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Revolution: recensione dell’episodio 1.13 – The Song Remains the Same

Sono sei giorni che provo a scrivere questa recensione e ogni volta devo fermarmi e cancellare tutto. Partiamo proprio da qui: mi riesce difficile recensire Revolution. Come mai? Eppure non si tratta di una serie complessa. I suoi personaggi non sono particolarmente sfaccettati, la storia non pone dilemmi particolarmente profondi, la regia non propone punti di osservazione peculiari.

E allora, di nuovo, come mai tutta questa difficoltà? Evidentemente il motivo sta proprio nella sua incapacità di brillare particolarmente in qualsivoglia aspetto. Sia chiaro, la serie è ottimamente confezionata. Il livello della ripresa e della fotografia è assolutamente cinematografico, così come il lavoro su costumi, scenografie ed effetti speciali. Assolutamente perfetto.

revolution-113-02Però. Manca un qualcosa che emotivamente riesca a far fare alla serie un salto. Prendiamo la protagonista, Charlie (interpretata da Tracy Spiridakos). È sempre stata una figura femminile forte, dotata di sensibilità ed empatia, ma anche grande coraggio e sprezzo del pericolo. Una figura positiva, senza dubbio. Tutto questo fino a che il suo obiettivo era ritrovare il fratello rapito. Adesso che è morto, cosa la muove? Il bisogno di vendetta? Potrebbe essere anche una motivazione più forte di quella precedente (ritrovare il fratello), eppure non è ben espressa. Non si capisce chiaramente e quindi scatta il fattore noia. Non bastano gli occhioni azzurri.

revolution-113-04Lo stesso problema è presente nel personaggio di Miles (interpretato da Billy Burke). Sappiamo fin da subito che è un personaggio ruvido, scopriamo nel tempo che è stato braccio destro di Monroe, che si è spinto a livelli di crudeltà che forse gli altri protagonisti non osano nemmeno immaginare. E poi è passato contro Monroe. Ma adesso, nella nostra narrazione, cosa lo muove? Probabilmente possiamo ridurre anche lui alla vendetta contro Monroe. Ma se così fosse, allora perché non è ben delineata? Perché non c’è un’azione che tende sempre alla vendetta?

Quando si scrive, nell’ambito della sceneggiatura, quando non è chiara la “premessa” (come definita da Lajos Egri, una delle più grandi eminenze della scrittura drammaturgica moderna americana), ovvero il “dove vuole andare a parare la sceneggiatura”, tutto risulta noioso. Ecco. Questo è il vero problema di Revolution. Non ha una premessa chiara.

Si fa in quattro per raccontare uno scenario e un’ambientazione intrigante, e sicuramente ci è riuscita, almeno fino a quando, in questo episodio, scopriamo che il motivo per cui la corrente non c’è più è che il mondo è stato inondato da nanorobot che fluttuano nell’aria come un battere robotico, capaci di assorbire l’energia. Mi è sembrata una spiegazione davvero assurda. Per quanto in effetti forse realistica.

revolution-113-05Questo episodio, The Song Remains the Same, aveva in sé un potenziale straordinario. Tom Neville (interpretato da Giancarlo Esposito, già Gus in Breaking Bad e Sidney in Once Upon a Time) viene catturato dai nostri eroi e quindi si scatena una serie di confronti, tra lui e Miles, Rachel e addirittura il figlio di Tom, Jason. Peccato però che tutto scivoli via senza particolari picchi emotivi. Anche quando Tom, prevedibilmente, riesce a scappare e uccide il “reverendo”, al massimo si rimane a bocca aperta per mezzo secondo. Il che è poco per un buon colpo di scena.

revolution-113-03Certo, l’episodio è di quelli che portano molto avanti il plot orizzontale. Scopriamo come mai non c’è più l’energia, Tom rompe con Monroe e per poco non ci rimane, Randall traffica in materiale nucleare, il che fa pensare al tentativo di Monroe di creare ordigni nucleari, Rachel e Miles si baciano con passione, Rachel e Aaron partono per andare alla Tower e provare a riconquistare l’energia. Insomma, di materiale, per la mitologia della serie, ce n’è a bizzeffe. E c’è anche un certo lavoro sulle relazioni. Il rapporto madre figlia tra Rachel e Charlie, il rapporto tra nipote e zio tra Charlie e Miles, il rapporto padre figlio tra Tom e Jason. E ci sono anche un paio di chicche, come la battuta sulla boy band fatta a Jason da Miles oppure Tom che asolta Lionel Richie in macchina…

revolution-113-06Eppure continua a mancarmi qualcosa. Non so davvero trovare una motivazione più concreta della mancanza di una forte premessa nella serie. Qualcuno ha paragonato Julia, la moglie di Tom, a Lady Macbeth (rafforzato dall’immagine di Tom che dice al figlio “il suo sangue sarà sulle tue mani”). Eppure in Macbeth la premessa è chiara: “la sete di potere porta all’autodistruzione”. Forse Revolution è più vicina a serie come Falling Skies, dove la premessa è più chiara “l’amore per la famiglia vince ogni ostacolo”. O visto che parliamo di sentimenti di vendetta, in Revenge la premessa è “la sete di vendetta vince ogni ostacolo”. Al momento invece faccio fatica a trovare una premessa per Revolution.

Spero che con un po’ d’azione le cose possano attenuarsi. Ma continuo a pensare che manchi qualcosa a questo prodotto, che sta andando sicuramente bene e che è molto apprezzato anche in ambito nerd. Il mio commento però non può essere positivo. Mi limiterò a un neutrale voto intermedio, in attesa di ulteriori sviluppi.

Alessandro

Pianoforte a 9 anni, canto a 14, danza a 16 anni. Poi recitazione. Poi la scuola professionale di Regia Cinematografica. Poi l'Accademia di teatro di prosa. Anche grafica, comunicazione, eventi di spettacolo. Ma qui soprattutto un amore sconfinato per le serie tv americane e inglesi, con la loro capacità di essere le vere depositarie moderne della scrittura teatrale antica anglosassone.

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