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Recensioni

Scandal: recensione dell’episodio 3.08 – Vermont is for lovers, too

C’è un principio fisico semplice e di cui tutti, esperti e profani, abbiamo fatto esperienza: il principio dei vasi comunicanti. La questione è semplice: se c’è un liquido in 2 contenitori esso tenderà a raggiungere lo stesso livello in entrambi. Bene, esso pare assolutamente non valere nell’universo Shondaland, in cui il genio creativo della Rimes pare essersi spostato in massa da Seattle a Washington. Infatti se Grey’s Anatomy scarseggia di trovare innovative e pare arrancare sotto il peso di 10 anni di storie trite e ritrite, Scandal ha talmente tante storylines originali ed intricate che non gli si riesce a star dietro. Si ha l’impressione di essere catapultati anima e corpo in un mondo parallelo, dominato da intrecci quasi fantascientifici ma al tempo stesso estremamente realistico… 40 minuti a settimana in cui si viene risucchiati in drammi amorosi, operazioni top secret e intrighi presidenziali. Di certo non ci si annoia mai. Questo stato  di empatia quasi ipnotica che Shonda riesce a creare con il suo telespettatore trova riscontro nell’incipit stesso di questo ottavo episodio, che parte ripetendo esattamente un fotogramma già visto in chiusura della passata puntata. Come se, sbattendo gli occhi increduli, ci ritrovassimo davanti a quello stesso scenario surreale: la mamma di Olivia è viva e tenuta segregata dal marito. Roba pesante! verrebbe da dire, ma ormai non ci scandalizziamo (quasi) più per nulla…se c’è una cosa che questi 37 episodi di Scandal ci hanno insegnato finora è che il confine tra “plausibile” e “implausibile”, tra “bene” e “male”, tra “giusto” e “sbagliato”, “realtà” e “fantasia” è molto labile e sfumato, per di più viene costantemente oltrepassato dai protagonisti. Schermata 2013-11-24 a 02.22.42Un esempio? Vedendo Mellie con lo sguardo da innamorata, davanti alla TV mentre osserva la registrazione di Fitz che la difende e nel contempo notando lui corrucciato sul divano, capiamo che siamo tornati alla visione “liv-centrica” della realtà a cui siamo (consapevolmente o no) abituati dall’inizio della serie. Sintetizzando: se “Everything is coming up to Mellie” ci aveva persino spinto a tifare per la “presidential couple” ora ognuno riprende l’etichetta assegnatagli dal destino: marito infedele, moglie tradita, amante sfortunata. In fondo quello zoom sul personaggio di Mellie è stato solamente un cammeo all’interno di una trama tanto intricata quanto chiara nella mente dei suoi creatori; è stata e resta una parentesi in grado soltanto di “congelare” provvisoriamente, tramite i flashback, le passioni incontrollate che continuano a travolgere i protagonisti dello show. Solo limitandoci a questa puntata infatti, ci troviamo davanti a Liv che rompe un telefono a martellate, Maya Pope che si morde a sangue i polsi e poi Olivia e il presidente che si lasciano andare ad una notte d’amore in Vermont. In Vermont? Sì proprio lì infatti Fitz ha fatto costruire la casa dove avrebbero dovuto vivere lui e Livvie se fossero davvero diventati due “normali” cittadini innamorati. “I want you to see the dream” sono le toccanti parole che il presidente dice all’amata prima di lasciarsi travolgere assieme a lei dalla passione… come sempre si crea un’atmosfera che inghiotte lo spettatore, la tensione tra i due è altissima e nell’aria si avverte agire tra i due quella forza in grado di convertirsi indifferentemente in amore o in odio. Si guardano intensamente, si scambiano un ennesimo bacio rabbioso poi non resta più niente da dire. Ci viene lasciata solo la certezza che sì, “Vermont is for lovers too”. In poche parole potremmo dire “dove c’è amore, c’è casa. Irrealisticamente Mellie vedendo che nessuno dei due risponde al telefono capisce che i due sono a letto insieme. E’ vero è parecchio irrealistico, ma in fondo è come se Fitz Mellie e Liv si muovessero all’interno di un campo dominato da forze magnetiche che condizionano il loro comportamento e che li portano ad agire secondo un copione che destinato a ripetersi ciclicamente. Unica nota negativa, la battuta della Pope al momento del congedo: “You have a world to run”…daje con questa storia! Sarò fissata e troppo fiscale, ma ogni volta che sento la parola “president” abbinata a “free-world” sono fortemente perplessa: noi italiani e il resto d’Europa siamo sottomessi alla presidenza USA e non ce ne siamo accorti oppure siamo in mano a un regime autoritario e non abbiamo realizzato neppure quello?. Lasciamo perdere.Schermata 2013-11-24 a 02.25.14

Meglio invece concentrarsi (perché davvero, ci vuole testa per stare dietro a tutti questi rivolgimenti) sul piano di Mellie e Cyrus per incastrare il marito di Sally. Beene finge di aver trovato un buon lavoro a suo marito da poco disoccupato solo per esporlo alle lusinghe del marito di Sally e cogliere Daniel Douglas con le mani nel sacco. Noi spettatori non possiamo che dare ragione a Mellie: questo è decisamente un “new law” persino per loro… D’altro canto però Cyrus, come ogni personaggio che riunisce in sé tratti di cattiveria a un’ispirazione geniale, risulta condannabile ma al tempo stesso irresistibilmente affascinante. Detto ciò, può essere intrigante quanto si vuole ma una volta che dalla sua bocca escono parole come “My husband is not your husband Mellie” taaaaac, il karma lo punisce (e se la merita tutta). Jake infatti, il quale è tutto men che tonto, capisce la messa in scena e decide di punire il partner cedendo alla avances di Douglas. Bella la sequenza di stacchi che ci mostrano Cyrus, sulle spine, in camera da letto: ora è lui a sentire cosa si prova ad essere in balia del dubbio. Inoltre da spettatori esterni possiamo facilmente realizzare come quel che faccia più male in questo genere di situazioni non sia tanto il comportamento stile “occhio per occhio dente per dente”, quanto piuttosto il “non dire” e “non sapere” come stiano le cose, in modo che tutte le parti della contesa si sentano completamente in balia l’uno dell’altro. Schermata 2013-11-24 a 02.27.59 E’ il meccanismo perverso che costringe Josie Marcus a ritirare la candidatura dopo che la figlia/sorella ha inscenato un furto nel suo ufficio, è lo stesso meccanismo che regola i rapporti tra Liv-suo padre- sua madre. Vediamo Maya chiusa in uno scantinato, pensiamo “povera vittima!” ma ecco che le battute ci lasciano intendere che in realtà sia lei ad essersi condannata a quello stato. Esiste una colpa? e se sì, su chi ricade?. Presto forse avremo risposte in quanto la prigioniera (probabilmente con l’aiuto di un qualcuno) fugge dal bunker in cui stava rinchiusa e sbuca davanti alla figlia in mezzo alla strada. Riuscirà Olivia a riprendersi da questo ennesimo colpo di scena?  Quale effetto avrà sulla sua relazione con Fitz? Quali segreti riaffioreranno  assieme a Maya nel “real world”? Lo scopriremo tra 2 settimane…

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