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Recensioni

Revolution – 1.02 Chained Heat

Il vantaggio che hanno le serie tv rispetto ai film è che se parti col piede sbagliato hai tempo di rifarti la settimana seguente con un nuovo episodio che ti permetta di aggiustare un po’ la rotta, ascolti permettendo. Potrebbe essere così anche per Revolution, chiamato subito a riscattarsi da un episodio pilota tutt’altro che esaltante e lasciandoci pieni di dubbi sul proseguimento della serie.

Pur essendo soltanto il secondo episodio, c’era particolare attesa per “Chained Heat” sia per il motivo sopra, sia perché, da giorni, sui principali social network, erano uscite delle indiscrezioni riguardo ad una grossa rivelazione presente nel finale dell’episodio. Chi l’ha visto sa di cosa si tratta e nel corso della recensione arriveremo anche a questo punto. 

L’episodio si apre con un’introduzione che probabilmente, anzi sicuramente ci porteremo dietro per tutti gli episodi della stagione. Il filmato introduttivo ci racconta in breve come sono andate le cose: un giorno come gli altri il pianeta Terra viene colpito da un blackout globale e da lì in poi sparirà ogni forma d’energia presente nel globo terrestre. Tutto smette di funzionare, persino i governi. A comandare ci penserà la Milizia, un (quasi) regime totalitario. Un’introduzione di questo genere è stato usata più volte da svariati telefilm. I primi che mi vengono in mente sono Battlestar Galactica (inchinatevi dinnanzi a questo nome, please), Alias (“Mi chiamo Sidney Bristow…” e bla bla bla), fino al più recente (e dimenticabile) Alcatraz.

Non aveva tutti torti Mr. Eric Kripke, creatore della serie, quando, nel luglio di quest’anno, al panel di Revolution al Comic-Con di San Diego disse che la serie ha molti elementi in comune con Il Signore degli Anelli di Peter Jackson. Ecco, molti elementi forse no ma uno in particolare lo si può subito notare in questo episodio e cioè il modo di narrare la storia. In “Chained Heat” vengono seguiti, ben equilibrati tra loro, tre storie filoni narrativi diversi tra loro.

La prima riguarda Miles lo “spaccatutto”, che lascia il gruppo partito per cercare il fratello di Charlie per andarsene per i fatti suoi alla ricerca di una fantomatica donna di nome Nora. La sua ricerca in solitaria non durerà per molto perché sua nipote Charlie, coraggiosa e ribelle come l’eroina dell’ultimo film della Pixar, si unirà a lui tempestandolo di domande su chi sia questa Nora che va cercando tra i boschi, per poi trovarla infiltrata come finta prigioniera ribelle della Milizia.

Già nello scorso episodio c’eravamo sorpresi per quanto i vari Chuck Norris, Jack Bauer e Stevan Segal non fossero niente in confronto allo Zio Miles e in questo episodio si continua su questa medesima strada, forse per sopperire alla totale mancanza di spessore che presenta questo personaggio. Facciamogli tirare calci e pugni a volontà e la gente si divertirà come matti. Stesso discorso, in un’ottica diversa, possiamo farlo con Charlie, a cui sono riservati i momenti nostalgia col passato ma peccato che ogni volta che apre bocca per dire qualcosa di interessante, ciò che esce fuori è soltanto un minestrone di retorica e luoghi comuni.

Rimasti soli, il nerd con la maglietta degli AC/DC e la biondina (Aaron e Maggie), dopo l’abbandono di Charlie e Miles, sono rimasti soli soletti con un iPhone scarico a fargli compagnia (Maggie lo tiene con sé perché all’interno ci sono le foto dei suoi figli) ma soprattutto con il misterioso oggetto (consegnato nel pilota da Ben ad Aaron prima di morire) capace di ripristinare l’energia. Le loro scene possiamo dire che sono le meno indolori di tutto l’episodio anche se finché avranno tra le mani questo oggetto le loro vicende saranno sempre da seguire con massima attenzione.

Le parti più convincenti dell’episodio, grazie ad un Giancarlo Esposito nettamente superiore rispetto al pilot, sono quelli riguardanti la Malizia. Da una parte abbiamo il capitano Tom Neville che detiene prigioniero l’asmatico fratello di Charlie, imbattutosi nel suo cammino in un uomo che detiene un fucile e una bandiera americana quando entrambe sono proibite dalle leggi in vigore nella Repubblica di Monroe. Tra i due si apre uno scontro a fuoco che vede coinvolto anche uno degli uomini di Neville. Gli ospedali sono un ricordo lontano e sbiadito nel tempo e un uomo in gravi condizioni può solo augurarsi una morte senza sofferenza. Ed è così che un’azione particolarmente complessa e delicata come quella dell’eutanasia diventa una pratica da sbrigare in breve tempo. Dall’altra parte vediamo finalmente in azione il Colonnello Sebastian Monroe, leader della Repubblica che porta il suo nome, un personaggio che ricorda certi nazisti visti in film come Bastardi Senza Gloria di Quentin Tarantino. Lo sgozzamento di questo episodio è soltanto l’antipasto di quello che ci potrà riservare il suo personaggio nel corso degli episodi, anche alla luce del colpo di scena finale, quando vediamo Monroe entrare nella sua abitazione dove si trova prigioniera (?) Rachel Matheson, la madre di Charlie data per morta. Sì, va bè, non ci credeva nessuno che prendessero un’attrice come Elisabeth Mitchell per farla recitare due minuti ad episodio nei flashback del passato. 

Consigliando ai registi dei vari episodi che si susseguiranno di evitare il più possibile i primi piani su certi attori, il secondo episodio di Revolution si riscatta parzialmente da un pessimo pilota. C’è stata molta più cura, come dicevo all’inizio, nel dare il giusto spazio a tutti, flashback compresi. Rimangono le incertezze in fase di scrittura di dialoghi e un cast di protagonisti non particolarmente all’altezza, mentre quello dei comprimari (Esposito, Mitchell e Lyons su tutti) risulta essere molto più convincente. Ma il pregio più grande di questo episodio è che un pizzico di fiducia in più sul proseguimento della storia Revolution è riuscito a trasmettermelo.

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