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Cinema

Rogue One – A Star Wars Story: la recensione del primo spinoff di Star Wars

Rogue One - a Star Wars Story
IMDb

Titolo: Rogue One – A Star Wars Story

Genere: fantascienza

Anno: 2016

Durata: 2h 13m

Regia: Gareth Edwards

Sceneggiatura: Chris Weitz, Tony Gilroy, John Knoll, Gary Whitta

Cast principale: Felicity Jones, Diego Luna, Ben Mendelshon, Mads Mikkelsen, Forest Withaker, Donnie Yen, Riz Ahmed, Wen Jiang, Alan Tudyk

I titoli sono importanti. Possono dire tutto chiarendo fin da subito chi saranno i protagonisti (“I promessi sposi” di Manzoni o “Don Chisciotte della Mancia” di Cervantes) o essere volutamente ingannevoli per giocare con il lettore (così “I tre moschettieri” di Dumas è la storia del quarto). È una regola che vale per i romanzi e tanto più per i film che spesso provano ad essere evocativi. Non si sottrae a questa regola il primo spinoff che la Disney, divenuta proprietaria del franchise più famoso della fantascienza cinematografica, aveva programmato per rientrare dell’oneroso impegno profuso per strappare a Lucas la sua creatura.

Rogue One - a Star Wars Story

Uno spinoff che è soprattutto il prequel che mancava

Spinoff sia, quindi? Si, ma anche no. Perché non si fa nessuno spoiler ricordando quello che tutti sanno: Rogue One è, in realtà, il prequel del primissimo Guerre Stellari (capitolo quattro nella nuova numerazione, ma sempre numero uno per i fan della prima ora). Paradossalmente, buona parte della sua trama era già scritta nel rullo che scorre in apertura di quel film per cui è inevitabile che anche lo spettatore meno perspicace anticipi l’esito delle battaglie e il destino dei protagonisti. Ci si potrebbe, quindi, provocatoriamente domandare a che serva questo Rogue One. Solo a gonfiare il già ricco portafoglio della Casa del Topo? Ad accontentare la curiosità inesauribile dei fedeli risvegliati da Episodio VII prima che tornino ad esultare per il sequel dell’anno prossimo? Un puro e semplice fan service per motivi biecamente commerciali? Si a tutte queste domande. Ma anche e soprattutto no. Perché Rogue One è molto di più ed è questo molto di più che ne fa un film per il quale ogni fan dovrebbe ringraziare la Disney per aver tolto dalle mani ormai incerte di Lucas una saga che rischiava di restare solo un pezzo di storia del cinema ridonandole un nuovo perché.

Rogue One - a Star Wars Story

Non Star Wars ma una Storia di Star Wars

Rogue One è fedele al suo titolo. Non è Star Wars, ma è una storia di Star Wars. Non è Star Wars perché, come abbondantemente chiarito dai produttori nei mesi scorsi, non ci sono jedi e duelli con spade laser e neanche la forza o il suo lato oscuro (se si esclude quello che è poco più di un cameo di Darth Vader). Ma è una storia di Star Wars perché è ambientata in quella stessa galassia lontana lontana dove un’alleanza ribelle muove i suoi primi  indecisi passi contro un impero dittatoriale. Rogue One è, però, ancora di più. È tutto quello che mancava a quel mondo che abbiamo amato per i suoi aspetti più fantastici, ma la cui quotidianità ed eroica normalità non abbiamo mai davvero visto. In Rogue One l’impero non è il mefistofelico Palpatine con i suoi fulmini ferali e la sua intelligenza crudele e nemmeno è il rantolo spaventoso di Darth Vader con la sua mortale spada rossa. È piuttosto quello che tutti potevamo immaginare, ma che nondimeno non abbiamo visto. È l’occupazione militare di città inermi, l’oppressione visibile di soldati onnipresenti a ricordare che tutto può essere vietato, la spoliazione sistematica delle ricchezze senza rispetto per alcuna sacralità, l’ingiustizia eretta a sistema, la violenza a legge, la morte a presenza.

Allo stesso modo, la ribellione nascente non ha il volto giovane e spaccone di Han Solo o l’improbabile chioma della principessa Leia e nemmeno la forza ancora da scoprire di Luke o la saggezza di Yoda. Ha piuttosto gli occhi sorpresi di Jyn e la sua spontanea diffidenza verso una causa il cui successo sembra impossibile; la rassegnata obbedienza di Cassian e i rimorsi dolorosi di chi ha dovuto commettere crimini che può accettare solo se caparbiamente si convince di star agendo per un bene superiore; la testarda resistenza di Saw Guerrera e la sua ostinazione a combattere sempre e comunque anche quando la sconfitta è certa; la fede acritica del monaco Chirrut che come un mantra ripete di credere in quella forza che è qui solo un mito distante che nessuno ha visto mai; il coraggio che non si ha ma bisogna darsi comunque perché è troppo importante non tradire la fiducia dei tuo compagni di avventura e poco conta allora che tu sia solo il pilota di un cargo commerciale come Bodhi o un gruppo di ribelli apparsi giusto il tempo di andare a morire.

Per tutti questi motivi, Rogue One non è pervaso di un tono epico e magniloquente, ma è piuttosto un film cupo dove, soprattutto nella prima metà, la fotografia predilige colori scuri che vogliono riflettere la programmatica assenza di ogni epicità. Anche l’immancabile droide feticcio di ogni film della saga non è più quindi un giocattolo per bambini cresciuti simpatico come un R2D2 o un BB8 o pavido e ironico come C3PO, ma diventa piuttosto un combattente abile e dalla battuta sempre cinica e caustica come K2SO. E persino il villain di riferimento perde la potenza inquietante di un Darth Vader per essere un ambizioso direttore come Krennic in lotta per guadagnarsi un posto al sole in un impero di cui è, dopotutto, solo una rotella necessaria ma non indispensabile.

Rogue One - a Star Wars Story

Il pregio di non essere Star Wars ma la sua Speranza

A costo di essere ripetitivi, tocca ridire che Rogue One non è Star Wars, ma proprio questo è, paradossalmente, il suo più grande pregio. Sintetizzando al massimo, Rogue One è un film di guerra dal finale già scritto ambientato in un mondo già noto impreziosito da camei non del tutto inattesi ma comunque piacevoli per la loro eccellente riproposizione. Un film che approfitta del suo legame con la saga madre per inscenare meravigliose scene di azione, rutilanti battaglie, meraviglie tecnologiche, gradevoli tuffi in un vintage accurato (con gli abiti e le acconciature che restano coerenti con quelli di Guerre Stellari). La seconda parte decolla letteralmente e metaforicamente aprendosi a colori luminosi e scelte stilistiche che sottolineano il cambiamento della psicologia dei suoi personaggi. La forza, quella magica di Luke o quella guascona di Han, non c’è ancora; la ribellione non è salda nella sua volontà di opporsi all’impero; la fiducia nelle proprie capacità di vittoria latita.

Ma è qui ed ora che la storia di Star Wars che tutti conosciamo nasce. Ora che Jyn non accetta un no sfiduciato; ora che Cassian e il suo gruppo non si rassegnano a veder svanire il sogno per cui hanno accettato ogni crimine; ora che un monaco cieco dimostra ad un guardiano tanto abile quanto miscredente che la forza esiste sempre e comunque; ora che anche agganciare un cavo tra l’infuriare dei colpi di blaster per mandare un messaggio di pochi secondi è un qualcosa per cui vale la pena morire. Qui dove una spiaggia lussureggiante diventa lo sfondo paradisiaco di un inferno tuonante; qui dove una torre scura puntata verso un cielo azzurro solcato dalle scie dei Tie Fighter e degli X – Wing è la montagna da scalare per raggiungere la cima di una vittoria il cui costo è enorme quanto il suo significato; qui dove un ultimo lampo accecante può distruggere un mondo intero per far nascere una sconfitta trionfale.

Rogue One non è un film tecnicamente perfetto perché indugia forse troppo a presentare personaggi ai quali non si riesce ad affezionarsi completamente (complice anche il loro destino già noto) e perché deve dilungarsi in spiegazioni necessarie a contestualizzare il suo dove e quando in relazione a cosa lo precede e lo segue nella saga già passata sul grande schermo. Ma è Rogue One è soprattutto un’opera importante per tutta la saga che è già stata. Importante perché ad un universo di cui conoscevamo tutto riesce ad aggiungere qualcosa che non avevamo visto. E importante soprattutto perché mostra come lo Star Wars che verrà dopo nasca non dalla forza, ma da un’arma più potente: la speranza.

Regia e fotografia: 3.5/5

Recitazione: 3.5/5

Sceneggiatura: 4/5

Coinvolgimento emotivo: 4/5

Voto Totale: 3.75/5

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