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Romulus: 5 motivi per recuperare la serie di Matteo Rovere

Mancano ormai pochi giorni alla premiere della seconda stagione di Romulus, la serie tv Sky Original creata da Matteo Rovere (presente anche come regista di molti episodi) e prodotta dalla sua Groenlandia. Il 21 Ottobre tornerà quella che, come la tagline annuncia, sarà la guerra per Roma. I due re Yemos (Andrea Arcangeli) e Wiros (Francesco Di Napoli) governano insieme la neonata città di Ruma, dedicata al culto della dea lupa Rumia. Ma solo uno di loro sarà destinato a diventare il leggendario Romolo.

A metterli alla prova ci sarà Titos (Emanuele Di Stefano), potente re dei Sabini, desideroso di soffocare sul nascere quella che potrebbe diventare una minaccia ferale ai suoi confini.

L’aver visto in anteprima, alla Festa del Cinema di Roma, i primi due episodi della nuova stagione ha confermato le qualità che la prima aveva mostrato convincendoci perciò ad elencare:

i 5 motivi per cui vale la pena recuperare la serie tv Romulus

Romulus: cinque motivi per recuperare la serie tv – Credits: Sky Original

1) Due protagonisti complementari

Yemos, il re senza corona. Wiros, lo schiavo senza padroni. Sono questi i due protagonisti di Romulus che da esuli condannati a perdere tutto trovano la forza di risalire il baratro in cui altri li hanno precipitati per raggiungere una cima ancora più alta. La prima stagione si può vedere quasi come il periodo di gestazione necessario a far nascere quel legame che sarà la loro indomabile potenza. Una relazione che nasce come figlia inattesa di una alleanza forzata tra due ultimi avversati da tutti per ragioni diverse, ma che cresce poi trasformandosi prima in una amicizia sincera ed, infine, in una unione pura e indissolubile come quella tra due persone che hanno scelto di essere fratelli.

Le interpretazioni convincenti di Andrea Arcangeli e Francesco Di Napoli danno sostanza alla scrittura degli autori che disegnano due personaggi volutamente complementari. Più impetuoso e forte Yemos. Più astuto e calcolatore Wiros. Sarà proprio questa diversità a rendere il loro totale maggiore della somma delle parti. I caratteri dei due non sono comunque netti, ma i contorni possono sfumarsi rendendo più viva la loro umanità. Se ne ha una conferma proprio nel climax che chiude ognuno dei primi due episodi della stagione dove le reazioni di Yemos e Wiros sembrano invertire il quadro che la prima stagione ha delineato. Non un cambio immotivato e duraturo, tuttavia, ma solo la conseguenza naturale di quanto avviene nella premiere di Romulus.

Se è vero che molto del valore di una serie è dato dai suoi personaggi, Romulus ha in Yemos e Wiros due frecce in grado di centrare ogni bersaglio.

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Romulus: cinque motivi per recuperare la serie
Romulus: cinque motivi per recuperare la serie tv – Credits: Sky Original

2) Gli antagonisti ben scritti

Ogni serie necessita non solo di protagonisti, ma anche di antagonisti. Anzi, è spesso proprio la presenza di avversari carismatici a definire la qualità della serie stessa. Consapevole di questa regola non scritta, gli autori di Romulus pongono molta attenzione nella scrittura del villain di ogni stagione. Nella prima questo compito va ad Amulius (Sergio Romano), fratello del re di Alba Longa Numitor e zio di Yemos. La fedeltà iniziale a mascherare il desiderio di potere. L’ambizione smodata che gli fa rompere ogni legame familiare pur di raggiungere la ambita corona. La disponibilità ad infrangere ogni giuramento o alleanza a seconda di cosa è più conveniente per i suoi fini. Sono tutti tratti che pennellano un personaggio tanto violento quanto intelligente in cui si possono scorgere echi quasi shakespeariani. Merito anche del rapporto con la moglie Gala (Ivana Lotito) in cui è facile scorgere una Lady Macbeth ante litteram.

Due soli episodi sono pochi per emettere un giudizio definitivo, ma la premiere sembra confermare che gli autori intendono dare a Yemos e Wiros un nuovo antagonista che sia allo stesso livello di Amulius. Uguale come pericolosità, ma nettamente diverso nei modi e nelle motivazioni. Titos (Emanuele Di Stefano) si inserisce nel ricco elenco di personaggi affetti da una megalomania legata indissolubilmente al proprio ruolo. Caratteristica non insolita in un periodo in cui i re erano spesso ritenuti discendenti diretti della divinità maggiore del pantheon. Ne deriva, quindi, un avversario che ha una sconfinata fede in sé stesso e una devozione assoluta del suo popolo. Ma anche atteggiamenti malvagi che nascono dal ritenersi al di sopra di ogni legge e comportamenti cinici tipici di chi non deve rendere conto a nessuno.

Se è vero che una giornata è memorabile quando brilla il sole di mattina e la luna di sera, si può dire che Romulus sa come farsi ricordare grazie al sole dei protagonisti e la luna degli antagonisti.

Romulus: cinque motivi per recuperare la serie
Romulus: cinque motivi per recuperare la serie tv – Credits: Sky Original

3) Le figure femminili forti

Una volta erano il terzo elemento di una triade immancabile in ogni film o serie: il protagonista, l’antagonista, la ragazza da salvare. Non è di certo Romulus la prima serie a non relegare le donne in ruoli puramente ornamentali. Gli autori mostrano di aver fatto tesoro degli esempi precedenti disegnando figure femminili che peccano, forse, di originalità, ma sono comunque felicemente anomale per la serialità italiana. Ne è un esempio la già citata Gala che rappresenta la sorgente a cui Amulius può abbeverarsi per trovare la forza nei momenti di indecisione. Ma anche Silvia (Vanessa Scalera) non si adegua al ritratto solito della madre acriticamente protettiva. La sua preoccupazione per il destino di Yemos la porta a tessere trame ed alleanze come una Cersei Lannister emendata da colpe e cinismo. Non le impedisce, tuttavia, di scontrasi aspramente con il figlio quando lo ritiene essere in errore.

Va, invece, ad inserirsi nella lunga lista di donne guerriere di cui le protagoniste di Vikings sono gli esempi più illustri il personaggio di Ilia (Marianna Fontana). Prima sacerdotessa della dea Vesta, poi ribelle per amore, infine determinata a diventare l’arma letale che compierà la sua vendetta. Il percorso di Ilia è sicuramente la declinazione al femminile del classico percorso che porta l’innocente a diventare il punitore, ma il cambio di genere è motivo sufficiente ad assegnare un punto in più a Romulus. Anche perché la premiere della seconda stagione mostra come Ilia resti comunque un personaggio non mono dimensionale ma con le proprie umane debolezze.

Romulus non avrà inventato le shield maiden, ma ha il merito di averle fatte parlare anche italiano.

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Romulus: cinque motivi per recuperare la serie
Romulus: cinque motivi per recuperare la serie tv – Credits: Sky Original

4) Un periodo storico inesplorato

La storia di Yemos e Wiros si svolge nell’ VIII secolo a.C. quando Roma era ancora in fasce e il Lazio era diviso in tanti piccoli regni poco più grandi di città stato. Un periodo, dunque, ben lontano dai fasti imperiali che il cinema e la tv hanno spesso celebrato. Romulus si muove in una terra ancora aspra tra foreste incontaminate dove è facile cadere vittima di animali selvaggi, campi incolti da strappare faticosamente alla natura per renderli coltivabili, laghi e corsi d’acqua ancora da imparare a navigare con la maestria necessaria a farne vie per il successo commerciale.

Questa dimensione quasi primitiva è ancora più evidente quando si guarda ai riti religiosi che sono ancora intrisi di quella carnalità sanguinaria tipica di una devozione ancestrale. Prova ne erano stati nella prima stagione le prove ai limiti della sopravvivenza a cui erano sottoposti i giovani Luperci e la violenza invasata dei seguaci di Rumia. Tema che ritorna anche nei primi due episodi di questa seconda stagione di Romulus dove il nuovo antagonista Titos è devoto ad una diversa divinità. Sarà proprio la peculiarità dei riti dedicati a Sanco e l’importanza delle sue sacerdotesse per il loro simbolismo ad accendere la fiamma che promette di diventare incendio devastante.

Romulus immerge lo spettatore in un tempo distante offrendogli la possibilità di esplorare un mondo che mai era stato trattato con così tanta attenzione.

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Romulus: cinque motivi per recuperare la serie
Romulus: cinque motivi per recuperare la serie – Credits: Sky Original

5) L’uso del protolatino

In verità, questo potrebbe essere un ostacolo piuttosto che un motivo in più per recuperare Romulus (comunque disponibile in italiano). La serie è girata in Italia con attori italiani, ma la lingua parlata è il protolatino, una versione arcaica molto diversa dal latino di Cicerone che magari qualcuno avrà studiato a scuola. Reduci dall’esperienza con Il primo re, Matteo Rovere e il team di autori portano la sfida ad un livello successivo. Non più solo due ore con molte scene silenziose, ma dieci ore (per la prima stagione) in cui i dialoghi rivestono una importanza non secondaria. Ne deriva la necessità di approfondire lo studio di una lingua di cui, in realtà, si sa molto poco. Gli autori sono dovuti, quindi, partire dai pochi elementi a disposizione sulla sintassi per arrivare a scrivere sopperendo autonomamente alle assenze di termini che mancavano nello scarno vocabolario protolatino.

Non è un caso, quindi, che un ruolo primario abbiano avuto anche illustri studiosi quali Valentino Nizzo (direttore del Museo Etrusco di Valle Giulia), la latinista Gianfranca Privitera (curiosamente, professoressa di Rovere alle superiori) e l’epigrafista Daniela Zanarini. Ogni parola è frutto di una analisi approfondita di ogni reperto disponibile e le scelte lessicali sono state compiute tenendo presente anche il modo in cui pensavano e vivevano le popolazioni di quel periodo. Simile attenzione è dedicata anche alla ricostruzione degli abiti, degli arredi, delle tecniche militari bilanciando veridicità storica ed esigenze scenografiche.

Romulus è, quindi, una serie che non si limita a svolgersi in un tempo lontano, ma di quel periodo vuole restituire ogni aspetto a partire proprio dalla lingua.

Winny Enodrac

Vorrei vedere voi a viaggiare ogni giorno per almeno tre ore al giorno o a restare da soli causa impegni di lavoro ! Che altro puoi fare se non diventare un fan delle serie tv ? E chest' è !

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