0Altre serie tv

Rocco Schiavone: Recensione primo episodio – Pista Nera

Rocco Schiavone
Rai

Girando sempre su se stessi, vedendo e facendo sempre le stesse cose, si perde l’abitudine e la possibilità di esercitare la propria intelligenza. Lentamente tutto si chiude, si indurisce e si atrofizza come un muscolo.
Albert Camus

Il 2016 è un anno infausto, non credo sia possibile dire il contrario, forse talmente tanto negativo da poter segnare un limite, un punto di arrivo, un’occasione giusta per cambiare strada con una marcia diversa. Forse la televisione, che da tempo anticipa la storia, aveva già intuito il clima di cambiamento che aleggia in occidente, cambiando forma, rendendosi disponibile su qualsiasi dispositivo elettronico, in ogni momento del giorno e della notte e in ogni forma. Una televisione che entra a gamba tesa nell’attualità, con la rinascita del genere documentaristico, le serie politiche che spadroneggiano e una forte ripresa del drama storico. Il piccolo schermo così come la società che lo guarda oscilla tra nostalgia del passato e voglia di intrattenimento che però abbia un retrogusto arrabbiato.
Sarebbe ingiusto dire che la Rai non abbia intercettato questo vento di cambiamento, forse non totalmente ma è innegabile che i palinsesti si stiano svecchiando e che piano piano, il gusto internazionale si mischi con quello italiano.

Rocco Schiavone

UN POLIZIESCO DIVERSO

Rocco Schiavone rappresenta in parte questa operazione modernità della tv pubblica, iniziata con Non Uccidere e passata per I Medici. Il personaggio dei libri di Manzini, che figura anche come sceneggiatore, non è un poliziotto comune ma risulta molto più vero dei patinati detective americani che Rai2 ha mandato in onda per anni. Romano di Roma, fuma di tanto in tanto marjuana, riempie con relazioni occasionali il vuoto creato dalla perdita della moglie e prende a parolacce i sospettati dei casi che deve risolvere. Un uomo appassionato che stride con il paesaggio gelato dove si muove, che deve fare i conti con il freddo di Aosta, il sole che non appare mai, la neve che brucia e dei colleghi poco competenti. Ma attenzione non chiamatelo il Montalbano del Nord, perché nonostante le similitudini ci siano, ed anche evidenti: pensiamo al buffo medico legale livornese, o al questore autoritario e infine al poliziotto macchietta che gira sempre con la pistola, l’uomo sotto la divisa non si cela in lunghi silenzi in riva al mare. Rocco Schiavone è schietto, sincero, dice quello che pensa sempre ed fin dal primo episodio capace di raccontarsi, di dirci chi è al contrario del commissario di Vigata di cui ancora noi spettatori cerchiamo di comprendere alcune decisioni.

Rocco Schiavone

LA SERIE CONVINCE MA NON DEL TUTTO

L’impressione vedendo questo primo episodio La pista nera è che sicuramente c’è molto da lavorare, in particolare sul ritmo troppo lento e sull’originalità dei casi di episodio. Inoltre alcuni dialoghi appaiono un po’ troppo banali e quasi troppo perbenisti per il personaggio di Schiavone, ma nel complesso la sceneggiatura confeziona un buon pilota, che introduce i personaggi e in parte da un’idea della serie. Il clima rigido, che avvicina la serie al commissario Wallander, è reso molto bene dalla regia di Soavi e in parte anche dalla fotografia che in alcuni tratti zoppica, come le montagne digitali fuori dall’ufficio di Schiavone che potevano essere fatte meglio.

Vera assente la colonna sonora, necessaria per accentuare alcune scene, e che non ha un motivo ricorrente all’interno dell’episodio come molte serie tv crime di solito hanno. Di certo la performance di Giallini è ottima, il cast di attori che lo contornano azzeccato e nuovo, cosa che fa sempre piacere, e la serie scorre veloce e parla a tutti gli appassionati del genere investigativo a prescindere dall’età.

Sperimentare è necessario, cambiare è necessario, voltare pagina è necessario, bisogna solo essere disposti ad accettare il tempo necessario a questo mutamento.

Angolo della Vipera:
-Giallini io ti stimo ma per piacere anche se devi fare il romano potresti scandire meglio, anzi mejo, le parole?
-Isabella Ragonese riesce a rendere carini e coccolosi anche i morti.
-Il maestro di sci con le meches bionde spalmate in fronte no…
-Io dico che l’interpellanza di Governo promossa da Gasparri e Giovanardi e Quagliariello più che sulla marjuana è sulla scena del container di clandestini…

Voto, 3.5/ 5. Giudizio: Nuova speranza.

In attesa del prossimo episodio e delle prossime recensioni ricordatevi di mettere like alla nostra pagina Facebook per tutte le novità su tv e cinema.

Comments
To Top