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Rome: i cinque motivi per recuperare la serie tv

Serie targata HBO (in collaborazione con BBC e RAI) andata in onda tra il 2005 e il 2007, creata da Bruno Heller e composta di sole due stagioni; a quasi dieci anni dalla sua prima messa in onda, Rome è ancora un prodotto con una capacità di intrattenimento che non ha nulla da invidiare a programmi più recenti del calibro di Game of Thrones, ad esempio. Certo, qualcuno non appassionato al genere potrebbe storcere il naso ma ecco una serie di motivi per cui una persona non appassionata di libri di storia dovrebbe imbarcarsi nella visione di una serie tv storica.

Ottima caratterizzazione dei personaggi

Guardando Romromeee si devono per forza fare confronti con la realtà storica. Non voglio soffermarmi troppo sugli eventi: nonostante gli errori presenti (alcuni palesi, altri per indirizzare meglio la trama), uno spettatore che conosce la storia sa sempre cosa aspettarsi perché la fedeltà agli eventi più importanti è totale. Assistiamo alla presa di potere di Cesare, alla sua inevitabile morte, fino all’ascesa di Augusto. Il punto realmente intrigante sono i personaggi che di storico hanno poco più che il nome. Partendo dai protagonisti Tito Pullo e Lucio Voreno. Nel corso delle due stagioni sono per la maggior parte del tempo al centro della scena: entrambi, due sconosciuti, avranno un ruolo decisivo nelle sorti della Repubblica entrando in contatto con le personalità più influenti. Sono i personaggi con cui gli sceneggiatori hanno potuto lavorare di più, essendo entrambi citati solo di sfuggita nel De Bello Gallico di Cesare. Lo stesso divus non sembra essere una persona magnanima e dispensatrice di perdono come storicamente è stata, ma è manipolatore, spietato e presuntuoso. Capovolta è la figura di Cicerone (David Bamber) che sembra privo di una sua personalità, ma soprattutto quella di Ottaviano Augusto. Mentre il giovane Ottaviano (Max Pirkis) ricorda molto un altro personaggio di Heller, Patrick Jane da adolescente, il secondo poco più che ventenne (interpretato invece da Simon Woods) è freddo calcolatore, apatico e affamato di potere. Una caratterizzazione che lo riporta, paradossalmente, su un piano più umano di quella che invece ci ha consegnato la storia. Tutto questo porta a dei personaggi credibili e tratteggiati fino al dettaglio, apprezzabili sia dallo spettatore abituale di serie tv sia da quello che conosce gli originali storici.

Game of Thrones prima di Game of Thrones

Vedendo questa serie si avverte l’impressione che dopo Rome la HBO non potesse che approdare a Game of Thrones. Mi spiego meglio: non si tratta solo di personaggi che ricordano altri della saga fantasy, è l’intero concetto che è simile. Sia in Rome che in Game of Thrones la guerra è il primo motore immobile che scatena la sequenza di eventi complementari, eppure essa viene raramente messa in scena. Ciò che gli spettatori realmente vedono sono gli uomini e i loro desideri personali, i loro intrighi politici, le loro storie d’amore mosse tutte non da un senso superiore di Res Publica o per amore della propria famiglia d’appartenenza, ma soltanto da puro egoismo e interesse personale. In nessuno dei due show c’è una lotta tra bene e male, la linea tra le due sfere è molto sottile: è il teatro del mondo che rappresenta se stesso. La vastità dei personaggi presenti e il fatto che è cesaredifficile dire chi sia il protagonista è un altro punto in comune tra le due serie. E in quanto a similarità tra personalità, prendiamo soltanto il caso di Azia dei Giulii e Gaio Cesare Ottaviano. Azia, interpretata da Polly Walker, è una Cersei Lannister (Lena Headey) in erba. E’ cattiva, tessitrice di inganni, affamata di potere. Ma in Rome è una Cersei umana: a un certo punto sentirà davvero l’amore per un’altra persona e questo la cambierà. Augusto, delineato già in precedenza, invece è un Joffrey mancato: mentre la schizofrenia del secondo lo porta a uccidere innocenti per il gusto di divertirsi, il primo non arriva a tanto, ma si ha la sensazione che, prima o poi, potrebbe.

C’è un po’ di Italia sia nel cast che nella produzione

Sembra banale suggerire questo show solo per la sua ambientazione italiana. In realtà il contributo RAI alla produzione della serie riguarda proprio le riprese; ricreeireneare Roma negli studi di Cinecittà è stato sicuramente un successo: nel complesso è venuta fuori una città molto verosimile a quella che poteva essere sia la Roma dell’epoca sia un altro agglomerato urbano che non avesse un nome così pesante. Oltre agli interni che sono ispirati alle costruzioni pompeiane, le scene ambientate in strada mettono in primo piano la durezza della vita: la maggior parte delle persone deve sopravvivere usando la violenza, in vie sporchissime e super affollate. Anche nelle scene in campagna si respira aria italiana: la ricostruzione è molto simile a come doveva apparire allora il Lazio o la “Campania felix”. Sono poche le presenze italiane nel cast (sebbene molti attori usino un marcato accento italiano), ma su tutte svetta la bellissima Chiara Mastalli che interpreta Eirene, futura moglie di Titus Pullo.

Romani inglesi: il cast

I produttori della serie, a mio avviso, sono riusciti egregiamente a trovare attori capaci di portare sullo schermo l’immagine di antichi romani che il grande aziapubblico ha presente solo grazie a statue e busti. La granitica espressione di Lucio Voreno (Kevin McKidd, che grazie a questo ruolo è diventato il ben più famoso Owen Hunt di Grey’s Anatomy) oppure il viso di Ciaràn Hinds (Cesare) potrebbero facilmente essere ritrovati in qualche busto tra le pagine di un libro di storia dell’arte. Tra le interpretazioni più convincenti ci sono quelle di Ray Stevenson nel ruolo di Tito Pullo, gigante buono, e James Purefoy che prima di massacrare innocenti in The Following ha prestato il suo viso a Marco Antonio, uno dei personaggi più complessi che viene fuori soprattutto nella seconda stagione. Oltre alla già citata Polly Walker nel ruolo di Azia, colpisce tanto anche Lyndsey Marshal nel ruolo di Cleopatr; non è una attrice dotata di una bellezza eccessiva, ma riesce a rendere Cleopatra esattamente quel che è: una donna sensuale che ottiene sempre tutto quello che vuole grazie ad un fascino ammaliante e irresistibile.

Ci si può fidare di Bruno Heller

Che si parli di geniali detective (The Mentalist), di supereroi in erba (Gotham) oppure dell’antica Roma, Bruno Heller sa sempre offrire prodotti di una certa qualità. La trama, pur condizionata da eventi che devono necessariamente accadere, non è mai banale e i colpi di scena ci sono e arrivano inaspettati. La sceneggiatura è moderna: i personaggi non parlano come se vivessero la loro epoca, sono solamente condizionati dalla loro posizione sociale. A differenza di uno show come Spartacus, dove si cercava di dare un tono quasi classicheggiante che poi risultava eccessivo, in Rome si ha sempre l’impressione di ascoltare qualcosa di fresco senza mai sconfinare troppo fuori dai limiti temporali. Ovviamente potrebbe non piacere a tutti, ma in quanto a serie tv poche sanno rendere l’atmosfera romana come questa.rome poster

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