fbpx
Recensioni Serie TvSerie Tv

REVOLUTION: Recensione dell’episodio 1.20 – The Dark Tower

I finali di stagione possono essere deludenti. Ma in genere sono l’episodio che spara più in alto, giocandosi magari anche un buon numero di cartucce. Quelli “furbi”, in particolare, lavorano per farti maledire il tempo che ti separa dalla prossima stagione, con l’utilizzo più o meno eclatante del cliffhanger. Il finale della prima stagione di Revolution, “The Dark Tower”, rientra perfettamente in questa ultima categoria.

Devo ricordare come, nel passare di questa stagione, più volte, sia io che altre penne di questo portale, abbiamo espresso un certo sconcerto nei confronti di Revolution. Qualcosa non quadrava, mancava un certo mordente. E questo nonostante alcuni elementi assolutamente giusti e al loro posto, presenti anche in questo finale.

revolution-120-02Ad esempio abbiamo un buon soggetto fantascientifico, con tanto di scenario post apocalittico. Abbiamo i drammi umani classici: padre e figlio, madre e figlia, fratello e fratello, la morte della propria amata, la ricerca del parente in pericolo. Anche visivamente si presenta bene, con una fotografia quasi sempre ottima e capace di valorizzare gli scenari. Bella l’apertura di questo finale, con un sottofondo musicale country folk, decisamente a tema, viste le aree in cui si svolge la storia. Abbiamo infine una recitazione decisamente buona, in cui gli attori interpretano il copione che gli viene dato.

Il problema deve ricadere proprio sul copione, ovvero sulla scrittura della serie. Per buona parte di questa stagione i personaggi vagavano mediamente incacchiati per le lande delle pianure dell’est americano senza un senso chiaro di cosa stessero facendo. Le cose si sono via via fatte meno noiose approcciando verso gli ultimi episodi e il motivo è ovviamente lo stesso: i personaggi hanno un’urgenza più chiara e forte, rendendo lo sviluppo della trama più avvincente.

revolution-120-04La cosa interessante di questo finale è che vengono risolti solo in parte alcune relazioni, posticipando le altre risoluzioni alla seconda stagione. Nora muore, ed è un peccato vedere uscire di scena l’unica donna sana di mente del gruppo. Miles ovviamente non reagisce particolarmente bene. E nemmeno Charlie, che per questo trova una nuova rottura con la madre. Del resto non hanno mai avuto un gran rapporto, tenuto insieme con lo spago. E la morte di Nora diventa motivo per una nuova rottura.

revolution-120-03Ecco, da spettatore, le azioni di Rachel mi fanno uscire di testa. Se dovessi seriamente analizzare il personaggio direi che è dissociata e palesemente schizofrenica. Si pone degli “obiettivi assoluti” e guarda chiunque con quella faccia lessa e dice “devo farlo”. La gente ci prova a farle capire che non ha alcun senso. Lei fa un lieve sorriso, si gira, e va a fare quello che vuole. Ogni. Santa. Volta. Ormai è difficile sopportarla. Diciamo che se Rachel morisse, non lo troverei un gran danno. Anche perché abbiamo capito che Aaron può fare tutto e di più grazie al suo essere hyper-nerd.

Interessante e shakespereano il rapporto tra Tom e Jason. Padre e figlio. Non c’è conflitto più classico nelle tragedie. Trovo che il rapporto tra i due sia tratteggiato con una tensione perfetta. Tom è davvero un cattivo a tutti gli effetti, lo avevamo già capito, ma da quando è uscito dalle grazie di Monroe si è fatto notare per il bastardo che davvero è, non potendosi più nascondere dietro alla falsa giustificazione del “seguo degli ordini”. Anche la relazione tra Tom e Jason, come quella tra Rachel e Charlie, viene sospesa lasciando presagire una rottura catastrofica.

revolution-120-07Stesso identico discorso vale per Miles e Bass. Quanto testosterone in questa puntata. Si prendono a mazzate quasi senza sosta. Divertente quando Tom sbeffeggia Bass ammonendolo per la sua quasi erotica fissazione per Miles. Mi piace quando le serie si prendono in giro da sole. Comunque si finisce con un Monroe ormai in fuga da solo contro il mondo.

Tuttavia il vero punto di forza dell’episodio come degli ultimi 5/6 episodi, a mio avviso, sta nella fantapolitica post apocalittica. Federazione della Gerogia, Repubblica di Monroe, la Nazione delle Pianure, il Texas… è interessante vedere come gli stati, la politica e il governo della cosa pubblica possano trasformarsi in caso di un disastro globale. E poi arriva il finalone a sorpresa.

revolution-120-06Quella sagoma di Randall si fa saltare le cervella dopo aver lanciato due missili contro le capitali di Georgia e Pennsylvania, mettendo, presumibilmente, in ginocchio Federazione e Repubblica, lasciando così campo libero nientepopodimeno che al Mr. President, sir! L’idea di vederlo asserragliato in difesa a Guantanamo è davvero una chicca. Che ci sia un certo simbolismo dietro questa scelta? Il luogo più discusso dove l’etica umana di un governo è messa in discussione diventa l’unico luogo di salvezza per il governo stesso in caso di necessità? Forse c’è solo una certa ironia dietro tutto questo, così come quando Randall recupera la chiave digitale nascosta nel quadro con la foto di Bush Jr… l’immagine della faccia di Bush tirata contro l’angolo del tavolo non passa inosservata.

Ecco, queste cose, che poi sono dettagli e lo sfondo del tutto, in Revolution risultano più interessanti delle relazioni tra i personaggi. Non so perché. Sarà la regia, sarà lo stile, sarà quel che sarà, ma è così. A volte un’opera artistica non riesce e non si sa bene come mai. Per carità, questo finale di stagione è bello e ben fatto ed è riuscito sia ad emozionarmi (lacrimuccia quando Miles piange sopra il corpo di Nora, morta tra le sue braccia… almeno non è morta sola) che a galvanizzarmi nel finale. Adesso speriamo che per la seconda stagione facciano una bella serie di ragionate e riescano a dare una nuova spinta alla serie e renderla ancora più intensa.

Alessandro

Pianoforte a 9 anni, canto a 14, danza a 16 anni. Poi recitazione. Poi la scuola professionale di Regia Cinematografica. Poi l'Accademia di teatro di prosa. Anche grafica, comunicazione, eventi di spettacolo. Ma qui soprattutto un amore sconfinato per le serie tv americane e inglesi, con la loro capacità di essere le vere depositarie moderne della scrittura teatrale antica anglosassone.

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Back to top button