
Riverdale: Recensione dell’episodio 1.01 – The River’s Edge
Benvenuti a Twin….ehm, Riverdale!
Premetto che solitamente non guardo teen-drama, che provengo dalla generazione di Dawson’s Creek, The O.C. e Gossip Girl (prodotti che non ho mai amato!) e che parlo da profana del fumetto (in questo caso quello della Archie Comics) per cui i miei pregiudizi, nei confronti della serie, erano tanti!
Ma l’episodio pilota mi ha insegnato quello che ogni adolescente, che si avvicina a questa serie, dovrebbe imparare: mai giudicare dalla prima apparenza! Perché Riverdale è stata una bella sorpresa. Certo dal tono leggero ma accattivante! Sicuramente con pochi spunti di riflessione ma coinvolgente. Nell’insieme un buon prodotto di intrattenimento.
La storia di per sé non è innovativa: un giovane talentuoso, Jason, scompare durante una gita sul fiume con la sorella gemella. E la scuola si getta nello sconforto (o forse no?). E fin qui la differenza con Laura Palmer è minima. Poi, lo sviluppo delle story-line la trasforma in un prodotto originale, per il semplice fatto che Jason era uno stronzo. Non era un angelo e la sua gemella idem.
E tutti, come loro a Riverdale, hanno una faccia oscura nascosta. Insomma, sono tutti esseri umani: nemmeno gli adolescenti si salvano. Verrebbe da dire: evviva!
Archie, il protagonista, è uno dei primi teenager cool che riesce a non starmi antipatico. Betty incarna il prototipo di ragazzina perfetta che non vuole più esserlo, senza risultare odiosa. Veronica è una stronza ma allo stesso tempo non è una stronza. E alla fine le vuoi bene lo stesso. Insomma Riverdale è uno dei primi teen drama in cui ci si libera dagli stereotipi, per avvicinarsi ad una profondità!
In merito, il set-up del triangolo Betty- Archie-Veronica è affrontato in maniera interessante. I pay-off non sono scontati e il tutto mantiene un buon ritmo. In generale i protagonisti sembrano più realistici e “pensanti”, meno appiattiti in personaggi senza cervello. D’altronde non c’è da stupirsi, Riverdale è stata scritta da Roberto Aguirre-Sacasa che, in precedenza, aveva sceneggiato alcuni episodi di Glee.
Nel complesso la fotografia è ben curata, la regia anche ma in tutto ciò c’è un problema. Riverdale sembra quasi una serie per adulti. I riferimenti a Mad Men, le citazioni su Capote e su altri autori americani la rendono un prodotto per un pubblico ambiguo. Non è un serie esclusivamente per teenager ma non è neanche una serie per persone mature, dal momento che il protagonista è Archie. Non c’è un po’ di confusione?
Per capire qualcosa di più, restiamo in attesa che Netflix la distribuisca in Italia. E nei prossimi episodi speriamo che la parola passi maggiormente al narratore, Jughead Jones (Cole Sprouse!), che in soli 3 minuti di pilota è già diventato il mio personaggio preferito. Cosa avrà da dirci sul ritrovamento del corpo di Jason? E sulla pallottola?
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Visitor Rating: 4 Stars
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