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Ripper Street: Recensione dell’episodio 2.01: Pure as the driven

Ripper Street torna incalzante e divertente. In UK alcuni non hanno digerito.

Vivere dall’altra parte della Manica confonde le idee. Arriva un prodotto come Ripper Street e ti sconvolge. La Londra di fine Ottocento, il quartiere di Whitechapel, la polizia del quartiere, casi da risolvere con la mascella serrata, personaggi tutti d’un pezzo, azione, botte, fotografia da urlo, scenografia perfetta, ritmo incalzante, attori con gli attributi. Poi vai a vedere cosa ne pensano in UK e scopri che per la maggior parte lo bollano come “silly entertainment”. Ma cosa vogliono questi inglesi?!

ripperstreet-201-06Partiamo dall’episodio. Ripper Street torna dopo un piccolo salto temporale in avanti, rispetto alla fine della prima stagione. I “nostri eroi” sono ancora tutti lì e anzi si sono sistemati in casa. Sposati, con un ritrovato senso di equilibro interno. Addirittura la prima scena post-titolo è una bella rissa in Centrale, dove, per via del limitato personale, i prigionieri scappano e si ribellano. Così anche il Detective Inspector Reid e il Detective Sergeant Drake scendono dall’ufficio del piano superiore e cominciano a menarle di santa ragione con il manganello di ordinanza. Il tutto mentre chiacchierano con Captain Jackson che si fuma tranquillo una sigaretta nel mezzo della rissa. Una scena scanzonata, divertente, che ammicca alla tranquillità con cui i nostri roteano bastonate ogni tre per due, ribadendo per l’ennesima volta quanto siano duri e puri questi personaggi.

Duri e puri. Puri come gli ossessionati. Questo è ciò che rinfaccia al nostro eroe il Detective Shine, collega di un quartiere vicino (e quindi appartenente alla divisione K della polizia londinese) e che si è già prefigurato come il cattivo della stagione. Shine infatti è al centro del caso della settimana, in cui si cerca di scoprire chi abbia gettato dalla finestra un altro poliziotto della K division, per questioni probabilmente legate al commercio di oppio con la nascente Chinatown. Ecco quindi che gli autori di Ripper Street ci catapultano in uno scenario quasi esotico, fatto di orientali truccatissime, di campioni di arti marziali, di fumo oppiaceo, di mercato portuale… Il ritmo della narrazione è incalzante. I protagonisti si trovano a scoprire che in realtà il poliziotto, ormai tossico, stava cercando di proteggere Pang, una ragazza orientale che controllava la lavorazione dell’oppio per la creazione di eroina. Operazione messa in piedi proprio da Shine. Ma in mezzo si era messo il fratello di Pang, intento a portare a casa la sorella per ristabilire l’onore della famiglia. Ovviamente il ragazzo è più abile di Bruce Lee e Jackie Chan messi insieme, mostrando le proprie capacità in super scene d’azione.

Quindi facendo un rapido calcolo, Ripper Street ha messo in mezzo il “cooking” di una nuova droga, la Triade cinese, arti marziali… Sembra un  mix tra Breaking Bad e Arrow. E per di più c’è anche la comparsa di Joseph Merrick, il celebre Elephant Man che ha realmente vissuto a Londra a fine ottocento e che era effettivamente protetto dalla polizia. Insomma, un bel mix di elementi per una serie che era partita come un poliziesco tutto inglese.

ripperstreet-201-02Forse è per questi motivi che agli inglesi non è andata tanto giù questa premiere. Per cominciare, si critica il fatto che si parli di eroina nata per utilizzo “ricreativo”, quando in effetti è stata per la prima volta sintetizzata proprio in un ospedale inglese, cercando alternative alla morfina. Tuttavia il periodo in cui l’eroina ha cominciato ad essere sintetizzata in maniera autonoma è proprio quello di fine ottocento e sebbene non ci siano cronache particolari, è risaputo che la malavita orientale a Londra ha preso piede grazie al commercio di sostanze stupefacenti. Quanto indietro però si possa datare questa attività, non è certo. Ecco quindi perchè vedere lotte di arti marziali, pistole americane sguainate in mezzo alla strada, produzione di eroina e via dicendo, sembri tutta una grande burla. Inoltre viene molto criticata la recitazione dei protagonisti, specialmente di Matthew Macfadyen, considerato in alcuni casi “abile quanto un manichino”.

Per questi motivi mi chiedo… ma cosa ci vuole per soddisfare questi inglesi? Ripper Street è certamente un prodotto che strizza l’occhio alle produzioni dei cable network americani, cercando di proporre uno stile forte, solcato, maturo. Il risultato è un poliziesco in costume che ha del fascino da vendere proprio perché british e non il classico stra abusato tema americano. Vero: i protagonisti sono dei caratteri non particolarmente tratteggiati. Drake è il duro dal cuore tenero, Jackson è l’americano che se ne frega di tutto e Reid è il rettissimo detective integerrimo. Vero anche che le donne sono solo sullo sfondo e al meglio sono prostitute. Vero anche che l’accuratezza storica dell’intero comparto, per quanto riguarda i casi specifici, non è propriamente immacolata. Si vede che gli inglesi sono abituati bene e non sono di bocca buona. Hanno un livello minimo di recitazione tale da non ammettere niente che non sia almeno eccellente (e allora non capisci i commenti su Tennant, idolo nazionale, nel ruolo di Amleto televisivo, che non mi è parso affatto originale… per quanto bravo, s’intende).

ripperstreet-201-03Eppure la serie è terribilmente ben fatta, ha un ritmo che coinvolge, gli attori sanno davvero il fatto loro e sembrano assolutamente credibili nei ruoli pur non drammaticamente approfonditi. Le donne non hanno ruoli importanti e su questo speriamo si cambi qualcosa. Ma il fattore entertainment c’è tutto. Ripper Street sa di essere costruito con l’intento di coinvolgere e ci riesce, giocando al meglio le proprie carte, con uno stile originale, per il suo essere inglese. E forse in parte è vero che MacFadyen non fa urlare al miracolo, ma non è l’obiettivo della serie e comunque non è mai stato scarso. E in generale questa premiere offre molti spunti interessanti su tutti e segnali che lo sviluppo orizzontale sarà più marcato che nella prima stagione. Il che è un bene, è il classico segnale positivo che tocca un procedural nella sua evoluzione. In meglio. E poi tanti dettagli, come il bicchiere posato da Shine sul bancone dopo aver lanciato la minaccia a Reid: è un pezzo che viene mosso e poggiato al suono “scacco al re” mentre rimbomba nell’aria come un tuono.

Fortunatamente Ripper Street è anche piaciuta a tanti inglesi, al punto da aver spinto immediatamente la BBC a lavorare su questa seconda stagione che a mio avviso è partita molto bene, seppur con tematiche un po’ libere, ma centrate e intense. Incalzante, prende lo spettatore e lo porta nelle turbolente strade dei quartieri Est della londra vittoriana, dove la legge è mantenuta a fatica. Onestamente, se siete fan delle serie dure e pure, tipo Deadwood, Boardwalk Empire, ecc… non perdetevi Ripper Street.

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