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Recensioni

Ripper Street: recensione dell’episodio 2.03 – Become man

Episodio importante e straordinario. Misogini state alla larga.

Diamine. Anzi… damn. Damn those English folks. Non avrei mai pensato che Ripper Street potesse servire un episodio così importante e straordinario come “Become man” dopo lo stupendo episodio della settimana scorsa. E invece eccomi qua. A riscrivere l’introduzione di questa recensione per la dodicesima volta, perché sento di non essere “a livello”. Oh non fraintendetemi, non voglio esagerare. Ma credo che questa settimana Ripper Street abbia avuto una forza e un coraggio che oggi come oggi non è facile tirare fuori, in questo modo, con una potenza e chiarezza dei segni tanto incontrovertibile.

ripperstreet-203-02Il plot dell’episodio è presto detto. Un gruppo di donne, sostenitrici di Jane Cobden (la prima vera consigliera comunale di Londra, qui interpretata da Leanne Best), rapisce un importante membro del Consiglio Comunale durante una serata in un locale di intrattenimento musicale dove Rose (la vecchia fiamma di Drake) adesso lavora. Dopo aver rapito il consigliere, colpiscono ancora, rapendo un avvocato proprio nel bordello di Susan. Il terzo rapimento permette ai “nostri eroi” di scoprire il collegamento con le “matchgirls”, le donne dello sciopero contro le condizioni inumane di lavoro alla fabbrica di fiammiferi Bryant and May realmente avvenuta nel 1888. Questo gruppo di rapitrici si scopre guidato da una donna, Raine, che aiuta un grande numero di ragazze e donne nel trovare un proprio spazio in quella Londra così poco ospitale per il genere femminile.

L’episodio in sé ha una trama, un plot, relativamente interessante. Certo, finalmente torna Rose, finalmente c’è una predominanza femminile e il personaggio di Susan fa un passo in avanti. Ciò che però conta davvero (e questo è segno di una scrittura che sa davvero il fatto suo) è come riempie di contenuti questo plot. Partiamo dal fatto che la scena è finalmente in mano a delle donne, in questo caso principalmente Susan e Raine. Le rispettivi interpreti, MyAnna Buring e Neve McIntosh (Madame Vastra, anyone?) sono eccezionali e sono perfettamente in grado di oscurare i colleghi testosteronici. Ma ovviamente, non è solo questione di recitazione.

ripperstreet-203-04Quello che è fortissime e terribile in questo episodio è un insieme di tematiche. Partiamo dal più scontato e meno importante, ovvero: come ci si muove in quelle aree grigie dove la sete di giustizia si trasforma in vendetta personale? Non solo, c’è in generale il dubbio sul generico “il fine giustifica i mezzi”. In fin dei conti le donne che si emancipano nella Londra di Ripper Street o rubano o si prostituiscono. Ma, con Raine al centro, il vero dilemma che prende lo spettatore è “dov’è il limite tra giustizia e vendetta?” Tematica, questa, su cui si sono scritte migliaia di storie, di cui anche al momento ci sono per lo meno due serie tv che si interrogano sullo stesso tema (Arrow e Revenge). Qui lo spettatore è davvero portato a chiedersi se Raine faccia bene a fare quello che fa oppure no. Fino alla frase di Susan: sei diventata un uomo.

BOOOM. La mia testa esplode. Quando ci vuole ci vuole. Mi tolgo il cappello, faccio cento inchini agli autori e rido arrogantemente in faccia ai commentatori americani che pensano che invece non sappiano più cosa scrivere. Stanno scherzando. O non capiscono niente di scrittura (e… hey, l’ignoranza esiste ed è un fattore assodato). In entrambi i casi non potrebbero essere più in torto di così. Certo, abituati a quelle sparate tutta azione o di superficie, magari si aspettavano lo stesso. Schiaffi, spari e magari qualche tetta. E invece no. Qui gli autori sapevano esattamente cosa stavano scrivendo e sono arrivati fino in fondo sapendo esattamente dove volevano arrivare. Quella frase di Susan seda il dubbio istantaneamente. Se sei una donna, non usi questa violenza. E Raine capisce.

ripperstreet-203-03Capisce, perché alcune scene prima lei stessa aveva introdotto contro Susan la tematica del senso della prostituzione, che, ahimè, è più che attualissima oggi nel tardo 2013 e lo sarà per tanto tempo. La falsa idea che l’emancipazione femminile passi attraverso la mercificazione del corpo è purtroppo un’idea che oggi come oggi vive e rifiorisce gioiosa tra le nostre lande, forse in Italia anche più che all’estero visti gli scandali. Sei libera? Pensi di avere il potere? “Chiedilo all’uomo che esce soddisfatto e svuotato dal tuo bordello chi ha il potere”. Logico. Eppure si fa così finta che non lo sia… La prostituzione, anche volontaria, non è emancipazione. Usare il corpo, il sesso, come merce di scambio, non dà potere alla donna. Al contrario conferma la posizione dominante dell’uomo. In una spirale di uso e consumo che non ha fine. E anche chi lo fa di propria spontanea volontà in realtà sta soccombendo a un sistema. Maschile.

E Ripper Street lo dice chiaramente in questo episodio. C’è addirittura un poveraccio il cui mestiere è raccogliere gli escrementi dalle vie putride della città sul proprio carro e si fa intuire che perfino essere uno come lui era meglio che essere donna nell’East End di Londra di quel periodo. E l’allegoria sia chiara: la serie non è il racconto di un mondo malato che ci siamo lasciati alle spalle. I segni delle violenze che ha sulla schiena Raine sono i segni che portano donne e ragazze in giro per il mondo, inferte da sconosciuti o familiari. E per quei maschietti che adesso insorgeranno con le solite idiozie tipo “hey hey, mica siamo tutti uguali” oppure “parli di femminismo, ma ci vuole parità”.. lasciate perdere. Nessuno uomo viene picchiato o trattato inumanamente … perché è maschio. Succede invece per chi è femmina. Non a tutte, GRAZIE AL CIELO. Ma a tante, troppe, succede.

Chissà se Raine riesce ad arrivare anche alle ragazze di oggi che pensano che cedere alla richiesta carnale sia una scorciatoia accettabile. Chissà se arriverebbe alle ragazzine dei Parioli. Se solo la RAI producesse qualcosa di simile invece delle beceri schifezze che produce… e chi lo sa. L’Inghilterra non è certo il paradiso. Però non posso fare a meno di pormi la domanda.

Questa terza puntata continua a dimostrare come la serie sia ottimamente scritta, intelligente, estremamente matura, recitata divinamente, capace di far scaturire emozioni importanti nello spettatore, riflessioni che in questa seconda stagione vanno aldilà dell’azione e del crime drama che ha caratterizzato la prima stagione. C’è più senso, più contenuto, più importanza. Confermando nuovamente che si tratta di un original british drama che merita davvero la nostra attenzione. Ora più di prima.

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