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Recensioni

Salem: Recensione dell’episodio 2.13 – The Witching Hour

‘Ma questo finale di stagione è stato fantastico!’ – parole mai pronunciate da alcun spettatore di Salem dopo aver visto la 2.13 – The Witching Hour. Perché se la seconda stagione di questo drama di tinte oscure è andata alla deriva, ne è piena testimonianza un finale del genere, praticamente inadatto a essere chiamato ‘episodio’, figurarsi poi ‘episodio conclusivo’.

salem_213_3Dopo aver gettato al vento la reputazione, il denaro e la felicità di Mary, finalmente la contessa si appresta a compiere il grande rito che riporterà in vita il suo amato signore, uccidendo così il piccolo John. Oh, il signore che lei proclama di servire rinasce ma purtroppo non vuole affatto la sua compagnia o il suo aiuto, preferendo invece ripescare un tema caro a J.R.R. Martin e darsi all’incesto. Se l’attrice che ha prestato il volto alla contessa Marburg è stata divina – e come può Lucy Lawless non esserlo? – non si può dire altrettanto della contessa e del suo personaggio. Arrivata a Salem con abiti che sembravano aver saccheggiato la tappezzeria di Versailles e i negozi di Swaroski, prometteva scintille e invece, alla fine, a parte le sfilate di moda, è stata utile solo per far fare al piccolo John un bagno nella melma. Non sminuisco il suo personaggio, che a tratti è stato anche apprezzabile, ma nell’insieme è stato fortemente sottovalutato e sottosfruttato, lasciando la sua storyline – inevitabilmente confusa, grazie all’intervento pronto di Sebastian – dal retrogusto amarognolo. La contessa non ha fatto mai nulla di realmente malvagio, anche se molte sue azioni puntavano in quella direzione, e anche se la seconda stagione voleva ruotare intorno a lei e alla sua sfida con Mary (ma che battaglia tra gatte in calore è stata, quella in chiesa?) la salutiamo un po’ delusi, augurandoci che possa rinascere in un corpo ancor più bello e malvagio e portare ulteriore scompiglio nelle vite di Mary e John.

salem_213_4Ed ecco il punto davvero dolente: John. Se Mary ha avuto la sua fetta di attenzione, come è giusto che sia, in queste tredici puntate, John Alden è stato praticamente inesistente, tranne nelle rare occasioni in cui delirava nelle visioni degli indiani o si nascondeva con il suo sacchetto porta-sfortuna. Le uniche scene davvero degne di lui sono state quella in cui ha deciso di sparare al figlio, ormai trasformato in mostro, e quella in cui ha tentato di estrarre il demonio dal suo corpo. Shane West, che sia un vantaggio o meno, si è dimostrato un punto fondamentale nella prima stagione e non sono certa di aver apprezzato la limitazione posta al suo personaggio in questa stagione. Dov’era il pathos, dov’era il confronto con Mary? Dopo aver scoperto che la donna che ama, l’amore della sua vita, è una strega, avrebbe dovuto esserci un percorso di redenzione: avrebbero dovuto esserci scene con lacrime, pugni e parole pesanti, e invece? Abbiamo un figlio? Ah, allora è tutto sistemato, ti amo come prima! La scena finale che li vede, in perfetta reunion alla Romeo e Giulietta, era talmente surreale da far impallidire le telenovelas argentine!

Non pensavo che sarei mai arrivata a dirlo ma, nel bene o nel male, la vera scoperta di questa stagione è stata Anne. L’evoluzione che la giovane Hale – ormai signora Mather – ha subito è stata rivoluzionaria, impensabile. La giovane ha abbracciato il lato di se da cui era terrorizzata ed è diventata la nuova Mary Sibley di Salem. salem_213_5Non ci possono essere dubbi su questo, non dopo la macabra scena del famiglio scaraventato già per la gola del povero Cotton. Credo che Anne ami davvero Cotton ma credo anche che non sappia ancora come comportarsi di fronte al suo rifiuto della sua natura. La soluzione: chiudiamogli la bocca, finchè non arriverà l’illuminazione su cosa fare e come comportarsi. Ha persino avuto il coraggio di sfidare Mary e schierarsi con la ritrovata-mamma (Oh che cosa tenera! Ma anche no…) per sacrificare il piccolo John, affidatole da Cotton. Il coraggio non assume mai la stessa forma e probabilmente l’agire contro la magia e l’agire contro l’amore richiedono diversi tipi di coraggio e Anne Hale non li possiede entrambi.

E se Sebastian (like a boss!) finalmente si ribella al giogo della madre, due streghe giacciono a terra, una quasi certamente priva di vita. Se, salem_213_2infatti, da un lato diamo quasi per scontato che Mary non sia morta, malgrado abbia usato il proprio sangue per salvare John, differente è la condizione di Tituba. Ecco, la sua sorte è una soddisfazione immensa, lasciatemelo dire. La donna che ha tramato, ucciso e negato la felicità di Mary per così tanto, era solo questione di tempo che pagasse per il male che aveva inflitto. Risultato: ciao corvi e addio occhi.

La narrazione singhiozzante di questa stagione si riconferma in questo finale da buttare completamente, in cui tutto va allo scatafascio e niente riesce a dare la giusta soddisfazione che, in minima parte, è giusto un finale debba concedere. Le scene sono mischiate come le carte in un mazzo, l’esito delle storyline avviato tredici episodi fa si conclude ma in maniera tanto banale e casuale da farci inevitabilmente domandare se gli autori fossero sotto effetto di allucinogeni quando le hanno scritte. Addio Salem, ci rivediamo la prossima stagione… o forse anche no.

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