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Salem: la recensione della terza e ultima stagione

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“Significant overlap with other papers by the same and/or other authors” è un messaggio che compare in automatico quando un articolo postato sull’arXiv (archivio online di articoli scientifici) ha una consistente quantità di testo in comune con qualche altro lavoro già presente in memoria. Messaggio di avvertimento che, in genere, sarebbe cosa buona e giusta evitare dal momento che è una nemmeno tanto velata accusa di aver spudoratamente copiato. Messaggio che potrebbe apparire paragonando questa recensione con quelle che lo stesso autore ha scritto per commentare il primissimo episodio di Salem, andato in onda ormai tre anni fa, la globale della prima stagione e la premiere di questa. Messaggio che tuttavia non sarebbe stavolta un’accusa perché la recensione di un series – finale non può esimersi dal guardare indietro a ciò che era per giudicare ciò che è diventato e tracciare un bilancio conclusivo.

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Quel che poteva essere e non è stato

“Salem ha il pregio di non fare promesse che non intende rispettare” era l’incoraggiante conclusione raggiunta dopo la visione dell’episodio pilota. Con la stessa fiducia ed un giustificato entusiasmo, si era arrivati persino a stilare una lista dei cinque motivi per cui la serie dovesse essere recuperata da chi si era inopinatamente perso la prima stagione. Ed invece. E invece la recensione del season finale dell’anno scorso iniziava con la triste premessa che “la seconda stagione di questo dramma dalle tinte oscure è andata alla deriva” per continuare con un elenco di difetti tali e tanti che meglio sarebbe stato che gli autori non si fossero mai cimentati nell’ardimentosa impresa di provare a scrivere un seguito degno delle lodi incassate nella prima stagione.

La terza annata doveva essere, quindi, quella del riscatto e del ritorno alle origini, ma è stata invece una corsa a ostacoli verso un series finale che è risaltato solo per la sgradevole sensazione di isterica frettolosità con cui la storia è stata infine chiusa. Quasi che gli autori siano stati sorpresi dalla notizia del mancato rinnovo, arrivata quando poco meno di metà degli episodi previsti era stato trasmesso. Notizia che però si poteva già annusare in un’ aria ammorbata non tanto dai demoniaci fetori dello zolfo infernale, ma piuttosto dalla ostinata insensatezza che ha mosso le scelte dei diversi protagonisti tessendo una storyline che andava avanti seguendo un filo tanto esile quanto illogico.

D’altra parte, la premiere di questa stagione aveva esordito proponendo un’ inattesa alleanza tra vecchi avversari uniti dallo scopo comune di sconfiggere il diavolo incarnatosi nel figlio di Mary. Nobile scopo certamente. Ma che in prima linea contro Samael e il fratello Belzebù si schierino proprio le streghe che tanto hanno bramato per evocarlo era un campanello d’allarme da non trascurare. Anche perché quel tintinnio accennato è diventato uno scampanare furioso che annunciava fragorosamente una sequela di assurdità che magari avrebbero voluto essere twist sorprendenti, ma sono invece risultati sinceri momenti nonsense.

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Nonsense come leit motiv della stagione

Elencarli tutti porterebbe via troppe pagine, ma non si può non notare come ognuno dei protagonisti subisca un percorso evolutivo secondo linee la cui direzione è pronta a mutare con estrema rapidità. Come Sebastian che, dopo aver contribuito alla sconfitta della madre nella passata stagione, continua ad andare da lei per chiedere consigli su come conquistare quella stessa Mary che ha ucciso proprio la persona a cui lui sta chiedendo consigli. Un amore così grande e sconfinato da mettere in dubbio la fedeltà del giovane conte al Signore del Male, ma che può essere dimenticato in tutta fretta per il tempo necessario a cambiare nuovamente idea perché altrimenti l’eroe designato non avrebbe potuto salvare la bella damigella in pericolo.

Altra devota dell’amore come sentimento eterno finché dura è Anne che è disposta ad ogni crimine e ogni promessa pur di salvare il suo adorato Cotton per il cui bene non esita a inimicarsi lo stesso Samael. Salvo, ovviamente, cambiare idea all’ultimo momento scatenando un’ira funesta e un’intelligenza crudele che sembra più che altro strumentale alla necessità di dare un finale ai troppi personaggi che la serie aveva provato a seguire. Vero è che spesso è stato difficile credere nel potere del diavolo in terra dal momento che la scelta di farlo interpretate ad un bambino (dalle non eccelse capacità attoriali, fra l’altro) già richiedeva una discreta dose di buona volontà. A peggiorare le cose anche il desiderio di Samael di sostituirsi a quel Dio con cui gioca a scacchi seguendo un rituale di astrusa comprensione (perché mai dovrebbe bastare far saltare in aria una città e compiere un incesto per essere dei è un mistero glorioso) che lo fa diventare ancora più simile ad un bambino capriccioso arrabbiato col padre che non lo porta a lavoro con lui piuttosto che un angelo caduto in cerca di una vendetta per sé e i suoi fratelli all’inferno.

Menzione d’onore, infine, per Belzebù che riesce a essere la perfetta incarnazione del motto “tutto chiacchiere e distintivo” dal momento che alle inquietanti minacce non fa mai seguire altrettanto decise violenze, finendo i suoi giorni sulla terra cercando arance dopo aver fatto sesso per la prima volta nella sua millenaria vita.

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Chiudere tutto e farlo con troppa fretta

Discorso a parte meritano ovviamente quelli che sono stati i protagonisti veri della serie ossia Mary e John. I due anomali Giulietta e Romeo seguono strade diverse che finiscono inevitabilmente per incrociarsi per poi procedere insieme sulla via che li conduce al più banale dei finali. Almeno Mary resta coerente con il suo scopo dichiarato di uccidere il diavolo, sebbene per arrivare a questo fine ultimo crei e disfi alleanze di volta in volta concedendo e negando fiducia a seconda delle convenienze del momento.

Ancora una volta deficitaria, invece, è la gestione di John che per oltre metà stagione si erge a difensore di Salem dall’invasore francese, aiutato da una improbabile alleata la cui storyline parallela inizia e finisce senza che se ne capisca il perché. Solo negli ultimi episodi gli autori si ricordano che dopotutto il furente capitano avrebbe un motivo per stare ancora a Salem e lo riuniscono alla trama principale della serie. Storia a cui si nega, invece, Isaac che insiste nella sua battaglia personale contro una Mercy considerata dalle sue vittime come una eroina dei diritti delle donne, nonostante il suo modo di salvarle consista nel trasformarle in prostitute da cui spillare sangue un tot al giorno.

Ironico che anche Isaac divenga paladino degli ultimi proprio grazie alla sua battaglia contro Mercy al quale sottrae il controllo dei bassifondi di Salem, dopo aver restituito agli uomini la loro virilità rappresentata da ehm… uccelli in gabbia. Entrambi vedono finire il loro percorso in Salem senza essere riusciti a raggiungere i loro scopi ed affrontando una fine che nulla ha a che fare con i loro caratteri, ma che è chiaramente frutto della fretta degli autori quando hanno saputo di non avere una quarta stagione in cui chiudere con calma il confronto tra i due acerrimi rivali.
E intanto Cotton se ne va dove molti lo avrebbero mandato, dopo aver assistito al suo ennesimo ondeggiare tra amore e odio verso Anne e Salem, tra eroismo e codardia, tra discorsi magniloquenti e sbronze colossali. Eppure anche la sua scelta finale, che vorrebbe elevare il personaggio verso gli altari dell’ammirazione, giunge in maniera affrettata essendo figlia di una decisione di Samael che cambia completamente quanto detto fino a quel momento.

Ci sono serie che si concludono lasciando l’amaro in bocca per quello che sono state e non potranno più essere. E altre che si salutano con il sollievo per quello che potevano essere e non sono state. Peccato che, nonostante gli esordi più che soddisfacenti, Salem si sia iscritta a questa seconda lista. E, quindi, grazie a chi ne ha deciso la cancellazione perché ci ha esonerato dallo scegliere di abbandonarla.

Salem - Stagione 3
  • Addio senza rimpianti
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