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Revenge: Recensione dell’episodio 2.15 – Retribution

Mettiamola così: Revenge è una soap opera. Una soap opera anche ben fatta, non c’è che dire, ma sempre di una soap opera si tratta, seppur inscritta all’interno di un discreto corpo tele-filmico. E non basta l’egregia regia di Helen Hunt a cambiare i connotati patinati che la storia presenta fin dai suoi albori.

E no, non parlerò del fratello-adottivo-spuntato-all’improvviso, anche se è l’esempio calzante di ciò che intendo. A questo punto non mi stupirei per niente, se a un certo punto arrivasse anche la-sorella-gemella-di-Amanda. Ma va beh. Veniamo all’episodio.

Revenge-215-eSe l’episodio in questione ha un pregio, è quello di apportare una novità sostanziale, qualcosa cui abbiamo assistito soltanto in rare occasioni, ma mai in modo tanto lampante: Emily perde il controllo. Nei primi minuti della puntata, le sue reazioni non hanno nulla a che fare con la freddezza che la nostra eroina ha sempre paventato, quando era impegnata (per giunta) a tenere le redini emotive di personaggi più umani e istintivi come Aiden o lo stesso Nolan in talune circostanze.

La morte di Amanda riapre vecchie ferite in Emily, che adesso sente parlare praticamente di se stessa attraverso i ricordi delle persone che hanno amato la sua versione fasulla. Amanda si spegne nella gioia di avere almeno avuto una famiglia (e una dimensione identitaria, per quanto fittizia), Emily sopravvive confinata nell’ombra anche più di prima. Quest’aspetto dell’episodio è perfettamente reso dall’abile regia della Hunt, che ci aveva promesso un’indagine più approfondita dei personaggi. Well done, Helen.

Revenge_215-dInsomma, ”Retribution” è un episodio che sembra tirare le somme di una stagione che – forse più della precedente – sembra aver perso a volte il suo focus principale, naturalmente caratterizzato dalla vendetta di Emily Thorne, l’unica vera Amanda Clarke, contro l’impero dei Grayson. La stessa Emily dichiara che sembra aver perso di vista il suo obiettivo perdendosi in quegli incidenti di percorso tanto prevedibili quanto ostacolanti rispetto allo scopo finale, e sembra decisa più che mai a rendere più decisivo il suo progetto di distruzione.

Il resto l’ho trovato alquanto frammentario e inconcludente, difetto che ho sempre ravvisato in questo serial: Padma e il riscatto di suo padre (odio questa storyline, la odio proprio), Charlotte e il suo essere sempre così insopportabilmente ingenua, Daniel e la sua indignazione inutile, Victoria la chioccia, Conrad e le sue trame diaboliche, Jack e la sua totale assenza di perspicacia.

Revenge_215-cA proposito di Jack, speravo che almeno stavolta riuscisse a fare due più due, invece niente, Jack, ma proprio niente, eh? Per non parlare della pessima performance attoriale di Nick Wechsler quando Jack viene a sapere della morte di Amanda… Con un sorriso, ho notato che la Hunt ha scelto di inquadrarlo solo in un successivo momento, scelta saggia anche questa: un cane di attore lo si può coprire solo con una regia intelligente!

Che dire? A quanto pare si torna alle origini, ma Emily adesso ha ben due persone da vendicare. Mi  sarebbe piaciuto, però, che il rapporto fra lei e Amanda fosse maggiormente approfondito perché sinceramente parlare della defunta come “una delle poche persone che ho veramente amato” mi è sembrato stucchevole e un tantino esagerato, considerando che al suo arrivo agli Hamptons, Emily la considerava poco più che una piantagrane.

Ma va bene così, a una soap che resta avvincente come poche altre cose, perdoniamo anche questa.Revenge_215-b

Ciononostante, non mi sento di andare oltre le tre stelle. Mi aspettavo decisamente di più da un episodio così decisivo per la storia e la psicologia dei personaggi.

Puoi fare molto di meglio, Revenge.

 

 

Antonio Manfuso

Scrittore in erba cresciuto a pane e Twin Peaks per poi trascorrere una spensierata adolescenza con Dawson's Creek e una gioventù variegata fra Prison Break e Lost. Nutre una malsana adorazione per Fringe e per i serial poco ortodossi come American Horror Story. Coltiva passioni europee come il vate Charlie Brooker.

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