Recensioni

Salem: Recensione dell’episodio 2.08 – Dead Birds e 2.09 – Wages of Sin

“Ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria.”

L’aveva affermato Newton, nel 1687, in un testo dal titolo Philosophiae Naturalis Principia Mathematica, che avrebbe costituito la base di diverse leggi della fisica odierna, tra cui anche i tre principi della termodinamica. Un po’ come per la fisica, anche a Salem scoprono che il terzo principio della termodinamica, in cui ad ogni forza corrisponde la risposta, uguale ma inversa, di una medesima forza, è una grande ed immensa fregatura. Il perché è semplice: se fai qualcosa di malvagio o semplicemente sbagliato, non puoi aspettarti che le conseguenze della tua azione non tornino semplicemente a perseguitarti, lasciandoti vivere felice e contento fino alla fine dei tuoi giorni.

salem_208_2Prima fra tutte a capirlo è l’ingenua, né piccola e neppure più dolce, Anne Hale. L’approccio di Anne alla magia è stato titubante all’inizio, frenato da quella paura e quella ritrosia che l’avevano portata ad uccidere i suoi stessi genitori. Un po’ la curiosità e un po’ l’influenza di figure molto più potenti e persuasive di lei (la contessa e Mary, giusto per citarne due a caso) hanno invece spinto la giovane Hale non solo a sperimentare la magia ma persino a godere dei vantaggi che quest’ultima poteva offrire, primo fra tutti l’affetto di Cotton, che agognava tanto. Ma tutto ha un prezzo, diremmo noi, e anche l’ingenuità di Anne Hale la porta a sperimentarlo sulla propria pelle. Dopo aver affogato le braccia fino al gomito nella melma oscura degli incantesimi paterni, dopo aver compiuto atti tutt’alto che onorevoli, tenendo persino il piede in due scarpe, si è ritrovata faccia a faccia con il suo carnefice, con l’entità che le ha concesso di ottenere ogni cosa lei potesse desiderare, poteri ultra terreni inclusi. Volendo essere pignoli, il buon e defunto Hale avrebbe potuto avvisare prima la figlia del ‘prezzo da pagare’ per la magia ma, d’altra parte, con un po’ di rassegnazione sappiamo che sarebbe accaduto con o senza il suo avviso. Neanche l’invocazione all’amato Cotton riescono a salvare Anne ed è così che la lasciamo, divorata dalla colpa e da un diavolo la cui maledizione si è attirata addosso con le proprie mani.

salem_208_1Chi invece ha già dovuto fare i conti con la ‘reazione’ alle proprie azioni è stata Mary. Mary, che giovane ed ingenua aveva posto nelle mani di Tituba la propria incolumità; Mary, che aveva un tempo amato tanto il suo John Alden; Mary, che ora non ha più amici di cui fidarsi e solo la dura realtà dell’ingiustizia a farle compagnia. Le azioni commesse da Mary nel corso di queste due stagioni, in particolare in questa, sono state dettate dall’amore. Un amore malsano, oscurato da indicibili atti di orrore e magia, ma pur sempre atti d’amore. Come tuttavia anche la potente strega ha imparato, non sempre l’amore conquers all, ed infatti è con impotenza che è costretta a lasciar andare il figlio, scoprendo che è il sacrificio destinato a riportare in vita il Diavolo.

Grazie all’intervento di un resuscitato Increase Mather scopriamo l’origine della contessa Ingrid Marburg, una strega perfino più potente di quello che ci eravamo aspettati. La sposa del diavolo, così la definisce Increase, incapace di morire e alla continua ricerca del modo per riportare in vita il suo signore. La perfidia della contessa emerge con incredibile prepotenza nel suo salem_208_4confronto con Mary – forse una delle poche apparizioni della sua persona in questi due episodi – in cui la esorta ad essere lieta di poter offrire una parte di se stessa, suo figlio, per la gloria del Signore che serve ed ha servito per tutti quegli anni. Ma la contessa tralascia un dettaglio nel suo piano ed è un dettaglio fondamentale – essendo una madre, immagino avrebbe dovuto prevederlo: una madre è pronta a fare di tutto per salvaguardare la propria prole. Ed è proprio così che, dopo un confronto violento con la traditrice Tituba, che mostra ancora una volta la sua rabbia e la sua frustrazione verso una donna che non ha mai considerato amica, che Mary scopre una verità in cui non avrebbe neppure osato sperare: John Alden è vivo.

Mary sa, perché è intelligente, che la salvezza di suo figlio non può dipendere unicamente dalle sue mani: in troppi hanno complottato contro di lei, in troppi vogliono il ritorno del diavolo e nessuno è preoccupato della salute di un bambino, di suo figlio. Ma se una madre è pronta a dare se stessa per il sangue del suo sangue, così è anche per un padre. John Alden riversa ancora una volta il proprio odio su Mary (anche se è il volto di Mary che vede, mentre prende con violenza una focosa Tituba, che va in giro come un’odalisca in salem_208_3veli rossi e senza nient’altro addosso), dichiarando che non sa come è stato in grado di amarla. Ma Mary incassa il colpo, forse perché è in grado di indurire il proprio cuore più di quello che Tituba crede possibile, e l’unica cosa che gli chiede è di salvare loro figlio, il figlio che non avevano mai potuto crescere ma che ora ha bisogno di loro. E’ alla notte che affida quella supplica, quella promessa, in cui il padre arriverà a salvare il figlio, loro figlio.

La narrazione delle ultime puntate aumenta il proprio ritmo, aumenta il pathos e quelle che sembravano scene senza senso iniziano a prendere forma, a delinearsi come un quadro su una tela. Samuel Wainswirght soccombe alla gelosia di Seastian von Marburg, invaghito di Mary più di quello che potessimo immaginare: non che il dottore ci stesse simpatico ma, dopo il tradimento verso Cotton, era insopportabile oltre ogni dire! Ricompare anche Mercy, nella figura di una serpe tentatrice, che conduce il giovane ed ignaro John verso le grinfie della contessa, sottraendolo al nido sicuro della casa di Mary. Insomma, dopo dei primi episodi un po’ piatti e che hanno notevolmente risentito della mancanza di Shane West, Salem sembra ingranare di nuovo la marcia giusta. Alleanze impossibili sono state forgiate, una missione di salvataggio intrapresa e il Grand Rite con la cometa in cielo è sempre più prossimo. Chi ne uscirà vivo? Io punto su John Alden, e voi?

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