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Recensioni Serie Tv

Revolution – 1.08 Ties That Bind

Finora, nelle mie tre recensioni a Revolution, sono sempre stato benevolo nei confronti della serie tv creata da Eric Kripke, considerandola una buona miscela tra intrattenimento e mistero. Mai considerata niente di trascendentale, questo è chiaro, ma a giro circolavano critiche a mio avviso troppo feroci e talvolta gratuite nei suoi confronti. Questa volta invece mi tocca non dico ricredermi ma fermare il mio moderato entusiasmo perché Ties That Bind è stato il primo vero episodio mediocre da quando è iniziata la stagione.

Cos’è che non ha funzionato in questo episodio? Sicuramente la scontata trappola tesa da Mia alla sorella Nora. Ricapitoliamo. Il gruppo si trova costretto ad attraversare un ponte per dirigersi in direzione di Philadelphia, dove Monroe ha come prigioniero il fratello di Charlie, ma prima c’è da fare i conti con la Milizia che presiede il ponte. Scoprono così che il perfido generale Strausser (l’unico uomo che incute terrore persino a Miles) tiene prigioniera Mia, la sorella di Nora. Per liberarla Strausser vuole due cose: Miles e il ciondolo capace di ripristinare l’elettricità. Liberata in un battibaleno e con estrema facilità, come a chiedere a Usain Bolt di fare i 100 metri in meno di quindici secondi, appare da subito sospetta l’insistenza con cui Mia dice alla sorella di seguirla in Texas per andare a riabbracciare il padre. Padre che, tramite i tre soporiferi flashback, sappiamo essere misteriosamente scomparso ma che probabilmente, e questo forse lo si scoprirà più avanti, è stato colui che ha ucciso la madre quando loro erano due bambine. La credulona di Nora ci casca e, dato un bacio appassionato a Miles, decide di seguire la sorella. Ma lo scherzo è bello solo quando dura poco ed ecco che Strausser svela la messinscena di Mia, cacciatrice di taglie a tempo pieno per la Milizia. I patti sono chiari: io ho lavorato per voi, ho sottratto il ciondolo a quel tontolone di Aaron, adesso lasciatemi libera di andare per i fatti miei.

Quel che succede a Philadelphia, nel centro decisionale della Repubblica di Monroe, è anche qui di poco conto, se non che la moglie del neo maggiore Tom Neville sa il fatto suo. Il figlio della coppia viene preso a calci e pugni dagli uomini di Sebastian Monroe perché quando ha avuto l’occasione di catturare Charlie la-bella-donzella-espressiva-come-un-ragno non l’ha fatto perché lui è molto sensibile al fascino delle giovani ragazze (sic!). Ma ecco che casca a fagiolo una delle serve della villa che casualmente (no, ma chi ci crede che l’ha fatto apposta?) ha avvertito una conversazione compromettente. In poche parole Faber, il braccio destro di Monroe, ha un figlio che da molti anni vige nella Resistenza e prepara un attacco a Monroe. Cosa ben più grave del non catturare le ragazze solo perché sono dolci e carine. Ed è ecco che la sciura Neville si prende due piccioni con un fava: la momentanea immunità del figlio dall’essere pestato e la riabilitazione del marito agli occhi di Monroe. Quando si dice che dietro a grandi uomini ci sono sempre grandi donne.

Ma il fulcro dell’episodio è ancora lui, il ciondolo. Nel giro di quaranta minuti è passato tra le mani di, nell’ordine: Aaron, Mia, Strausser, Monroe e Rachel. L’hanno voluta inserire nel cast la Mitchell e adesso, anche quando la sua presenza non è propriamente necessaria, per contratto (?), un certo minutaggio lo deve avere. Ma dicevamo del ciondolo. Ecco che, come nello scorso episodio, tornano in scena Grace e Randall che, non si sa come, ha il controllo del ciondolo (solo di quello?) e scopre che in questo momento si trova in mano alla Milizia. Dopodiché dice a Grace che va recuperato. Non sarà certo lui a scomodarsi ma Grace. L’episodio termina con la visione di una specie di hangar con tanti tubi che fanno uno strano rumore. Devo ammettere che non ho capito, è proprio il caso di dirlo, un tubo. Se qualcuno nei commenti alla recensione mi viene in soccorso ne sarei grato.

Tirando le somme di Ties That Bind, per restare nel titolo, non sono riuscito a creare un legame che mi abbia unito all’episodio così come è accaduto con i precedenti. Mancano solo altri due episodi prima della pausa di quattro mesi che Revolution si prenderà. Io continuo a dargli fiducia ma sono questi mezzi passi falsi che ‘macchiano’ una serie che invece, a fine stagione, può essere annoverata come una delle novità più piacevoli dell’anno.

Daniele Marseglia

Il cinema e le serie tv occupano gran parte della mia giornata. Nel tempo libero, vivo.

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