” un innocente se ciò contribuisce ad eliminare il problema  maggiore, ovvero la stessa organizzazione B613. Essa è come un gigantesco “buco nero” che inghiotte ogni uomo si trovi in lei e per sconfiggerlo bisogna, Liv dice con forza,  essere “patient and alive”. Olivia & co. quindi stavolta paiono schierati completamente dalla parte del bene, pronti a lottare senza esclusione di colpi per sconfiggere un’organizzazione che personifica tutto il marciume presente nel potere presidenziale. Le uniche deviazioni ammesse sono quelle dettate dal proprio senso di umanità, ad esempio? Omettere a Cyrus la verità, fargli credere si sia trattato di furto, per evitare che capisca di essere implicitamente responsabile della morte del suo amato James.

Shonda, nel finale, spara davvero anche le ultime cartucce:

1) L’episodio ( un po’ “alla Grey’s anatomy”) del ballo di insediamento. Forse un po’ troppo un’“americanata” per i miei gusti ed un pelino eccessivamente sdolcinata… ma si tratta comunque un peccato veniale e che qualche istante dopo viene controbilanciato dalla terribile scena di Cyrus disperato davanti ai giornalisti.

2) La  scena che ci mostra come James sia effettivamente passato a miglior vita: colpito appositamente male da Jake ha sofferto molto prima di morire.  Gli ultimi istanti vogliono mostrarci un Jake “caritatevole” che non lo lascia morire da solo…ma è davvero tutto così semplice? Percorriamolo un attimo al’inverso la vicenda: Jake fa un atto onorevole restando accanto all’uomo che lui stesso ha colpito, per proteggere la repubblica, in quanto James sapeva di come il sottosegretario ha ucciso il suo stesso marito. Dove sta l’eroismo? Non è forse soltanto un cercare di mettere pezze a enormi disastri, sempre più numerosi e sempre più grandi, che i personaggi si trovano a creare in nome del “bene comune”?. Male e bene non sono mai stati tanto distanti e nel contempo tanto coincidenti.Schermata 2014-03-23 a 02.08.16

Concludendo, lo ribadisco: una puntata magistrale. Ma voglio far notare una cosa: James che rantola a terra colpito a morte risulta parecchio forte e forse un po’ eccessivo.  Quindi cara Shona, Scandal è un telefilm magnifico, ma a mio parere è bene tracciarsi un limite di realismo che non dev’essere travalicato per rispetto… in fondo è (e dev’essere) solo fiction.

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