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Santa Clarita Diet: recensione della prima stagione della nuova dark comedy di Netflix

santa clarita diet
SpoilerTV

Quando ho letto la sinossi di Santa Clarita Diet ero molto scettica, da un lato l’idea di vedere un’altra serie con gli zombie e i non morti come protagonisti mi annoiava e dall’altra la scelta di Drew Barrymore come protagonista non mi convinceva affatto, non mi è mai piaciuta come attrice e non soprattutto non riuscivo ad immaginarla in un ruolo così. Dopo aver finito la serie in tre giorni (si lo so, non ho vita sociale ma non stiamo qui a sottolinearlo) posso concludere che il mio scetticismo si è dipanato. In giorni come questi in cui si parla molto di hype e aspettative e di come queste possano rovinare la visione di un prodotto, posso dirvi che tutti i preconcetti negativi che avevo su questa comedy sono svaniti dopo i primi tre episodi, e ad oggi posso dire che Santa Clarita Diet sia una delle comedy migliori di Netflix e sicuramente di questo inizio di anno seriale.

QUANDO LA SCENEGGIATURA FUNZIONA

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La forza della serie risiede nella sceneggiatura e in particolare nei dialoghi, che fanno di queste dieci puntate un prodotto unico nel genere delle comedy. Per quanto possa risultare assurdo infatti, nonostante l’ironia della serie si basi principalmente sullo schema della commedia degli equivoci, resta spazio anche per una riflessione su cosa voglia dire essere vivi ma morti in parte, quel tipo di substrato psicologico che molte serie zombie degli ultimi anni avrebbero voluto comunicare, ma che invece non sono riusciti ad amalgamare bene con l’aspetto più splatter del tema. A dimostrazione del fatto che per approfondire cosa significhi davvero la morte e dove stia il confine tra quest’ultima e la sopravvivenza, non è necessario un drama ma una buona capacità di scrittura.

La serie segue le sorti di questa famiglia che cerca disperatamente di bilanciare la normalità della vita in casa con il cannibalismo del personaggio della Barrymore, riuscendo nella surreale ipotesi di poter fare una crasi tra Hannibal e Modern Family. Inoltre questo nuovo prodotto di Netflix inserisce in ogni episodio dei piccoli riferimenti ad altre serie tv, citandole oppure prendendo in prestito degli attori, ricreando delle scene simili o prendendole in giro, ed è questa tipologia di ironia sarcastica che fa di una comedy un prodotto da vedere.

IL CASTING AZZECCATO E LE ZONE D’OMBRA

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La vera sorpresa della serie è a mio parere il cast che circonda la protagonista, in particolare Timothy Olyphant. Il personaggio da lui interpretato è il più divertente e i suoi tempi comici e la sua capacità di sfruttare la mimica facciale sono davvero impressionanti. Un’altra piacevole scoperta sono i due adolescenti (Liv Hewson e Skyler Gisondo), capaci di gestire due personaggi non facili e di non cadere nel banale. Entrambi risultano credibili ma allo stesso modo esilaranti e riescono nell’impresa di fare ironia su un tema surreale, come il cannibalismo degli zombie, in una California dei nostri giorni.

I difetti naturalmente ci sono. Drew Barrymore è un po’ legnosa e probabilmente l’attrice meno forte di tutto il cast, alcuni effetti speciali sono fatti abbastanza male e altri risvolti della trama forse potevano essere più originali, ma c’è da dire che la serie procede bene in maniera leggera ma allo stesso tempo dolce. Un prodotto che pone tra uno smembramento e l’altro alcuni punti di riflessione sulla famiglia, i rapporti lunghi, l’essere genitore e i propri sogni, riuscendo a bilanciare bene i due fattori e a non cadere mai nel banale.

Netflix si conferma ancora una volta capace di cercare il particolare e renderlo appetibile a tutti e di questo noi mangia-serie ne saremo sempre grati.

Good Luck!

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Prima stagione
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