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Sanditon: cercasi Jane Austen disperatamente – Recensione del period drama di Andrew Davis

Sanditon Recensione

Una delle più grandi tragedie di questo tempo è che Jane Austen sia morta lasciandoci soltanto sei dei suoi romanzi. Si spegneva nel 1817 a quarantadue anni, mentre era impegnata nella scrittura di Sanditon, il suo settimo romanzo che rimase incompiuto con soli 11 capitoli.

Poche pagine in cui l’autrice riesce appena a delineare i personaggi e a preparare la scena per le avventure di Charlotte, una giovane campagnola che per un colpo di fortuna si ritrova invitata a Sanditon, vivace città balneare alla moda e moderna.

Il materiale originale arriva a riempire giusto la prima metà del primo di otto episodi di questa miniserie. Tutto il resto è farina del sacco di Andrew Davies, veterano della Austen a cui dobbiamo la sceneggiatura dell’amatissima versione BBC di Orgoglio e Pregiudizio con Colin Firth. Questo, più altri due adattamenti di Jane Austen, dovrebbero averlo reso un vero esperto, eppure non gli impediscono di fallire drammaticamente consegnandoci un drammone romantico sciatto e anacronistico.

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L’adattamento di Andrew Davies di Sanditon fa impallidire zia Jane

Immaginare il seguito di un grande classico incompiuto è un’impresa in cui si sono cimentati in molti e che può rappresentare per uno sceneggiatore sia un grande onore che un grande rischio. Davies, famoso per i suoi continui tentativi di rendere la Austen più “sexy”, con Sanditon può finalmente procedere a briglia sciolta e la cosa si fa subito notare in negativo.

In questa sceneggiatura scomparsa è l’arguzia della scrittrice inglese nei dialoghi, inesistente l’ironia che l’ha resa famosa e la sua analisi precisa della società dell’epoca.

Intendiamoci, non vogliamo lanciarci in un giudizio da puristi. Non ci interessa sindacare su quanto sia plausibile la presenza di un personaggio di colore in un romanzo di Jane Austen o scandalizzarci per le scene di nudità o di sesso. Lecito modificare il linguaggio per alleggerirlo o rendere meno ingessati alcuni personaggi.

Meno comprensibile è invece la scelta di ignorare tutte quelle regole dell’epoca di costume e etichetta, fondamentali in un period drama, e solo quando queste siano d’intralcio al procedere della storia. Quello di Davies è un atteggiamento pigro di chi prende solo ciò che vuole lasciando indietro quello che è scomodo.

Bene le scenografie e i costumi eleganti, le schermaglie amorose, i balli e la bella società, ma tutto il resto viene sacrificato ad una modernità anacronistica.

Recensione di Sanditon: foto dal set

Il Regency de noialtri

Giovinette che a quell’epoca sarebbero state rovinate semplicemente per aver fatto una passeggiata in solitaria con un uomo (senza chaperon!!), conservano la loro dignità recandosi a Londra da sole di notte. Eventi che avrebbero rappresentato la catastrofe sociale di una ragazza (o per lo meno l’avrebbero costretta ad un matrimonio riparatore) vengono trattati come un’avventura da pettegolezzo (Charlotte snocciola tutte le disgrazie di Georgiana alla prima tizia che incontra al ballo).

Ne nascono così dialoghi intimi tra sconosciuti, litigi urlati in mezzo alla strada, scene di nudismo senza senso o peggio ancora amplessi sul pavimento di saloni che dovrebbero per lo meno pullulare di domestici.

Scelte stiliste a casaccio che al posto di arricchire la storia la banalizzano e appiattiscono.

Perfettamente rappresentativo di questo problema è il fatto che Charlotte vaghi per la città a capelli sciolti (cosa che in parte era già stata fatta con la Lizzy del film di Joe Wright, ma almeno non così sfacciatamente). Acconciatura che in epoca Regency era concessa solo alle bambine e che nel caso di una ragazza adulta sarebbe stata motivo di scandalo. Ma ammettiamo pure che questo possa rendere la protagonista di Sanditon più moderna e indipendente, ma perchè allora mandarla in giro con un covone di fieno in testa? Con la capigliatura di una che è appena uscita dal letto?

Sanditon Recensione
Sanditon Recensione

Ma c’è di peggio…

Pur volendo mettere da parte il confronto con Jane Austen, sarebbe impossibile non notare come tutti i personaggi siano stati prelevati dai suoi romanzi (Orgoglio & Pregiudizio in primis) e modernizzati per calzare ancora meglio alcuni stereotipi.

Charlotte è decisa, legge molto, non ha paura di dire quello che pensa e odia le convenzioni. Ma sa anche sparare (la vediamo imbracciare un fucile nella prima scena), fare di conto, si intende di architettura, è brava a cricket, se la cava anche come infermiera e ha delle idee molto chiare su temi come razzismo e schiavitù. Un sacco di caratteristiche straordinarie che però nulla ci dicono di chi sia veramente e quale sia la sua storia.

E Sidney Parker? La scelta di Theo James è vincente. Con quel cipiglio e quella voce, è perfetto come interesse amoroso in apparenza ruvido, ma dal cuore tenero. Basta metterlo appoggiato ad una colonna con il colletto della camicia slacciato e il gioco è fatto.
Lo vediamo fare a pugni, fumare, ubricarsi. Sappiamo che frequenta i bordelli, che è un avventuriero, ma che ha avuto il cuore spezzato. Che è orgoglioso e brusco, ma che ama profondamente la famiglia e gli amici.

Una serie di caratteristiche che lo rendono il perfetto eroe cupo e fascinoso, ma che sullo schermo lo trasformano in un antipatico inconsistente cravattone. Che senso ha aver rimarcato più e più volte la sua storia d’amore drammatica, quando al ritorno della sua ex sulla scena lo vediamo sorridere e correrle dietro spensierato?

Emblematico è il personaggio di Miss Lambe che seppur creato con ottime intenzioni, viene ridotto ad una bambinetta viziata e maleducata senza alcuna profondità. E se alcuni personaggi catturano l’attenzione è interamente merito degli interpreti che fanno del loro meglio con il poco che hanno.

Sanditon è il parco giochi di un maschio

Altro aspetto negativo che colpisce in questo adattamento è l’abbondanza di stereotipi maschilisti che affliggono i personaggi femminili.

Le caratteristiche che mettono in luce Charlotte, che la rendono una eroina tosta, sono principalmente maschili: sa sparare, sa giocare a cricket, non si impressiona con il sangue, sa tenere testa agli uomini. Ma il suo essere tosta e indipendente non la rende immune al trito e ritrito schema (e in questo caso davvero improbabile) della donzella che viene salvata dall’eroe da un tentato stupro.

Eroe che per tutta la serie non fa altro che maltrattarla e fraintenderla e che sfacciatamente le impone la sua nudità, assicurandosi così il suo incondizionato affetto.

La moglie di Tom è invece la classica figura della donna angelicata. Pura e inamovibile, porto sicuro nelle tempesta per un marito che può sempre contare su di lei nonostante i suoi continui disastri.

Al polo opposto si trova invece Clara. Astuta donna di mondo che un passato tragico ha reso dura di cuore, ma anche lussuriosa. Giusto per la quota sexy necessaria alla serie.

E poi abbiamo Esther, che abusata da un uomo meschino e manipolatore, pur opponendosi con schizofrenici rifiuti e flirt al pretendente Babbinton, viene infine salvata grazie al matrimonio a cui si abbandona felicemente pacificata.

Sanditon Recensione
Sanditon ITV

Tutto da buttare quindi in Sanditon?

Ammettiamolo, soprattutto i primissimi episodi, abbassate le pretese, si lasciano guardare con leggerezza. Eppure presto diventa difficile non cadere nella frustrazione quando la narrazione si impantana in schemi fissi e i dialoghi dei personaggi diventano monotematici. Miss Lambe che sogna il suo amore e si lamenta di Sidney. Sidney e Charlotte che bisticciano e si riappacificano incrociandosi per caso ogni due minuti. I fratellastri e Clara nel loro perfido triangolo. Babbington che si arrende e ci riprova ogni due minuti.

Ma anche alcune scelte registiche risultano pigre e a volte imbarazzanti. Quante volte è apparsa l’inquadratura del laghetto putrido con il ridicolo gracchiare di corvi in sottofondo a presentare Esther e Edward? Quante volte una scena in paese si apre con dei bambini che rubano qualcosa o della gente che sistema del cibo?

E se i costumi restano meravigliosi e certe scenografie sono ricche ed eleganti, un occhio allenato resterà un po’ deluso nel notare che i set risultano piccoli e poco numerosi. I personaggi si ritrovano praticamente sempre nelle stesse poche stanze (il salone con i cavalli, lo studio con decori romani, la torre dipinta, la casa di Stringer) e gli esterni in città si contano sulla punta delle dita, con lo stesso vicolo che viene usato e riusato all’infinito.

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E il finale è la ciliegina sulla torta

Che Andew Davies e la produzione sperassero in una seconda stagione è evidente dalla conclusione della mini serie che lascia in sospeso numerose storyline.

Si potrebbe discutere sul fatto che Jane Austen mai avrebbe approvato un finale negativo per i suoi personaggi. Ma anche volendo tralasciare questo dato, il finale amaro di Sanditon non soddisfa in alcun modo.

Noi in qualche modo ci accontentiamo di sapere Charlotte al sicuro di quel inconsistente di Sidney e salutiamo questa serie senza alcun rimpianto.

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